Un prete romano: Don Luigi di Liegro – seconda parte

Pio XII
Concilio Vaticano II
Il cardinale Micara
Don Luigi Di Liegro in Vicariato
Don Luigi Di Liegro
Il cardinale Dell’Acqua
Sgombero Cattedrale di Parma
Don Luigi Di Liegro
Mons. Bartoletti
Intervista a Roma
Appartamento Piazza Poli di Don Di Liegro
Icona jesus Chist Superstar

La storia del sacerdote Di Liegro, ormai a Roma da anni, ma pur sempre nativo delle terre del Sud Pontino, di Gaeta continua arrivando al 1958 quando muore Pio XII e viene eletto papa Giovanni XXIII. Al papa don De Luca, prete romano, definiva un bassorilievo assiro, succede il papa del Concilio. Aria nuova anche a Roma: papa Giovanni vuole essere Vescovo di Roma e lo fa capire, il Tevere diventa più largo. La strategia di Amintore Fanfani e il pensiero di Aldo Moro per una apertura a sinistra smette di essere una bestemmia. E sopratutto il Vaticano II che spazza la Chiesa come il vento di Pentecoste e nel quale il servizio dell’uomo in quanto tale viene riscoperto come parte non censurabile del Vangelo. Testimonianza: “Il Concilio l’avevamo vissuto sulla nostra pelle perché eravamo stati formati secondo il vecchio cliché, poi ci siamo rifatti la cultura.” Nella Roma del Vaticano II la pastorale cittadina rispondeva ancora al cardinal Micara, un conservatore che galleggia su un clero che cambiava. Ma forse non sapeva, o non volle sapere, che ci sono giovani preti che partivano in Lambretta dai più austeri collegi per andare a celebrare la Messa nella periferia baraccata. O se lo aveva saputo, non aveva creato problemi. Testimonianza: ” Mons. Giaquinta chiese al Cardinal vicario, sempre Clemente Micara, di chiamare Don Luigi Di Liegro, vice parroco anche della parrocchia di San Leone, come collaboratore in Vicariato; perché nel cuore, nella mente di questo sacerdote, evidentemente molto più grande di noi, nostro superiore, cominciava a maturare l’idea di dare un volto nuovo alla azione di governo pastorale del Vicariato.” Mentre il Concilio era alla conclusione, Don Luigi Di Liegro entrava nella macchina di questo Vicariato: diventa un prete importante, forse potente, capo dell’Ufficio Pastorale della Diocesi di Roma. A quel tempo aveva  36 anni,  pieno di passione per i poveri ed una attenzione alle nuove forme che la povertà stava assumendo nella società dei consumi. Testimonianza: “ Don Luigi conosce benissimo la città, le parrocchie, tutte le attività, le enormi differenze che ci sono in una città come Roma. Conoscendo tutta l’attività pastorale, comincia a pensare che sia il caso di dividere in grandi settori la stessa diocesi e la città di Roma per meglio operare pastoralmente. “ Altra testimonianza: ” E’ stato lui a suggerire al cardinale vicario la distribuzione dei cinque settori, anche perché Roma era diventata una città non di sette/ottocentomila abitanti ma di tre milioni di abitanti.” Nel 1967 e la ricezione del Concilio si è mostrata più vivace e turbolenta del previsto e mentre stava incubando l’anno più fatidico del secondo Novecento, Don Luigi aveva accettato un incarico aggiuntivo dalla Curia che continua a radicarlo nella città più di ogni altro, diventando rettore dell’Oratorio del Santissimo Sacramento a Piazza Poli, vicino a Via del Tritone, ricevendo un appartamento dove abiterà fino alla sua morte. Finiva l’era di Micara e Paolo VI faceva una scelta audace: ha preso il più esperto e aperto degli uomini di Curia, Angelo Dell’Acqua, e lo nominava Vicario di Roma. Dell’Acqua era in diplomazia dagli anni ’30, aveva tenuto i rapporti con la DC di De Gasperi e Dossetti, aveva seguito la prima ostpolitik vaticana di Mons. Casaroli, e nessuno, forse nemmeno lui, sapeva se si trattava di una promozione o di una punizione, ma aveva portato uno stile di fiducia e di ricerca. Per don Di Liegro la nomina di Dall’Acqua voleva dire continuare i progetti pastorali sulla diocesi, allargare la sua rete ai servizi del turismo, ai disabili, a quelli che prima di Basaglia si chiamano i matti.  