Winston Churchill: un grande leader del XX secolo

Winston Leonard Spencer Churchill discendeva da una antica e nobile famiglia, un suo avo aveva vinto una battaglia di fondamentale importanza per la Gran Bretagna nel 1704, il suo destino era di fare il militare, invece tentò altre strade e da giovane si ritrovò come inviato di guerra in alcuni instabili paesi dell’Africa meridionale, dove rischiò addirittura di essere ucciso. Poi intraprese la strada politica, militò e cambiò schieramento politico senza problemi, passando due volte dai Conservatori ai Liberali fino a raggiungere cariche governative importanti. Allo scoppio della Prima Guerra mondiale venne nominato Primo Lord dell’Ammiragliato, (equivalente a Ministro della Marina) poi negli anni trenta dopo che alcune sconfitte che lo costrinsero ad una posizione defilata, fu tra i primi ad intuire della necessità di opporsi al dittatore tedesco Hitler schierandosi contro la politica attendista di Chamberlain. Il 13 maggio 1940 quando le forze tedesche erano ormai inarrestabili, (nei mesi precedenti i tedeschi avevano invaso la Polonia Danimarca e Norvegia e stavano per stravolgere le difese alleate), e la situazione della Gran Bretagna appariva disperata, divenne evidente che il debole governo britannico era ormai incapace di fronteggiare la situazione, a quel punto al re britannico Giorgio VI non rimase che la scelta di far intervenire l’uomo forte, Winston Leonard Spencer Churchill nella speranza di risollevare la Gran Bretagna da una “debacle” sicura. In realtà pochi lo ritenevano all’altezza di guidare l’Inghilterra, era un uomo sanguigno e imprevedibile, eppure i tre partiti esistenti allora nel Paese, Conservatori, Liberale e Laburisti, che in un primo momento erano contrari ad un suo ingresso, il 13 maggio 1940 lo pregarono di assumere la carica di Primo Ministro. Il 28 maggio in una piccola saletta del Parlamento inglese, il Gabinetto di Guerra inglese riunitosi in una drammatica seduta, con gli interlocutori avvolti in una nuvola di fumo per i tanti fumatori, ascoltarono Lord Halifax (che Churchill aveva nominato ministro degli Esteri), asserire che l’Italia si era fatta avanti per proporre una mediazione e arrivare ad un cessate il fuoco. Halifax pensava che era meglio riconoscere la sconfitta e accettare le trattative per salvare la vita di centinaia di migliaia di inglesi, ma Churchill si dimostrò subito contrario a negoziare con Hitler. Per quanto afflitto da un difetto di pronuncia, Churchill era un grandissimo oratore e scrittore, quando gli chiesero qual’era l’obiettivo della Gran Bretagna in guerra, rispose con “ Senza vittoria non c’è sopravvivenza”. Churchill riuscì a guidare in quegli anni difficili il suo paese con determinazione e veemenza, l’unico scopo che si prefiggeva era quello di vincere ad ogni costo, pertanto intuì quanto importante fosse l’intervento decisivo in guerra degli Stati Uniti, comprese per la prima volta il senso della Nato e la costituzione dell’Alleanza atlantica che contribuì anche in futuro a garantire gli equilibri mondiali. Churchill al fine di risollevare le sorti della guerra, sostenne con decisione i bombardamenti a tappeto sulle città tedesche e fu anche il diretto responsabile di uno dei più terribili bombardamenti della storia, quello di Dresda dell’11 febbraio 1945. Il grande statista e stratega non aveva simpatie per il comunismo, ma si alleò con Stalin solo per riuscire in collaborazione a battere Hitler, poi a fine conflitto. nonostante l’immenso prestigio acquisito, alle elezioni del 1945, non riuscì ad essere eletto ( le elezioni vennero vinte da Clement Attlee leader del partito laburista). Churchill si dimostrò sempre convinto delle sue idee e non aveva paura ad esprimerle, le donne a suo parere non potevano ricoprire incarichi importanti in politica, (perché difficilmente avvezze ai compromessi), ed era addirittura contrario al loro diritto di voto. In una circostanza al Bar della Camera dei Comuni la deputata Bessie Braddock lo accusò Lei è ubriaco, Churchill rispose, “signora io domani sarò sobrio lei continuerò a rimanere brutta”, dieci anni dopo, una volta che riottenne nuovamente la fiducia negli elettori, guidò il suo secondo governo dal 1951 al 1955 prima di ritirarsi definitivamente a vita privata, morì nel 1965 a 90 anni, al suo corteo funebre vi partecipò anche la regina Elisabetta e la sua cerimonia funebre pubblica venne seguita da 350 milioni di persone in tutto il mondo.
Rino R. Sortino

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