SVILUPPO ECONOMICO: IDEE A CONFRONTO PER FORMIA

Antonello Testa, presidente provinciale CNA con i coordinatori del convegno
Antonello Testa, presidente provinciale CNA con i coordinatori del convegno

Venerdì 13 febbraio nella Sala Sicurezza del Comune di Formia c’è stato il primo di una serie di appuntamenti organizzati dal circolo Piancastelli del Partito Democratico di Formia in collaborazione con l’Associazione Culturale Incontri e Confronti e da una serie di associazioni di categoria coinvolte in base ai temi che saranno affrontati. Questo primo appuntamento verteva sullo sviluppo economico della città, e quindi dal desiderio di un confronto diretto con la cittadinanza e con l’Amministrazione Comunale, e il tema di stasera vedeva il confronto sui progetti e sulle problematiche legate al commercio discutendo sul modo di abbandonare le vecchie idee del passato ed attuare nuove forme di sviluppo in base a delle sinergie e dagli investimenti dei privati e dagli incentivi previsti dall’amministrazione comunale.

Il primo coordinatore o meglio coordinatrice, Clide Rak, già assessore alle Attività produttive del Comune di Formia e responsabile dell’Osservatorio Economico del Partito Democratico, introduceva il quadro allarmante per quanto riguarda l’andamento dell’economia nella città. Durante gli ultimi anni c’è stata sempre una maggiore contrazione della domanda a discapito dell’offerta, ed in base ad alcuni dati provinciali si vede come nei settori trainanti negli ultimi trent’anni come l’edilizia, il commercio, l’artigianato e anche nel settore alberghiero e ristorativo c’è stata una flessione piuttosto consistente in negativo nell’andamento delle attività. Nel secondo semestre del 2014 il tasso di crescita dell’imprenditoria giovanile ha un balzo positivo, che si è attestato intorno al 7%, ma la lettura del dato in realtà si deve vedere da un altro unto di vista, cioè rispetto all’anno precedente c’è stata una flessione del -2% rispetto al 2013. Un altro settore dove c’è stato un incremento di produttività è stata l’agricoltura, con un dato di crescita del 5,5%, ma questo grazie anche al sostegno fattivo della Regione Lazio che ha concesso e continua tuttora a concedere finanziamenti. I dati dell’occupazione risultano negativi, in linea con l’andamento nazionale, e anche Formia non fa eccezione ed il dato è del 13%, così anche per la disoccupazione giovanile il cui dato si attesta intorno al 43-44%. Rapportando questi dati danno anche una lettura di una società sempre più poveri di cervelli che potrebbero rimanere per far crescere Formia, ma che in realtà vanno lontano per trovare occasioni di lavoro. Per questo motivo, concludeva la Rak nella sua introduzione, bisogna interrogarsi sul concetto di riqualificazione del territorio abbandonando politiche estemporanee ed intraprendendo coraggiose linee sinergiche di programmazione e di strutturazione con le associazioni di categoria, con i privati e con l’Amministrazione comunale che ha escluso la possibilità di poter attuare nuovi start – up di imprenditoria giovanile, per questo motivo una riqualificazione delle attività produttive del territorio sembra alquanto urgente e non derogabile ad altri soggetti esterni, per poter favorire la rinascita della città nei suoi settori di punta.

Il primo intervento è stato di Antonello Testa, direttore provinciale della CNA e vice presidente provinciale della Camera di Commercio. Lo scenario che ha dipinto lo stesso relatore, riallacciandosi al discorso introduttivo della Rak, ha portato ad una analisi dell’andamento dell’artigianato formiano sottolineando il crollo dei settori chiavi, in particolare l’edilizia. E’ vero che la Regione Lazio sta snellendo i procedimenti per permettere alle aziende artigiane di poter essere competitive sul mercato , ma il vero motore per uscire dalla crisi e rilanciare il settore è quello di fare sistema, attuando sinergie tra il mondo dell’impresa ed il mondo della politica, che mantiene sempre la regia delle operazioni; sinergie che se si mettono in moto possono essere promotrici di ricchezza. Per esempio, per quanto riguarda Formia, si può parlare di “economia del mare”, un sistema sinergico che comprende sia la nautica, ma soprattutto il turismo, in quanto per sua vocazione Formia ha un territorio che gli potrebbe permettere di sviluppare un progetto integrato sul mare. Non bisogna puntare su una nautica cosiddetta alta, perché essa porta solamente una ricchezza di riflesso e suscettibile alle mode dei personaggi, ma puntar su una nautica fatta di imprese locali e di prodotti accessibili a tutti. Così puntare sulla Bandiera Blu, cosa che a Latina hanno fatto con successo, ed una possibilità di ottenere la Bandiera Blu sarebbe una cassa di risonanza di enorme interesse. Così come converrebbe puntare sulla certificazione delle nostre strutture alberghiere ( peraltro insufficienti), ma il problema un po’ di tutti i settori è che non si è capito il tipo di cambiamento delle esigenze delle persone, e non si è interpretato il nuovo scenario economico che ha riflessi mondiali. Come si può immaginare un futuro prossimo di Formia? Formia potrebbe essere un grande collettore di interessi e di servizi per il straordinario posizionamento geografico di cui gode, valorizzando in primis il mare, ma anche i borghi come Maranola, per esempio. Certo gli strumenti sono a volte limitati perché i bilanci comunali hanno subito ingenti tagli per l’incentivazione all’economia, e da parte delle banche non c’è una grande disponibilità a finanziare nuovi progetti, nonostante le dichiarazioni di principio dei vertici nazionali delle banche. Per cui la parola d’ordine potrebbe essere Formia collettore per una economia nuova del mare.

