Veneto banca: da Bettega a Ferrarini e Lotto ecco la lista dei cento debitori

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Sono colpevoli di diversi reati in ambito finanziario e seguito del crack della Veneto Banca:  ostacolo alle attività di vigilanza di Bankitalia e della Consob e aggiotaggio. Per questi reati, a seconda delle singole posizioni, rischiano di finire sotto processo a Roma undici tra ex responsabili di Veneto Banca e altri manager coinvolti in un’inchiesta sul tracollo finanziario dell’istituto di credito. Intanto la Commissione parlamentare ha acquisito l’elenco dei clienti che tra il 2012 e il 2017 e grazie a trattamenti particolari da parte degli amministratori hanno contribuito a vuotare le casse dell’istituto di credito. Il Corriere della Sera ha pubblicato la lista dei cento grandi debitori della Veneto Banca. Tra questi c’è il Gruppo Statuto, proprietario di alberghi che nel dicembre 2016 ha ottenuto oltre 77 milioni di euro. Poi Boscolo Hotels (circa 22 milioni di euro ottenuti nel dicembre 2016), Maritalia (novembre del 2015 ha ottenuto 14 milioni). Nell’elenco spiccano poi il gruppo Bialetti (13 milioni e mezzo), il Gruppo Ferrarini (noto per i prodotti alimentari), la famosa società Lotto Sport Italia (abbigliamento sportivo). C’è poi il Gruppo Bettega, che fa capo all’ex calciatore e dirigente della Juve Roberto Bettega, che ha incassato 17 milioni e 800mila euro nel dicembre 2016. E ancora il Gruppo Stefanel, e Terra Gallurese, società che fa capo ad Alfonso Dolce fratello dello stilista Domenico. Intanto va avanti il procedimento giudiziario per la falsa rappresentazione a Banca d’Italia e Consob della reale situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Veneto Banca nel periodo 2012-2014. Tra gli imputati l’ex Ad dell’istituto di credito Vincenzo Consoli, l’ex presidente Flavio Trinca, Stefano Bertolo, responsabile della direzione centrale amministrazione dal 2008 al 2014, Flavio Marcolin, ex responsabile degli affari societari e legali, Pietro D’Agui’, un lungo periodo al vertice di Banca Intermobiliare, Gianclaudio Giovannone, titolare della Mava SS, Mosè Fagiani, responsabile commerciale dal 2010 al dicembre 2014, e Massimo Lembo, all’epoca capo della Direzione Compliance. Gli inquirenti hanno anche accertato che nel 2012 fu omesso di decurtare dal patrimonio di vigilanza della banca l’importo delle obbligazioni di Classe Ter 1 sottoscritte dalla società Mava; nel 2013 la decurtazione omessa, per la procura, fu non inferiore a 349 milioni di euro ed era “correlato al valore di azioni proprie cedute a terzi previo finanziamento concesso allo scopo ed alle perdite su crediti“. Al solo Consoli è anche contestato di aver ostacolato l’esercizio delle funzioni di vigilanza “in sede di richiesta di autorizzazione e di successiva attuazione all’operazione straordinaria di aumento del capitale sociale per un controvalore di 474 milioni di euro“. Nel quadro degli accertamenti è emerso anche il maldestro artificio finalizzato a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni di Veneto Banca, strumento finanziario non quotato” che “transitavano da un valore di 21,25 euro nel 2004 ad un valore di 40,75 euro nel 2013 e che venivano poi rivalutate in sede di liquidazione dei soci in recesso (dicembre 2015) per un valore di 7,3 euro”. Per questa vicenda i pm hanno configurato il reato di aggiotaggio nei confronti di Consoli, di Trinca, di Diego Xausa e Michele Stiz, questi ultimi componenti del collegio sindacale nel 2014.

 

 

 

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