Claudio Poma e suo figlio Andrea

E’ stato un dramma che ha coinvolto un 11enne, ucciso dal suo stesso padre. Il tragico evento si è svolto nella provincia di Torino e lui, Claudio Baima Poma, 47 enne della provincia di Torino, ha portato a termine il suo macabro progetto di omicidio – suicidio. Con un’arma di piccolo calibro detenuta illegalmente, ha fatto fuoco verso suo figlio e poi, una volta accertata la sua morte, ha sparato un colpo ancora contro se stesso. Il fatto è avvenuto tra la notte del 20 e il 21 settembre. Sono stati chiamati subito i soccorsi, ma per i due non c’è stato più nulla da fare. I carabinieri ed il personale sanitario del 118, una volta giunti sul posto, non hanno potuto altro che constatare l’avvenuto decesso. L’operaio piemontese negli ultimi tempi soffriva di disturbi psicologici che la medicina li ha catalogati come “depressione”. Lo stesso omicida, su un lungo posto scritto sul social Facebook, ha spiegato le motivazioni che lo hanno portato al folle gesto di uccidere il “sangue del suo sangue”. Ha scritto una lunga missiva diretta alla sua ex compagna, descrivendo ciò che ha vissuto negli ultimi tempi, una crisi familiare sfociata nella separazione coniugale e all’amore verso il suo bambino, fino ad arrivare alla malattia. Nel post si legge: “Tutto bellissimo fino a quando ho iniziato ad avere problemi di schiena e di conseguenza un danno permanente alla gamba. Esattamente una settimana prima di avere questo problema mi avevi chiesto di sposarti, ma poi hai iniziato ad allontanarti piano piano”. Questo messaggio ha avuto un seguito ben più drammatico, come poi si è visto. L’uomo, usando parole terribili come il riferimento ad un viaggio che deve compiere, un viaggio che aveva come una destinazione lontana, che lo avrebbe portato lontano da tutte le sofferenze, sia lui che suo figlio Andrea. Il post ha avuto una conclusione lapidaria ma alquanto significativa: “Andrea e il suo papà insieme per sempre”. E nel cuore della notte quella mano omicida ha sparato due colpi, spegnendo due vite, la sua e quella del piccolo. Poma era un appassionato di moto, in particolare della Harley, tanto che ne possedeva una. L’operaio ha lasciato detto, come una sorta di testamento, di avere rispetto per se e per la sua famiglia, facendo appello ai suoi amici bikers di accompagnarlo nell’ultimo viaggio e di ricordarsi sia di lui che di suo figlio. La sua e compagna ha avuto delle parole dure nei suoi riguardi. La donna, che era andata a vivere dopo la separazione dall’uomo in una villetta nelle vicinanze dalla residenza abituale del padre del suo bambino, oltre al comprensibile dolore che sta vivendo, ha dato sfogo alle sua rabbia definendolo un vigliacco, perché non ha saputo prendersi le sue responsabilità di fronte ad un problema che lo ha bloccato.

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