Sempre sul tema dello scenario attuale dell’economia di Formia, il secondo intervento è stato tenuto da Giovanni Gargano, Presidente Ascom e Confcommercio di Formia, esordendo dicendo che all’appello mancano circa 180 partite IVA, di cui 80 proveniente dal settore del commercio. Formia però può trovare le risorse necessarie per risollevarsi dalla situazione di crisi, anche se gli scempi edilizi che si sono avuti dopo, la guerra hanno reso la città brutta agli occhi di chi la vede. Per cui la prima soluzione è quella di mettere a reddito tutte le bellezze a disposizione nel territorio, perché ormai siamo all’ultima spiaggia, l’industria non c’è più, abbiamo il mare e le montagne, un porto spettacolare e che possono essere un punto di forza esistente. Abbiamo anche l’unico pastificio esistente nella regione, il Pastificio Paone, e siccome stavano facendo il paniere della regione, non sapevano che questo pastificio era ancora funzionante tanto che stavano inserendo  la pasta Agnesi, ma poi si è risolto inserendo il prodotto Paone. L’ipotesi è quella di poter mappare tutti i terreni demaniali, e con l’apporto dei titolari privati, cercare di poter produrre un grano laziale per poter produrre una pasta Made in Lazio 100%, come stanno facendo con la Fondazione Caetani  proprietaria di innumerevoli ettari nell’Agro Pontino, invece di comprarlo dalla Puglia o dalla Sicilia o dall’Ucraina, non è possibile tenendo presente il passato antico di Formia dotata di molti mulini per la macina del grano. Per quanto riguarda la pesca, tenendo presente tutte le battaglie che si stanno facendo per quanto riguarda il comparto e le sue molte applicazione, compresi i tanto osteggiati allevamenti che sono nelle vicinanze di Vindicio, e in questo settore i cambiamenti sono all’ avanguardia perché esistono dei nuovi impianti che possono essere posizionati fuori costa e che scendono per almeno 15 metri di profondità anche in caso di mare mosso, significando prodotto più pulito  di buona qualità, con un basso livello di inquinamento, tanto che questi impianti possono permettere ai pesci fuori vasca di cibarsi dell’eccedenza del mangime che altrimenti andrebbe perduto, permettendo il ripopolamento e poi anche la pesca delle piccole flotte dei pescherecci ma anche della pesca sportiva, tutelando anche la costa e le coltivazioni di Posidonia. Questo potrebbe essere fatto anche a Formia, sfruttando quindi la risorsa mare, che comprende anche le nostre spiagge anche in periodo di bassa stagione. Un’altra considerazione va fatta su Via Vitruvio, che dovrebbe ritornare ad essere quella strada di buon salotto come lo era in passato, ma ormai sono circa 22 le serrande abbassate e quindi bisogna trovare una soluzione perché se i negozi sono chiusi, non c’è attrattiva e non c’è passeggiata, e quindi non c’è commercio. Per quanto riguarda le navi da crociera Gargano non crede che possano essere un volano per l’economia cittadina, così come un eventuale Bandiera Blu da prendere, in quanto il Golfo di Gaeta è stato dichiarato area sensibile e citando anche il porto di Civitavecchia che ha un carico di passeggeri di circa tre milioni e mezzo l’anno ma non lasciano neppure un euro ma solo inquinamento e traffico, ma solo recentemente si sono inventati un molto per yacht dando la possibilità ad artigiani ed aziende specializzate di lavorare all’interno del porto.

