UN DOCUMENTO DEL PD DI FORMIA RELATIVO ALL’ORGANIZZAZIONE DEL PIANO REGOLATORE

Stazione ferroviaria Formia - Gaeta
Stazione ferroviaria Formia – Gaeta

Il circolo Diana- Piancastelli del PD formi ano ha redatto un  documento relativo alla storia urbanistica di Formia, ed ecco che volentieri lo si pubblica dal titolo Formia Città Impersonale

Formia città impersonale

Nel 1914 ebbe iniziò la costruzione della ferrovia Roma – Napoli. Da Formia in direzione Napoli veniva allargata la trincea della Sparanise – Gaeta. In direzione Roma le opere verranno realizzate seguendo il  percorso della Sparanise Gaeta fino allo sfiocco dei cosiddetti “XXV ponti”. Nel 1922, con l’inaugurazione del tratto Roma-Napoli, la città assumeva eccezionale rilevanza per il comprensorio del Golfo di Gaeta e le isole. Formia ebbe un incremento della popolazione dell’11,4 nel 1921 e nel 1931 del 14,4, passando dai 12.305 del 1911 ai 15.678 del 1931. Ciononostante nel 1936, date le condizioni economiche non floride, molti giovani emigrarono in Africa orientale (Eritrea). La guerra del ‘40 produsse gravissimi danni ma, negli anni ’50, la città fu ricostruita e tornò a crescere con l’industria, l’agricoltura, il commercio ed il turismo. Nel 1961 Formia raggiungeva i 20.528 abitanti. Con l’esaurimento del ciclo industriale (D’Agostino – Salid – Pastifici) ci fu un’impetuosa crescita dell’edilizia che nel ventennio 1970 – 1990, portò alla nascita dei nuovi quartieri di San Giulio-San Pietro e Gianola. Fu solo nel 1980, con un intervento commissariale della Regione Lazio, che Formia fu dotata di un Piano Regolatore Generale. Quel piano, a distanza di 35 anni, è ancora vigente. Negli anni ’70 ed ’80 e nella metà dei ’90, anche sotto la spinta dei condoni edilizi del 1983 e del 1993 fu l’edilizia a trainare l’economia non senza creare profondi squilibri tra il costruito ed i servizi che restavano gravemente deficitari. Il suolo, in un territorio al 73% caratterizzato di colline e montagne su complessivi 74,17 km2, fu consumato senza risparmio. Fenomeni speculativi ci hanno consegnato quartieri congesti, privi di servizi e di adeguata viabilità con un’intensa edificazione sulla fascia costiera che da sempre rappresentava l’elemento di maggior pregio della città (30% del territorio). Dopo la costa venne il turno delle colline, anche in posti impervi (Santa Maria La Noce – Costamezza – Via Gramsci – Maranola – Redentore). Il gap con i servizi (fogne – strade – regimentazione delle acque) si aggravò. La realizzazione e l’entrata in servizio della Litoranea agli inizi degli anni ’60 parve aver risolto il problema della viabilità in quanto consentiva lo scorrimento del traffico di breve e lunga percorrenza (in alternativa alla via Vitruvio). La Litoranea separò Formia dal mare segnandola profondamente. La strada oggi è una vera e propria barriera, pericolosa per l’attraversamento pedonale, percorsa da mezzi pesanti, ingolfata soprattutto in estate, fonte di inquinamento in un tratto di massimo pregio per la città. Formia si è andata sempre più caratterizzando come una città di attraversamento (passaggio) perdendo la connotazione di soggiorno climatico ideale e di alto pregio paesaggistico.

