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In una società nella quale il profitto economico viene posto dinanzi ai diritti fondamentali dei cittadini e degli uomini. Una società che vede le vite umane surclassate dalla speculazione, dalla cupidigia del mercato globale, fagocitante Stati, sovranità, diritti, doveri, libertà, sembra impossibile e paradossale parlare di democrazia.

Un esempio di quanto suddetto, viene posto in evidenza dal negoziato internazionale più ermetico degli ultimi tempi.

Una trattativa tra USA e Unione Europea che incede oramai dal 2013 – tramite un mandato di negoziazione conferito dai governi dell’UE-  e della quale si conosce ben poco, soprattutto in Italia. Nel nostro Paese di fatto, vige il silenzio, non soltanto da parte del Governo, persino dai media nazionali. Sarebbe inutile domandarsi delle motivazioni che si nascondono dietro l’atteggiamento omertoso, in quanto già a conoscenza del potere dell’élite mondiale del denaro – non è stata di certo fatta la “scoperta dell’acqua calda”, come si suol dire-.  In questi giorni, per di più, si stanno tenendo numerose manifestazioni, protestanti nei confronti dell’accordo. Queste sono cominciate sabato 10 ottobre, con un grandioso evento in Berlino che ha visto la partecipazione di quasi 250 mila persone provenienti da tutta Europa, e che molto probabilmente si concluderanno sabato 17, quando nel pomeriggio a Bruxelles si raduneranno tutte le reti internazionali in un presidio contro il Trattato Transatlantico. Inoltre il 15 di ottobre si terrà un tweetstorm  internazionale in occasione  della riunione del Consiglio Europeo.

Vediamo nel dettaglio in cosa consiste il Trattato, quali sono i suoi obiettivi e chi sono coloro che si muovono contro la sua attuazione.

Il Partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) è un accordo di libero scambio fra Unione Europea e USA. Si è lungamente discusso riguardo ai sui numerosi lati oscuri, nel senso che, inizialmente si sapeva davvero poco in merito alle trattative delle materie di negoziazione e per molto tempo le notizie pervenuteci rappresentavano, per di più, delle fughe di informazioni riportate da testate internazionali e spesso disponibili anche nel web.

A rompere la segretezza, in Europa, fu la pubblicazione del documento della negoziazione (circolante già in rete) disponibile sul sito ufficiale della Commissione Europea (è possibile la consultazione al seguente indirizzo http://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=1250 ).

L’accordo finale comprenderà essenzialmente 24 capitoli, raggruppati in 3 parti:

  • Accesso al mercato;
  • Cooperazione in campo normativo;
  • Norme.

Il tutto viene esposto con linguaggio semplice – è presente persino un glossario ed una guida per facilitare al lettore la consultazione dei testi negoziali presentati agli USA-  chiarendo le posizioni dell’Unione in merito e, in modo particolare, definendo gli obiettivi proposti; tutto questo avviene in nome di una trasparenza della quale l’Unione ha ben pensato di servirsi, a fronte delle numerose polemiche internazionali sorte allorché le trattative si fondassero su una base di segretezza. La letteratura verrà, inoltre, aggiornata, man mano che saranno resi disponibili ulteriori testi, fino alla pubblicazione dell’intera documentazione  dell’accordo pubblico; una volta conclusi i negoziati e ben prima della sua firma e ratifica. Nel sito viene menzionato un altro accordo commerciale, concluso recentemente (26 settembre 2014), l’Accordo Economico e Commerciale Globale (CETA) – consiste fondamentalmente in un trattato di libero scambio tra  Canada e UE- ed entrerà in vigore, in seguito all’approvazione di Consiglio Europeo e Parlamento – ( qui il testo consultabile http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/september/tradoc_152806.pdf ), dai connotati molto vicini al TTIP.

I colloqui per conto dell’Unione Europea sono condotti dalla direzione generale commercio della Commissione europea diretta da Cecilia Malmstrom. I due negoziatori ufficiali delle parti sono: per l’UE Ignacio Garcia Bercero, mentre la sua controparte statunitense è Dan Mullaney.

Obiettivi:

Di fatto il fine ultimo del TTIP è quello di spazzare via qualsiasi ostacolo intralci il il libero scambio, sia dal punto di vista amministrativo, che normativo. Far in modo che merci e persone possano più facilmente circolare nei territori dei firmatari, dunque abolire il 99% dei dazi doganali e altri impedimenti per le imprese, al fine di rilanciare il commercio e creare nuovi posti di lavoro e permettere al pil di accrescere, oltreché una riduzione dei prezzi e una più ampia scelta di prodotti.

In breve si otterrebbe:

  • apertura degli USA alle imprese europee;
  • riduzione degli oneri amministrativi per le imprese esportatrici;
  • definizione di norme per rendere più agevole ed equo esportare, importare e investire.

 

Il TTIP, stando a quando riportato dai testi guida ai negoziati, avrebbe l’importante compito di “influenzare le regole del commercio globale e diffondere i suoi valori in tutto il mondo”.

Molte delle critiche accendono particolarmente i timori riguardo la tutela dei diritti dei consumatori, nonostante siano stati frequentemente sfatati dalla stessa Unione, garantendo il rispetto degli alti standards da essa imposti in merito all’importazione di prodotti provenienti da Paesi terzi, i quali proteggono la salute e la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente e assicurano un ampio margine di autonomia dei governi.

Al di là dell’incoraggiamento, sono manifeste le limitazioni sulle leggi a cui gli Stati saranno sottoposti, le quali verranno adottate per disciplinare i diversi settori economici (in particolare banche, assicurazioni, telecomunicazioni e servizi postali).

Eppure, ciò che spaventa maggiormente, riguarda soprattutto gli investimenti. L’Unione Europea fa notare l’importanza di tali incrementi per le aziende europee, ma d’altro canto aggiunge  che per attrarre capitali sul nostro territorio, sarà necessario conferire agli investitori d’oltremare determinati diritti. A questo punto entra in campo il terribile ISDS, ovvero il diritto alla risoluzione delle controversie tra investitori e Stato. Grazie all’istituzione di un arbitrato internazionale, un investitore potrà chiedere ad un collegio di arbitri internazionali di valutare se un governo gli abbia riservato un trattamento iniquo. Se il tribunale riconosce che il governo ha agito in tal senso, può obbligarlo a pagare un risarcimento. Pertanto, non si farà altro che accrescere il potere delle multinazionali, le quali nel caso dovessero vincere la causa indetta contro uno dei nostri Stati, questi ultimi saranno obbligati a risarcirle con  del denaro pubblico.  Poniamo il caso in cui in uno Stato vigessero delle norme atte a tutelare un determinato aspetto ambientale che impedisse l’istallazione di un certo impianto industriale sul proprio territorio. Se la multinazionale interessata alla costruzione dell’impianto dovesse denunciare un interesse leso facendo causa allo stesso Stato, e se il collegio di giudici internazionali, eletti al rango non si sa attraverso quali vie, riconoscesse la violazione dell’interesse, lo Stato sarà tenuto a risarcire la multinazionale con il denaro dei cittadini.

Sono sorte polemiche anche sulla qualità dei prodotti che potranno essere introdotti nel mercato europeo, fa discutere il caso degli OGM (prodotti geneticamente modificati) e soprattutto ci si domanda dell’impatto che questo accordo potrà avere sull’agricoltura. Anche se più volte è stato ribadito che il TTIP, non altererà le attuali normative europee disciplinanti in materia.

Finora sono stati in molti fra enti ed organizzazioni a muoversi in opposizione al Trattato Transatlantico, da Attac a Slow Food, oltre alla petizione intrapresa da Greenpeace e, per finire, ci sono 3,2 milioni di firme, per iniziativa dei cittadini europei, consegnate alla Commissione Europea lo scorso 7 ottobre.

Anche in Italia si è levata una campagna in opposizione all’accordo (Stop TTIP  Italia http://stop-ttip-italia.net/), la quale è attiva in questa settimana con delle manifestazioni in tutta la Nazione.

Un accordo di questo calibro non ha precedenti nella storia. Stiamo assistendo ad un momento saliente ed essenziale del nostro percorso, il quale avrà inesorabilmente ingenti ripercussioni sul nostro futuro e su quello delle prossime generazioni. Siamo tuttavia sicuri che non si tratti di un mastodontico ” Cavallo di Troia”?

 

 

 

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