Il secondo coordinatore, Giancarlo de Filippo, responsabile dell’Associazione Incontri e Confronti, ha introdotto i due interventi per organizzare la struttura fisica della città, perché ogni città è un sistema, ed ogni scelta di carattere anche economico finisce per incidere sull’aspetto fisico della città

L’intervento dell’architetto Maurizio Aprea sulle problematiche del territorio, ha introdotto l’argomento dicendo che una città che non funziona crea diseconomia, che incide sulle scelte delle istituzioni. Formia si trova quindi in una situazione di grossa difficoltà e lo scopo è quello di superare la fascia costiera per fare un operazione di riqualificazione del territorio per poter dare nuove offerte ai soggetti interessati, nel campo turistico e nel settore dei servizi e della mobilità. Abbiamo la stazione più importante tra Roma e Napoli, che deve interagire anche con il porto e le strade. Per cui si deve costruire un sistema che deve far interagire mare con l’entroterra, per dare maggiori offerte anche per il tempo libero. Per la mobilità dobbiamo tener presente di doverla riqualificare, perché non è pensabile andare a Cassino che dista solo 35 chilometri con un tempo di percorrenza pari a 50 o 60 chilometri, per cu non si deve creare una crisi della mobilità che non permette ai chiunque di arrivare a Formia in piena tranquillità, per cui bisogna ripensare una politica delle infrastrutture in modo articolato; così come bisogna parlare di decentramento, che non significa creare un parcheggio o dare negozi o dare servizi decentrati di quantità, ma bisogna creare un decentramento di qualità, studiando le periferie e sgravare il centro da pesi eccessivi. L’ingegnere sullo schema presentato in sala ha diviso Formia in cinque poli: Formia centro, Maranola – Trivio, Castellonorato – Penitro, S.Giulio – San Pietro e Scacciagalline, S. Janii e Gianola. Formia centro si potrebbe ulteriormente dividere in altri micro poli, ma per fare un progetto sicuramente più articolato bisogna tener presente la presenza di servizi come i distretti scolastici che incidono fortemente sul tessuto urbano della città. Per Formia centro il discorso diventa superfluo, in quanto ci sono tutta una serie di problematiche legate alla congiuntura del momento, mentre per Maranola – Trivio si va ad interporsi tra il mare ed il Parco degli Aurunci, e quindi questo polo può considerarsi la sua porta naturale, dove ci sono già delle attività ma bisogna integrarle con quelle situazioni di uso quotidiano che non sono presenti, come per esempio uno sportello bancomat. Per Gianola il discorso da farsi è un discorso di tipo agro turistico, ossia per l’ampia presenza di terreni agricoli il polo S. Janni – Gianola potrebbe diventare una grande fiera agrituristica coinvolgendo l’intera area ed interagendo anche con l’altro polo di Penitro – Castellonorato, sfruttando anche gli elementi ambientali presenti sul territorio di questo polo, ossia il parco archeologico e il Parco Naturale di Gianola. Per quanto riguarda S. Giulio, S. Pietro e Scacciagalline, bisogna dire che già ai tempi del piano regolatore rossi si pensava questa zona dove collocare in via decentrata i servizi pubblici come Comune o altro. Oggi sono presenti l’Agenzia delle Entrate ed alcuni uffici provinciali, ma trovando la giusta collocazione per nuovi servizi. Ogni polo deve costruire il suo centro per non gravare il centro principale, Via Vitruvio, di altri pesi che non è più in grado di sopportare Ci sono state due rotatorie costruire per eliminare semafori e rendere più snello il traffico, ma è pensabile in prospettiva dei poli di offrire un servizio stradale in grado di sopportare le varie viabilità che si intersecano nella nostra città.  Un ultimo approccio è quello legato alla presenza dell’area archeologica della Tomba di Cicerone, che dovrebbe essere collegata al mar attraverso una serie di percorsi in modo che chi si trova al mare possa recarsi lì e viceversa. Il concetto di fondo è creare un sistema policentrico da dare a Formia una vivibilità sostenibile.

Invece l’intervento dell’ingegnere Marcello di Marco verteva su un progetto di riqualificazione del water front e riorganizzazione di Largo Paone e del quartiere di Mola. Questo intervento nasce appunto dall’idea di integrare la Flacca in corrispondenza di Largo Paone con un intervento per la riorganizzazione del intero quartiere basato sul parziale interramento della parte in viadotto della stessa strada, e questo progetto dà anche la possibilità di riorganizzare anche l’intera città. Sebbene questa situazione di separazione di Formia dal mare sia di arcaica memoria, il progetto prevede appunto il parziale interramento creando una possibilità con le regole ingegneristiche vigenti e del Codice della strada creando un movimento di una galleria sotterranea sotto il livello del mare, con possibilità o di creare uno scavo di complessivo sei metri di profondità o di riportare una leggera gobba con due metri fuori terra e di ricavare una galleria di quattro metri di profondità ma non interessando minimamente la darsena di Mola, soggetta ad altro tipo di intervento. In ogni caso la parte in superficie priva del traffico e ricongiunta al mare, e liberata in particolare l’intero Largo Paone da mercato e p’archeggi, potrebbe essere una zona verde e di ricreazione, ricavando un area complessiva di circa 15 mila metri quadri in più, ma ovviamente tenendo anche presente le direttive del nuovo piano regolatore che deve diventare la nuova legge urbanistica della città.