 Boom economico e demografico

Dalla fine degli anni ’50 la città iniziò a crescere a ritmi vertiginosi. Dal 1961 al 1971 ci fu un incremento del 16,1 % e la città raggiunse i 23.827 abitanti. Nel 1981 l’incremento segnò + 27,6 % e si raggiunsero i 30.399 abitanti. In 10 anni Formia era cresciuta di 7000 nuovi residenti. Nel 1991 l’incremento fu ancora del 15% arrivando ai 34.957 abitanti. Era il segno di una città economicamente e socialmente attrattiva che favorì una migrazione interna soprattutto dalla vicina Campania. Quali furono i cambiamenti e le conseguenze di quella crescita impetuosa e come cambiò la città sotto il profilo economico, sociale, culturale e civico non è dato sapere. E’ interessante conoscere uno studio realizzato recentemente da alcuni ricercatori di “Banca Italia” relativamente ai cambiamenti avvenuti nel nostro territorio nel 1927 quando si passò dalla provincia di Caserta (“Terra di Lavoro” – Campania) a quella di Latina (Regione Lazio). Il confine della Regione Lazio fu spostato 40 km. a sud, fino al fiume Garigliano (vedi note aggiuntive finali alla chiamata 1).   Fenomeni migratori e cambio di amministrazione regionale incidono fortemente sulle caratteristiche del territorio e della popolazione. Fu proprio tra gli anni ’70 e il primo quinquennio degli anni 2000 che l’edilizia raggiunse il massimo d’espansione. D’altra parte, come già detto, ci furono ben tre condoni edilizi (1983 – 1993 – 2003) che alimentarono l’edilizia producendo anche abusivismo e speculazione edilizia con notevole consumo di suolo. Si giunse così dai 20.528 abitanti del 1961 ai 34.895 del 2001. In 40 anni la popolazione residente è quasi raddoppiata. Nel 2011 siamo arrivati a poco più di 38 mila abitanti. Negli ultimi anni l’incremento è finito tant’è che nel 2014, per la prima volta nella storia della città, c’è stato un decremento. I dati si riferiscono alla natimortalità (saldo nascite e morti) e al saldo immigrazione – emigrazione. Secondo le previsioni del Prof. Nicola Accocella, che ha curato la relazione socio-economica del nuovo PRG, nel 2025 la città di Formia dovrebbe avere poco più di 38 mila abitanti. Dunque la città non cresce più ai ritmi dei decenni precedenti. Nel frattempo l’economia della città, finito il tempo dell’industria, ridotta l’agricoltura, esaurita l’edilizia ad alto consumo di suolo, resiste con affanno attraverso il commercio, l’artigianato, servizi e turismo. La crisi strutturale del Paese finisce per rendere ancor più grave la situazione. Formia si ritrova con un enorme patrimonio immobiliare, spesso infruttuoso, per il quale è stato sacrificato molto suolo accentuando ancor più una connotazione di passaggio e non di soggiorno.

 

Formia città con personalità

Appare elementare la considerazione secondo cui il rilancio della città passa attraverso la sua riqualificazione (e rivalutazione ambientale) quale presupposto per l’incremento del turismo che resta il substrato decisivo per i commerci e l’artigianato. Dunque Formia deve riprendere le caratteristiche favorevoli al soggiorno che si avvale del mare, delle colline e della montagna. Ciò presuppone una sterzata nella cultura, nei modi di vivere, e nell’uso del territorio da parte dei suoi cittadini e della sua classe dirigente. E’ giunto il momento di governare il territorio arricchendone e utilizzandone le potenzialità mediante infrastrutture nuove e moderne, riconvertendo aree degradate o inutilizzate, evitando ulteriore consumo di suolo, utilizzando diversamente le nostre vie e piazze, modificando abitudini oramai divenute insostenibili.

Il nuovo Piano Regolare Generale

Il nuovo PRG non va inteso come una “mordacchia” da mettere al territorio e a chi ci abita e lavora. Bisogna piuttosto disegnarlo come progetto di sviluppo evitando ulteriori insediamenti sulle colline ed in montagna. Va da se che le aree sulle quali intervenire dovranno riguardare siti industriali dismessi favorendone una riconversione in servizi. Inoltre la mobilità interna ed esterna resta il nodo principale. Ritenere che una nuova strada aggiunta riesca a far respirare la città è idea assai riduttiva. Formia, soprattutto nella parte più stretta tra il mare e la collina, non può essere ulteriormente “affettata” con un altro attraversamento in area collinare verde. Occorre rimuovere l’idea di un traffico ritenuto “responsabilità di altri” e pertanto da allontanare su altre parti del territorio con ulteriore consumo di “terra”. In sostanza non si può considerare la mobilità interna ed esterna come un problema che non ci riguardi direttamente, che non implichi l’uso dei nostri mezzi all’interno della città. Occorre usare meno la macchina, spostarsi con mezzi non inquinanti, utilizzare biciclette anche a pedalata assistita, su percorsi dedicati che consentano una vera alternativa(pista ciclabile del Golfo). Formia contava nel 1961 3.500 macchine (dati ISTAT: 150 macchine ogni mille dei 21.000 abitanti). Oggi in un rapporto di 600 macchine ogni 1000 abitanti dei 38.264 residenti (aggiornati allo 01 – 01 – 2015,      