La canzone di Lucio Dalla Le rondini: Vorrei entrare dentro i fili di una radio. E volare sopra i tetti delle città. Incontrare le espressioni dialettali. Mescolarmi con l’odore del caffè. Fermarmi sul naso dei vecchi mentre leggono i giornali. E con la polvere dei sogni volare e volare. Al fresco delle stelle, anche più in là….  Testimonianza: “Noi siamo figli del ’68 cattolico, perché bisogna distinguere che c’è un ’68 e un ’68.” Non si stava nel 1968 ma era il 1968, quello degli studenti e degli operai, della Francia e dei suoi miti, della Chiesa che vede i poliziotti entrare e sgombrare la Cattedrale di Parma occupata dai ragazzi cattolici che contestano i soldi donati dalla Cassa di Risparmio. Un fermento che ha creato solidarietà, allarmi,  nuove esperienze che ritengono l’Azione Cattolica vecchia e piatta. Gioventù Studentesca, Comunione e Liberazione, la Comunità di Sant’Egidio, le Comunità di Base o le esperienze Neocatecumenali, la nebulosa dei Carismatici, i nuovi monasteri, tutto ribolliva e faceva affiorare pezzi di realtà inattesi. Testimonianza: “Avevamo auspicato anche all’interno della Chiesa un cambiamento di mentalità e di stile. E per quanto ci è stato possibile c’è l’abbiamo portato.” Don Luigi non era un’ intellettuale, dicevano gli amici con un sorrisetto i nemici, ma sapeva studiare i problemi. Nel 1969 lanciò con il gruppo di Sociologia Religiosa della Gregoriana l’indagine sulla religiosità dei romani. Il risultato risultò sconvolgente: le appartenenze erano nominali, la cultura religiosa nulla, la finzione della comunità spesso clientelare o peggio. Testimonianza. “Don Luigi è diventato tra i giovani il collaboratore più vicino al  Cardinale Dell’Acqua.” Nel 1972 il Cardinal Vicario affidò a Don Di Liegro il Centro Pastorale di Animazione della Comunità Cristiana e Servizi Socio Caritativi della Diocesi di Roma. E’ l’anno in cui Paolo Vi scelse Enrico Bartoletti come Segretario della CEI per dare una chiesa italiana  al paese cattolico che non c’è più. Testimonianza di Mons. Bartoletti: ” La prima è più grave difficoltà che la Chiesa affronta in questo momento è la crisi di fede, la crisi cioè dell’accettazione del contenuto oggettivo della fede.” Nella instabilità si notava la purezza: nel 1972 un inchiesta sospetta che in alcune istituzioni religiose ci sia stata negligenza nella cura di piccoli ospiti e forse qualcosa di peggio. Testimonianza di Don Di Liegro: “Naturalmente  tutti i giornali parlavano di questo evento, i risultati di questa ricerca misero in risalto alcune disfunzioni ma sopratutto di tipo teologico – pastorale.”  Il Cardinal Dell’Acqua e Mons. Di Liegro scartarono l’idea di troncare o sopire, ma invece la Diocesi del Papa poteva fare altro, doveva fare altro, una riflessione sincera e comune, una occasione per poter riflettere sui mali di Roma  davanti a tutti, in pubblico, in un convegno. Lucio Dalla con la canzone Come è profondo il mare:  Siamo noi, siamo in tanti. Ci nascondiamo di notte Per paura degli automobilisti  Dei linotipisti  Siamo i gatti neri  Siamo i pessimisti  Siamo i cattivi pensieri  E non abbiamo da mangiare  Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare ….”
