TEATRI RIUNITI DEL GOLFO DI GAETA PER DIRE “MAI PIU’” – seconda edizione

SPETTACOLO CAFFE SHOA foto di Pietro Zangrillo

Una tre giorni teatrale, dal 19 al 21 gennaio 2015, si è svolta nel Golfo di Gaeta che ha ricordato con una settimana di anticipo la Giornata della Memoria che si ricorda ogni anno il 27 gennaio, una data che nella storia dell’umanità è sinistramente famosa in quanto è la data della liberazione dal campo di concentramento di Auchwitz dei deportati ebrei di tutta Europa. Questo cartellone di eventi è stato programmato tra Formia e Gaeta, in collaborazione con’IPAB SS. Annunziata e la fondazione Alzaia, per raccontare in modo non banale quest’anniversario. Il 19 gennaio è stato messo in scena al teatro Ariston di Gaeta lo spettacolo “la Valigia dei destini incrociati”, mentre il giorno 21 al teatro collettivo Bertolt Brecht di Formia veniva proiettato il film “La Tregua” del regista recentemente scomparso Francesco Rosi, con critica a cura di Alessandro Izzi.

Il girono 20, è qui ci soffermiamo un po’ di più, sia a Gaeta nella mattinata sia a Formia nella serata veniva messo in scena lo spettacolo “Caffè Shoa”, una coproduzione teatrale della compagnia “Magazzini di fine millennio” di Napoli e la compagnia “Celeste” di Salerno, con regia di Costanzo e Francesca Pica.

Si diceva prima che questa giornata non si doveva raccontare in modo banale, perché ormai i testimoni diretti della tragedia stanno scomparendo, e quindi stanno passando il testimone alle generazioni successive affinché queste non dimentichino ma anzi a loro volta possono trasmettere queste testimonianze alle giovani generazioni. E’ vero che queste cose non dovrebbero più accadere, ma la storia contemporanea dal secondo dopoguerra ha visto in scena altri orrori verosimiglianti anche se non della stessa portata dello sterminio del popolo Ebraico .

La storia del “Caffè Shoa” si ambienta nell’estate del 1945 in un  immaginario caffè cabaret  di Vienna, dove un comico cabarettista ebreo, Silomo, si esibisce ricordando in modo ironico tutte le vessazioni subite dal suo popolo in tutta Europa, mentre sullo sfondo la proprietaria ribatteva colpo su colpo alle sue battute, citando anche la sinistra frase che campeggia all’ingresso del campo di Auchwitz “Il lavoro rende liberi”.  Mentre il comico si esibisce nei suoi ricordi arriva Adorf, un borghese ariano che ha condiviso in tutto e per tutto ciò che era la politica nazista, in particolare la deportazione e la morte per gassificazione degli ebrei nei campi di sterminio, ricordando lo schema utilizzato scientificamente dai gerarchi : rastrellamento nei ghetti, imbarco sui carri bestiame fino ai campi, separazione di uomini, donne, vecchi e bambini. I bambini e i vecchi subito inviati nelle camere a gas e poi nelle caldaie per bruciare i corpi, mentre donne e uomini destinati ai lavori forzati se non anche utilizzati per esperimenti (il caso del dottor Mengele è emblematico). Ma se questa tragedia ha causato dolore e morte, sicuramente anche la posizione di coloro che dovevano ritrovare i propri cari è stata dolorosa, in questo il personaggio della polacca Olga che entrava nel caffè a cercare il fratello era sintomo del dolore di tanti che non avevano più notizie dei propri cari. La scenografia è stata ben curata, i passaggi sonori e visivi ben adatti al tema dello spettacolo, la bravura degli attori è stata soddisfacente.

 

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *