Animali

Ecco come un articolo mette in evidenza la relazione tra la maledizione divina e il flagello del Coronavirus. E’ un articolo tradotto dall’originale in francese.

“Fuori, la bara, dentro la televisione, la finestra aperta su un mondo chiuso! “

, il 21 marzo 2020

Sfidare il pericolo del coronavirus è certamente assurdo. D’altra parte, non è altrettanto assurdo che un disturbo nel solito decorso delle malattie sia soggetto a tale sfruttamento emotivo e riporti quell’arrogante incompetenza che una volta strappò la nuvola di Chernobyl dalla Francia? Certamente, sappiamo con che facilità lo spettro dell’apocalisse esce dalla sua scatola per cogliere il primo cataclisma, per rattoppare le immagini del diluvio universale e per immergere la parte della colpa nel terreno sterile di Sodoma e Gomorra.  

La maledizione divina ha utilmente distaccato il potere. Almeno fino al terremoto di Lisbona del 1755, quando il Marchese de Pombal, amico di Voltaire, approfittò del terremoto per massacrare i Gesuiti, ricostruire la città secondo le sue concezioni e liquidare allegramente i suoi rivali politici con processo «proto – Stalinisti. Pombal, per quanto odioso, non sarà insultato per confrontare il suo colpo dittatoriale con le misere misure che il totalitarismo democratico applica in tutto il mondo all’epidemia di coronavirus.

Che cinismo è attribuire la deplorevole inadeguatezza dei mezzi medici usati alla diffusione del flagello! Il bene pubblico è stato compromesso per decenni, il settore ospedaliero ha pagato il prezzo di una politica che promuove interessi finanziari a scapito della salute dei cittadini. C’è sempre più denaro per le banche e sempre meno posti letto e badanti per gli ospedali. Quali buffonate nasconderanno più a lungo che questa gestione catastrofica del catastrofismo è inerente al capitalismo finanziario dominante a livello globale, e oggi combattuto a livello globale in nome della vita, del pianeta e delle specie da salvare.

Senza versare in questo salvataggio della punizione divina che è l’idea di una Natura che si sbarazza dell’Uomo come un parassita sgradito e dannoso, vale la pena ricordare che per millenni lo sfruttamento della natura umana e della natura terrestre impose il dogma dell’antifisi, dell’antigrado. Il libro di Eric Postaire, epidemie del XXI ° secolo, pubblicato nel 1997, conferma gli effetti disastrosi della persistente denaturazione, che ho denunciato per decenni. Riferendosi al dramma della “mucca pazza” (progettato da Rudolf Steiner nel 1920), l’autore ricorda che oltre ad essere indifeso di fronte a determinate malattie, ci rendiamo conto che il progresso scientifico stesso può causarlo. Nel suo appello per un approccio responsabile alle epidemie e al loro trattamento, incrimina ciò che il prefac, Claude Gudin, chiama la “filosofia del cassetto”. Pone la domanda: “subordiniamo la salute della popolazione alle leggi del profitto, al punto di trasformare gli animali erbivori in carnivori, non rischiamo di provocare catastrofi fatali per la natura e l’umanità?” I governi, come sappiamo, hanno già risposto con un SI unanime.

Era necessario che il coronavirus dimostrasse ai più testardi che la denaturazione per motivi di redditività ha conseguenze disastrose sulla salute universale – ciò che è gestito senza angosciare un’organizzazione mondiale le cui preziose statistiche compensano la scomparsa degli ospedali pubblici? Esiste un’ovvia correlazione tra il coronavirus e il crollo del capitalismo mondiale. Allo stesso tempo, sembra non meno evidente che ciò che copre e travolge l’epidemia del coronavirus, è una piaga emotiva, una paura isterica, un panico che nasconde allo stesso tempo le carenze del trattamento e perpetua il male in esasperando il paziente. Durante la grande epidemia di peste del passato, le persone hanno fatto penitenza e hanno proclamato la propria colpa frustandosi. I gestori della disumanizzazione globale non hanno interesse a persuadere le persone che non c’è via d’uscita dal loro miserabile destino? Che hanno solo la frustata della servitù volontaria? La formidabile macchina mediatica non fa altro che rimodellare la vecchia menzogna del decreto celeste, impenetrabile, inevitabile in cui il denaro pazzo ha soppiantato gli dei assetati di sangue e capricciosi del passato.

Le esplosioni di barbarie della polizia contro manifestanti pacifici hanno ampiamente dimostrato che la legge militare era l’unica cosa che funzionava efficacemente. Oggi confina donne, uomini e bambini in quarantena. Fuori, la bara, dentro la televisione, la finestra aperta su un mondo chiuso! È una condizione capace di aggravare il disagio esistenziale scommettendo sulle emozioni scosse dall’ansia, esacerbando la cecità della rabbia indifesa.

Ma anche la menzogna cede al collasso generale. La cretinizzazione statale e populista ha raggiunto i suoi limiti. Non può negare che sia in corso un esperimento. La disobbedienza civile si diffonde e sogna società radicalmente nuove perché radicalmente umane. La solidarietà libera dai loro individui individualisti di pelle di pecora che non temono più di pensare da soli.

Il coronavirus è diventato un indicatore del fallimento dello stato. Questo è almeno un argomento di riflessione per le vittime del parto forzato. Durante la pubblicazione delle mie modeste proposte agli scioperanti, gli amici mi hanno fatto notare la difficoltà di ricorrere al rifiuto collettivo, che ho suggerito, di pagare le tasse, i prelievi, i prelievi fiscali. Ora, la comprovata bancarotta dello stato imbroglione attesta il dilapidamento economico e sociale che rende insolventi le piccole e medie imprese, il commercio locale, i redditi modesti, gli agricoltori familiari e persino le cosiddette professioni liberali. Il crollo del Leviatano è riuscito a convincere più velocemente delle nostre risoluzioni a farlo cadere.

Il coronavirus ha fatto ancora meglio. La cessazione dei fastidi produttivi ha ridotto l’inquinamento globale, salva milioni di persone una morte pianificata, respira la natura, i delfini tornano a scatenarsi in Sardegna, i canali di Venezia purificati dal turismo di massa trovano acqua fresca, il mercato azionario collasso. La Spagna decide di nazionalizzare gli ospedali privati, come se riscoprisse la sicurezza sociale, come se lo stato ricordasse lo stato sociale che aveva distrutto.

Niente è scontato, tutto inizia. L’utopia cammina ancora a carponi. Abbandoniamo alla loro celestiale inanità i miliardi di banconote e idee vuote che girano in tondo sopra le nostre teste. L’importante è “fare la nostra propria attività” lasciando che la bolla aziendale si disgreghi e implichi. Facciamo attenzione alla mancanza di audacia e fiducia in se stessi!

Il nostro presente non è il confinamento che la sopravvivenza ci impone, è l’apertura a tutte le possibilità. È sotto l’effetto del panico che lo Stato oligarchico è costretto ad adottare misure che solo ieri ha ritenuto impossibile. È il richiamo della vita e della terra a ripristinare che vogliamo rispondere. La quarantena è utile per pensare. Il confinamento non abolisce la presenza della strada, la reinventa. Fammi pensare, cum grano salis , che l’insurrezione della vita quotidiana ha inattese virtù terapeutiche.

17 marzo 2020

Raoul Vaneigem

https://lundi.am/Coronavirus-Raoul-Vaneigem?fbclid=IwAR1SlkMkh548gSvPzmQbMFNiVJzcQZwx6iMH1tBrrkszjmG4HLQuhTBOvlk

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