ImamSembra che ci sia l’intenzione, da parte degli islamici, di ottenere un riconoscimento da parte dello Stato italiano, non per rivendicare diritti, ma per evitare strumentalizzazioni e polemiche a seguito di episodi di terrorismo. Come riporta l’agenzia Ansa: “All’albo dei medici e a quello degli avvocati presto si aggiungerà quello degli imam d’Italia. A chiederlo, da anni a gran voce sono le rappresentanze dei musulmani in Italia. Una richiesta unanime che, finora, non è stata concretizzata da alcun governo. La richiesta torna in questi giorni, prepotente, perché è chiaro – in prima istanza ai musulmani – che è urgente sottrarsi alle strumentalizzazioni derivanti dagli episodi di terrorismo, a partire da quelli a Parigi e Copenaghen e poi a mettere distanza rispetto alle minacce anche all’Italia che arrivano dai jihadisti dell’Isis, anche loro musulmani. I requisiti necessari per predicare nelle moschee e nei luoghi di culto? Studio e predisposizione. Il primo, da perseguire in facoltà di teologia (italiane o arabe basta che siano riconosciute). La seconda da conquistare con l’attivismo religioso.” La questione è seria e va affrontata meglio, ma siamo certi che sia sano dover chiedere il permesso allo stato per poter parlare? Perché poi l’immediata conseguenza che in questo bislacco Paese si produrrebbe, è quella di chiedere una sorta di “albo dei preti”, nel quale iscrivere solo coloro che predicano ciò che al potere piace. E di questi tempi non piacerebbe certo che un prete facesse il prete e citasse la Bibbia, la Tradizione e il Catechismo della Chiesa cattolica sull’omosessualità. Il rischio è quello di barattare un’illusoria sicurezza con la libertà di parola. Il problema dell’Islam, se di problema si tratta, è da risolvere in altre sedi.

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