Ma il convegno si terrà solo nel 1974, dal 12 a l 15 febbraio, quando al posto di Dell’Acqua è giunto il novarese Ugo Poletti. Era la vigilia del referendum sul divorzio, in un clima teso di repulisti che in Vicariato risparmia solamente pochissimi preti, uno era Di Liegro. Testimonianza: ” Il vero cambiamento del Vicariato è stato il 1973 quando Mons. Poletti, vice gerente, è diventato Cardinale, perché ha continuato a fare da vicario quello che faceva da vice gerente, cioé una animazione pastorale capillare ed aderente ai bisogni e fedele al Concilio, questa è stata. E Don  Luigi è stato lo strumento, direi il primo privilegiato per questo cambiamento.” Altra testimonianza: “Non credo che i laici avrebbero potuto mai inventare una cosa di questo genere, però quando la Chiesa li chiama è una novità straordinaria per poter andare in una sede ufficiale della Chiesa, convocati dal Vescovo, ognuno a dire le sue cose, il suo modo di vedere la Chiesa, cioè in altri tempi si sarebbe fatto un convegno sulla Dottrina Sociale della Chiesa. Invece il convegno chiama la città, i cristiani,  5000 persone, le commissioni, discussioni.” Intervista dell’epoca: ” Una città che ha mali così profondi con meccanismi di regressione che sono legati alla struttura economico e sociale della città stessa non viene risolta questa città attraverso un intervento di tipo più o meno dittatoriale, va risolta attraverso una più lenta maturazione e non tanto di delegarla ad un messianico operatore di giustizia e di buona regolazione della vita della città.”  Il convegno su ” La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità della Diocesi di Roma” testimoniava una capacità di parola straordinaria, documentava che esisteva un dibattito interno imprevisto e una capacità di critica che non risparmiava la DC, anzi. Testimonianza. “ Non si tratta più di sapere quanta gente professa, quanta gente segue le pratiche religiose, ma serve sapere quanta gente è povera, come la gente vive a Roma, cosa si può fare per migliorare la sua condizione. Questo fu il convegno.” Altra testimonianza: “ Un enorme denuncia contro la politica romana, dettaglio non insignificante, una politica retta da una Giunta che è della Democrazia Cristiana, che non è un dettaglio perché si finisce di dire a Don Luigi che sta facendo la guerra contro la Democrazia Cristiana.” Ancora un’altra testimonianza. ” Non era soltanto la società civile a mancare di risposte alle esigenze di carità della città, ma era anche la società ecclesiale.” Ancora Lucio Dalla con la canzone La Sera dei Miracoli: È la sera dei miracoli fai attenzione. Qualcuno nei vicoli di Roma. Con la bocca fa a pezzi una canzone. È la sera dei cani che parlano tra di loro. Della luna che sta per cadere. E la gente corre nelle piazze per andare a vedere….” Testimonianza: “Nel Vicariato credo che il Convegno fondamentalmente sia stato accolto, in Vaticano non tanto, nella Segreteria guardato un pò con sospetto la Democrazia Cristiana sappiamo, ecc. Dal Palazzo con molta, molta perplessità e addirittura con qualche forma di ostruzionismo, ecco,  e questo gli ha nuociuto molto. E Don Luigi sarebbe diventato un grande e bravissimo vescovo.” A casa sua, a Piazza Poli, dormono barboni e miserabili. Si occupava ancora di pellegrinaggi, dei giovani ai quali offre la poesia evangelica di Jesus Christ Superstar, ma diventò anche il prete di Giano d’Acilia, agglomerato di case abusive senza acqua, senza fogne, dove l’emarginazione è madre di ogni violenza fatta e subita.

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