l’esistenza e l’uso fin qui praticato di 22 mila e 400 veicoli (di più in estate) all’interno della nostra città, non è assolutamente compatibile con una buona qualità ambientale. Questo problema è specifico di Formia perché, ad esempio, la vicina Gaeta (29,20 km2) ha avuto una popolazione più stabile e con un incremento di macchine sensibilmente minore (1961, 20.519 abitanti con 3.085 veicoli pari a 150 autovetture per 1000 abitanti –  2012, 20.762 residenti con 12.450 veicoli pari a 600 autovetture ogni 1000 residenti. Dunque Formia ha sestuplicato il numero delle macchine dal 1961 mentre Gaeta le ha quadruplicate.  Ventiduemila e 400 autovetture circolanti, che aumentano in estate assieme agli altri autoveicoli che superano la città, costituiscono un oggettivo freno alla qualità ambientale della città di Formia. Dovremmo porre grande attenzione all’uso delle vie e piazze con il raccordo della viabilità di superamento. Le caratteristiche ambientali del nostro territorio richiedono scelte molto ponderate che si basino su presupposti tecnici e scientifici di alta qualità. In sostanza non si possono ipotizzare soluzioni prescindendo da una valutazione accurata delle conseguenti ripercussioni sul territorio. L’attraversamento di Formia non può essere studiato a soluzione unica che nel tempo diviene irrealizzabile: la storia della pedemontana è stata e resta illuminante. Non fu solo la revoca (centrodestra 2002) del progetto a comprometterne la realizzazione. Infatti il successivo progetto, ancora più invasivo del precedente, è affondato perchè non aveva presupposti sostenibili sotto il profilo tecnico, economico e ambientale. Poi, con una buona dose di realismo, sono cominciati i primi interventi sulla viabilità ordinaria con la realizzazione delle rotonde sul tratto litoraneo nell’aprile 2005. Oggi, la ripresa della discussione sulla mobilità non può ricominciare, ancora una volta e solo, dalla “Pedemontana” come da anni continuiamo ad immaginarla e cioè passaggio sulle colline e la montagna. Occorre questa volta affrontare il tema nella sua completezza: mobilità intra ed extra urbana. Per questo è necessario che non vi sia l’indicazione secca da affidare ai progettisti, di un passaggio a valle o a monte della città su cui realizzare la progettazione. Disponiamo di una mole di dati prodotti ed elaborati nelle precedenti progettazioni (Regione Lazio) che ci consente di affrontare il tema trovando la soluzione più vantaggiosa. L’attraversamento collinare e nello specifico delle aeree di ricarica delle sorgenti resta comunque un tema assai delicato, anche nel caso di un tracciato in superficie. Allo stesso tempo l’interramento in più parti della litoranea, con la realizzazione di una viabilità aggiuntiva di superficie e di raccordo, consentirebbe di “prendere due piccioni con una fava”e cioè utilizzare le risorse disponibili per recuperare qualità della costa e nuova viabilità. Va considerato inoltre che l’attuale litoranea andrebbe comunque ristrutturata se si vuole realizzare una nuova portualità turistica. Allora l’attraversamento di Formia può divenire, nella progettazione, il banco di prova delle migliori competenze tecniche e professionali del momento. L’entità dell’opera impone una selezione europea dei progettisti. E così il tema potrebbe essere: “Mobilità interna ed esterna di Formia, studio ed ipotesi di attraversamento”.

 

