VITERBO – Sabato si è inaugurata la mostra dei tesori di S.Rosa

Conferenza

Una mostra importante quella che si va ad inaugurare sabato 2 e che durerà fino al 6 gennaio. Infatti una mostra sui tesori di Santa Rosa, tesori non tanto dal punto di vista economico, quanto spirituale ed artistico. Parliamo dell’evento che verrà inaugurato il prossimo 2 settembre, alle ore 11, presso il monastero di Santa Rosa, che aprirà per la prima volta al pubblico anche alcune zone restaurate dello stesso, come la sala del Refettorio. Un appuntamento importante, quindi, già presentato ieri a Roma, presso la Sovrintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e questa mattina a Viterbo, nella sala consiliare di Palazzo dei Priori, alla presenza della dott.ssa Alfonsina Russo, per la Sovintendenza, di suor Francesca, madre superiora delle suore Alcantarine, che gestiscono il monastero, del dott. Mario Brutti, presidente della Fondazione Carivit, che ha sostenuto parte dei restauri, del sindaco Leonardo Michelini, della vice Luisa Ciambella e dell’assessore alla Cultura, Antonio Delli Iaconi: “Parliamo di un tesoro prevalentemente spirituale che ha anche un grande valore artistico”. I ringraziamenti sono andati, quindi, alla dott.ssa Russo per gli interventi importanti apportati e per il grande lavoro di catalogazione realizzato, a Suor Fracesca, anima del monastero, al presidente della Fondazione Carivit, Brutti.

Ha esordito il sindaco Michelini: “E’ stata fatta per la prima volta un’opera di recupero di alcuni ambienti del monastero quale l’antico refettorio. Le lunette sono state recuperate questa estate. Il recupero poi di questo patrimonio conservato per tanti anni e che soltanto pochi conoscevano, possiamo ora metterlo in mostra a disposizione dei cittadini e dei turisti, grazie al contributo del Comune, della Fondazione Carivit e della Sovrintendenza. Tuttio ciò rientra in una valorizzazione più ampia. La stessa Santa Rosa è andata oltre le mura civiche e queste opere dimostrano l’importanza di questa Santa. Possiamo essere onorati di avere presenze che hanno fatto la differenza nel passato, come la nostra Santa”.

La parola è andata a suor Francesca che ha esordito dicendo: “E’ un sogno poter vedere questo refettorio restaurato. E’ stato come vedere un altro tassello che veniva messo, il tutto realizzato nel giro di 40 giorni. Noi suore Alcantarine sono due anni e mezzo che siamo a Viterbo, ci dicevano che c’erano tanti tesori da custodire, poi mi sono resa conto che il tesoro più grande è Santa Rosa, la sua presenza fisica per ciascun viterbese e pellegrino che si affaccia lì. Santa Rosa è da conoscere. Io non la conoscevo, poi mi sono documentata. Santa Rosa è una figura che si è fidata di Dio, che non ha avuto paura di prendere in mano il Crocifisso ed andare per la città a predicare la pace. Santa Rosa desiderava farsi monaca, ma era povera, malata e scomoda però era una donna rivoluzionaria. Giovane, laica, propagandistica, per questo è stata scelta per rappresentare i giovani dell’azione cattolica. Ci sentiamo tanto onorate, quindi, di custodire questo tesoro e permettere l’accesso a questa mostra”. Suor Francesca ha poi chiesto che si possa restaurare anche la sala superiore delle Colonne del ‘400.

I dettagli della mostra sono stati illustrati dalla dott.ssa Russo che ha subito risposto alla richiesta di suor Francesca, ricordando come sia stato richiesto il finanziamento nella programmazione 2017 per restaurare anche la sala delle Colonne: “Questa mostra è un miracolo perchè realizzata in pochi giorni, ad agosto, a casa editrice chiusa e nonostante ciò è stato realizzato anche

un importante catalogo. I lavori di restauro del refettorio sono stati completati nel giro di due mesi e consegnati il 24 agosto scorso. L’altro miracolo è la sinergia intercorsa tra le istituzioni, che non è affatto cosa scontata. Un rigraziamento va anche al Centro studi di Santa Rosa, oltre che alla Fondazione Carivit.

