Ragazzo-gay-aggredito-709x445Va tutta la nostra solidarietà al ragazzo di 21 anni aggredito su un autobus a Torino. La nostra solidarietà va perché ha subito un’aggressione e, come tutte le aggressioni, è una cosa vile e meritevole di denuncia, penale e mediatica. Da qui a parlare di necessità di una legge contro l’omofobia, però, ce ne passa. È lo stesso giovane a tirarla in ballo: “Parla il giovane torinese aggredito su un autobus a Torino da un gruppo di ragazzi. La sua «colpa»? Essere gay. Il ragazzo, che ha avuto il coraggio di denunciare l’accaduto, adesso chiede una legge contro l’omofobia.”  [La Stampa] La domanda è semplice: non esiste già una legge che condanni le aggressioni? Sì. Perché mettere in mezzo l’omofobia che, per come è stata pensata dai legislatori, è solo e soltanto una questione ideologica per perseguire chi non la pensa come le associazioni gay, lgbt e co? Se io, Daniele, vengo aggredito in quanto miope, devo sollevare una campagna contro la miopofobia? Eppure di insulti ne ho ricevuti, da ragazzo, per i classici “fondi di bottiglia”. Erano altri tempi, è chiaro, ma non mi sarei mai sognato di pretendere una legge che punisse chi pensava che io dovessi avere lo stesso trattamento (sto facendo un esempio) di chi, invece, ci vede benissimo (per le cose, ovviamente, che concernono la vista). Eppure in questi casi la strumentalizzazione è d’obbligo. Così come la gestione mediatica del caso. Quante aggressioni ci sono, magari anche per altri motivi – a volte anche futili – che i media non denunciano, creano così un problema laddove non esiste? Non ci si imputi la colpa di essere favorevoli a chi aggredisce gli omosessuali. Siamo contrari a ogni forma di aggressione: così come quelle verbali di chi ci taccia di essere ‘omofobi’.

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