Portualità turistica e mare pulito

Altro asse strategico è quello della portualità turistica. Anche in questo caso, richiamandoci al programma elettorale del Sindaco Bartolomeo, non si devono ipotizzare mega opere che poi non riscontrano risorse, mercato, tempi e sostenibilità ambientale. In questo caso il tempo ed i cambiamenti economici (crisi) hanno fatto giustizia di grandi impianti che ormai non realizza più nessuno.  E’ necessario riprogettare il tratto portuale-litoraneo in modo organico, con le indispensabili connessioni urbanistiche, secondo una ordinata metodologia di interventi che ponga fine ai “minestroni” infiniti di approdi per traghetti diretti alle isole, navi da crociera, diportistica e pescherecci. Si può una buona volta riordinare la diportistica in modo organico ponendo fine a tutti quei manufatti che spuntano continuamente a servizio di questo o quel rimessaggio o improbabile approdo? Il recupero di qualità della costa, degli arenili, degli accessi al mare e del mare stesso è indispensabile se si vogliono sviluppare pesca, sport e turismo. Nel mare ci finisce troppo azoto proveniente dai concimi agricoli, tanto fosforo dai detersivi, e ancora azoto e altri inquinanti con gli allevamenti di pesce e cozze. La crescita algale, che appare ormai come fenomeno costante, è la spia di un’eccessivo apporto di nutrienti.  Da anni vengono condotti studi dalla Provincia ed indagini dalla Magistratura che confermano sistematicamente quanto detto. Gli allevamenti di pesce e cozze devono cessare. La rada può divenire un’ottimo campo di gare veliche nella previsione che l’Italia si aggiudichi le olimpiadi del 2024. Il porto commerciale di Gaeta deve sempre più qualificarsi con una movimentazione di merci pulite e con sistemi a circuito chiuso per quelle che producono polveri. Dunque si al porto commerciale senza ampliamenti, soprattutto quando servono a mascherare delocalizzazioni del pontile petroli su aree d’interesse balneare appartenenti al Comune di Formia. L’ENI si doti di una monoboa a distanza utile dalla costa se vuole continuare a stoccare benzine nella raffineria. L’idea di continuare con le bandiere blu dall’altro lato dell’istmo, scaricando le “bandiere nere” (allevamenti, scarico depuratore, movimentazione di benzine e merci polverose) all’interno della rada dove affacciano i Comuni di Formia e Minturno, va decisamente osteggiata. La “bandiera blu” dev’essere un obiettivo (legittimo) dell’intera rada di Formia – Gaeta. Il diritto ad avere indicato il nome di Gaeta per la stazione ferroviaria passa per lo stesso diritto di Formia ad avere spiagge e mare puliti al pari della stessa Gaeta.

 

 

Il litorale di Formia

Tornando al litorale di Formia. La massima attenzione va posta alle relazioni tra il mare ed il tessuto urbano. In febbraio scorso abbiamo presentato una progetto che prevedeva la realizzazione di una portualità diportistica a lato del molo di levante che si lega all’interramento della litoranea e alla riqualificazione del borgo di Mola. L’obbiettivo resta quello di trasformare largo Paone da “deposito” di macchine ad area qualificata di tempo libero, ricreazione e piccolo commercio (caratteristico). E tutto questo va fatto con il concorso delle imprese locali ma secondo uno stile che abbandoni ogni confusione, sovrapposizione di interventi contrastanti e pacchiani. In largo Paone ci sono almeno 4 impianti di illuminazione differenti, marciapiedi invasi da paletti pubblicitari e “capanni” di sedie, ombrelloni, banconi e attrezzature ricreative (l’ultima montata in agosto). Anche le piazze della Vittoria e Aldo Moro rischiano di rimanere per molte ore della giornata, soprattutto in estate e di mattina, praticamente escluse dalla ricreazione. Era stata ventilata l’ipotesi di installare “vele” per creare ombra e arredo in piazza Aldo Moro ma probabilmente l’idea è stata abbandonata. Bisognerebbe interrogarsi su quante partite siano state giocate coi famosi scacchi e ipotizzare invece altre attività ricreative più pertinenti ed utili.

 

Il grande piazzale del porto e l’ex Freezing

Come per la Pedemontana e le rotonde, progettavamo la prima ma facevamo le seconde, anche per la portualità è accaduto qualcosa di analogo. Mentre si progettavano grandi opere spuntavano approdi ed approdini disseminati e il piazzale del porto subiva le prime importanti trasformazioni. Tre sono le funzioni che vi sono state dislocate: stazione pulman Cotral, Stazione marittima e attracco per le navi da crociera, attracco traghetti ed aliscafi per le isole pontine. Il piazzale resta però in gran parte inutilizzato così come il grosso immobile che ospitava la cosiddetta Freezing Fish. Occorre ricucire le attività ipotizzate con le funzioni dell’immobile. Va studiata l’ipotesi di una scuola per l’artigianato nautico e di museo sullo stesso tema da dedicare all’esposizione di reperti archeologici marini. Si potrebbero ricostruire modelli di navi ed imbarcazioni su cui disporre tutte le attrezzature rinvenute sui fondali: ancore, otri, anfore. Una parte andrebbe destinata a sala di media convegnistica. Si tratterebbe di un complesso di strutture e funzioni da organizzare con l’artigianato dedicato che potrebbe utilizzare la struttura anche come esposizione permanente della nautica.

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