Il villipendio del cadavere di Pamela Mastropietro

Pamela Mastropietro

Non si è accontentato solo di smembrarla dopo averla uccisa, addirittura dal rilevamento del cadavere mancano sia le viscere che il cuore della ragazza e tutto fa pensare che sono stati presi per qualche rito vodoo usando queste parti anatomiche della ragazza. Per cui al nigeriano  C’è anche il vilipendio di cadavere tra le ipotesi di reato a carico di  sospettato dell’omicidio di Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale. Il corpo della 18enne romana, allontanatasi da una comunità di Corridonia, è stato trovato smembrato e chiuso in due trolley nelle campagne del Maceratese. Adesso il sospetto che si sia consumato un rito tribale nella casa di via Spalato, dove abitava il nigeriano. Dai primi riscontri è emerso che il cadavere della ragazza sarebbe stato martorizzato, prima di essere smembrato. Sono state trovate infatti delle ferite sugli arti tranciati. Per cancellare le tracce del suo dna, l’assassino ha sciacquato minuziosamente le membra con la candeggina. Ma c’è un particolare ancora più agghiacciante. Mancano le viscere della vittima, nel trolley dove sono stati trovati i resti di Pamela non c’erano. E non si trova neppure il cuore, come ha riferito il quotidiano Il Tempo. Per gli inquirenti non si tratterebbe di una coincidenza: c’è il sospetto che nella casa degli orrori si sia consumato un rito voodoo. Per essere certi di questa nuova ipotesi bisogna attendere gli esiti dell’autopsia, che aiuterà a comprendere se Pamela è stata fatta a pezzi quando era ancora viva o già da morta. I vicini del nigeriano, però, hanno riferito di non aver sentito urla provenire dall’appartamento di Innocent. L’autopsia sul corpo di Pamela Mastropietro, già effettuata dal medico legale Antonio Tombolini a Macerata, non ha chiarito le cause della morte: se ne saprà di più con i risultati degli esami tossicologici. L’esame autoptico non avrebbe rilevato segni evidenti di violenza sessuale. Sul coinvolgimento di Oseghale le prove sono inoppugnabili. A parte i vestiti sporchi di sangue di Pamela trovati nell’appartamento di Via Spalato 124 a Macerata dove l’uomo viveva , ci sono le immagini delle telecamere della farmacia che inquadrano la ragazza mentre cammina seguita a breve distanza dall’immigrato. In quella farmacia, Pamela – fuggita dalla comunità terapeutica dove era ospite da alcuni mesi, nel tentativo di disintossicarsi dalla sua tossicodipendenza – era entrata per acquistare una siringa che evidentemente le serviva per iniettarsi la droga che – come ipotizza la Repubblica – Oseghale, uno degli spacciatori nigeriani attivi nella piazza di Macerata, le avrebbe procurato. Presumibilmente la 18enne per drogarsi ha seguito l’uomo nell’appartamento di via Spalato, dove sono stati trovati lo scontrino della farmacia e la siringa. Resta da capire come, dalla cessione di una dose di droga, si sia arrivati al tragico epilogo. A inchiodare Innocent Oseghale c’è anche la testimonianza resa volontariamente da un cittadino straniero, estraneo ai fatti, prima alla Polizia e poi ai Carabinieri del Comando provinciale di Macerata, che ha detto di avere visto il nigeriano nella tarda serata del 30 gennaio in possesso delle valigie contenenti i resti di Pamela e nei pressi del luogo dove i bagagli sono stati gettati, in un fossato nelle campagne di Pollenza.
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