La mostra è importante perchè per la prima volta apre al pubblico ambienti non visibili ai turisti e cittadini. La mostra si articola lungo il corridoio che lambisce l’urna di Santa Rosa e porta al refettorio ed al chiostro. Si vuole ricostruire la storia del monastero, le sue opere d’arte. Si articola in quattro aree tematiche: l’antico monastero e la sua decorazione; la vita di Santa Rosa e la sua canonizzazione; le monache di Santa Rosa e la vita nel monastero; la devozione popolare e gli ex voto. Si disegna così, intorno al chiostro, un percorso che esalta sia il valore storico artistico e etnoantropologico dei singoli pezzi sia l’aspetto spirituale del luogo che li ospita. A partire dalla teca contenente il corpo della santa, gli ambienti della mostra svelano via via dipinti di particolare interesse storico artistico come quelli restaurati appositamente per l’esposizione: la quattrocentesca Madonna del Latte dipinta su una tegola e un olio su tela del XVI secolo raffigurante Sant’Orsola; il bozzetto di Marco Benefial (gentilmente concesso da Intesa San Paolo) con La prova del fuoco; riproduzioni degli acquerelli secenteschi del Sabatini con la storia della Santa, dipinta a metà del Quattrocento da Benozzo Gozzoli nell’antica chiesa andata distrutta; e ancora i preziosi documenti relativi alla santificazione: il manoscritto del 1457 contenente il processo di canonizzazione e le cosiddette Lettere patenti di 13 comunità limitrofe che lo sostenevano. Ogni lettera è munita di sigillo e si ritiene che siano i sigilli più antichi (1457) finora noti per quei comuni.

Nella sala del refettorio, dove i dipinti murali appena restaurati consentono di calarsi nella vita del monastero, sono esposti gli antichi “Abadessati”, documenti conventuali che testimoniano i periodi delle varie Badesse; ceramiche antiche ed elaborate oreficerie. Alcune ceramiche recano il nome per esteso della monaca che, messo in relazione con i nomi presenti nei registri dei Capitoli, ha permesso di attribuire con esattezza l’oggetto alla religiosa e di ricostruire uno spaccato della storia del monastero compreso tra la fine del XVI e il XVIII secolo; infine gli ex voto, esposti anche virtualmente grazie alla nuova postazione multimediale, testimoniano la devozione popolare verso la Santa.
La mostra quindi, a partire dai restauri eseguiti grazie al prezioso contributo della Fondazione Carivit, diventa un’opportunità di godimento delle opere d’arte e di ispirazione per la fede e la spiritualità”.
Il presidente della Fondazione Carivit Brutti ha spiegato come la Fondazione abbia fatto la scelta di sostenere questa iniziativa tra le tante in quanto quest’ultima corrisponde di più al dna della Fondazione. “Si tratta di una mostra particolarmente pregevole”

La vice sindaco Ciambella ha ricordato come l’amministrazione comunale persegua questo scopo di mostrare i tesori di Santa Rosa da sempre: “Questo è un momento storico per noi  Ringrazio per questo la Sovrintendenza e la Fondazione Carivit. Santa Rosa è andata oltre le mura e la potenza del suo messaggio da laica ancora prima che da religiosa è ancora attuale. A noi interessava far conoscere questo messaggio alle nuove generazioni, tanto che la mostra sarà aperta alle scolaresche di tutta la provincia. Un altro auspicio che portiamo avanti è quello di far divenire questa una mostra permamente”.
Un giro all’interno della mostra subito dopo la conferenza stampa, concesso in anteprima alla stampa, sotto la guida di Eleonora Rava del Centro studi Santa Rosa e Giannino Tiziani, curatore della sezione dei dipinti della mostra, ha permesso di toccare con mano il lavoro prezioso realizzato in tempi record per portare a nuova vita opere d’arte veramente pregevoli, ma anche oggetti di vita monastica, come ceramiche, piatti ed ex voto particolari come un lampadario di un vescovo dell’America Latina ed una navicella in avorio, che fanno comprendere quanto il culto per la Santa fosse già a quel tempo andato oltre le mura viterbesi.

Info:
Mostra: 2 settembre 2017-6 gennaio 2018
Orario: 9.30-12.30; 15.30-20 (fino al 13 settembre) dal 14 settembre 15.30-19.00
Tel.: 0761 342887
e-mail: monasterosantarosa@alice.it www.sabap-rm-met.beniculturali.it

 

 

 

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