Il terzo coordinatore, il consigliere comunale del Partito Democratico Ernesto Schiano, è intervenuto sulla necessità di dover agire al più presto per risolvere il momento critico che la città sta vivendo, ma è anche vero che bisogna pensare anche ad una progettualità politica a medio e lungo termine per non incappare negli errori del passato. Ha poi parlato di Economia del Mare, mettendo in relazione dati nazionali e locali, tendendo presente che questo tipo di economia in controtendenza con la situazione occupazionale del momento, crea nuovi posti di lavoro, e quindi ha introdotto i successivi due relatori sul progetti concreti da realizzare. Formia come tutto il Golfo è stato dichiarato nel 2008 area sensibile ed ogni progetto di miglioramento del Golfo deve essere attentamente valutato.

L’intervento di Ferdinando D’Urgolo, Presidente del Consorzio Consormare del Golfo, introduceva la problematica leggendo una lettera dell’assessore alle Attività produttive della regione del 2005, Francesco De Angelis, aveva scritto in occasione della presentazione proprio in quel periodo alla sala Ribaud del Comune di Formia il progetto del porto turistico Marina di Mola. In quello scritto l’allora assessore regionale definiva il progetto di tipo consortile una sfida che si misurava con il rischio di impresa per la valorizzazione del territorio con un piano organico di sviluppo urbanistico che prevedeva la sinergia unitaria con il contesto storico, commerciale e turistico della città e del Golfo. Ma tutto questo non si è realizzato, anzi si è perduto terreno prezioso in quanto si, il consorzio dagli originari 32 elementi è cresciuto fino ad arrivare a circa sessanta aziende, ma nel frattempo aziende del comparto nautico stanno soffrendo o addirittura chiudendo come nel caso dell’Italcraft, e sulla base dei dati Censis il rapporto tra posti barca e lavoratori occupati e si circa un posto barca per due occupati, e tendendo presente che il progetto della Marina di Mola prevede circa 600 posti barca, questa sembra un’occasione perduta per riqualificare il progetto nel tessuto economico della città. Tutti quindi devono rimboccarsi le maniche e non dire che la crisi è finita, come politici che facevano riferimento ai ristoranti pieni (es. Berlusconi). Il progetto, già noto, prevede una realizzazione di facile realizzazione e consente di ospitare circa 600 barche ed offrire 900 posti auto, per un investimento complessivo di circa 20 milioni di euro.

L’altro intervento dell’architetto Antonella Cantaro metteva in raffronto delle esperienze urbanistiche realizzate in vari paesi del mondo ed in Italia. Mettendo in rilievo la possibilità di realizzare gallerie interrate per snellire il traffico e recuperare l’area oggetto di riqualificazione, il primo esempio di Boston metteva in risalto il pensiero politico che ha ispirato il progetto di interramento della via principale al centro della città americana, che già nel 1959 aveva costruito la strada sopraelevata, ma che nel 1969 l’assessore ai lavori pubblici di Boston, Fred Salvucci, dopo una serie di studi che prevedevano il congestionamento del traffico decise di intraprendere una battaglia per riuscire a fare delle strade di Boston interrate, e dopo tante peripezie e persino ostacoli del presidente Reegan, Salvucci è riuscito a inaugurare la strada nuova con un costo complessivo di 11 milioni di euro usando tecnologia italiana. In Italia invece gli interventi realizzati sono stati quelli di Roma, precisamente il Parco Regionale dell’Appia Antica, che con i fondi del Giubileo del 2000, si è riusciti ad interrare una strada che incideva sul percorso archeologico del’area, creando la galleria più larga d’Europa in soli 18 mesi e ricostruendo anche un tratto dell’Appia antica. Altri due interventi che hanno interessato Roma sono la Galleria Giovanni XXIII, che collega la Farnesina a Pineta Sacchetti, ed il tunnel della Stazione Tiburtina. Un progetto che invece sta facendo discutere è il progetto di riqualificazione del porto di Genova e della conseguente viabilità, attraverso una società Tunnel di Genova SPA con composizione di capitale pubblico composto dal 33% di quote del Comune di Genova, dell’Autorità portuale e della cassa depositi e Prestiti. Un progetto che risale al 2003 di una galleria scavata a circa 35 metri di profondità. Renzo Piano nel dibattito sulla progettazione sostiene che nella riqualificazione del territorio non si deve aggiungere volumetria, ma invece ridurre per riportare il porto alla sua originaria composizione e ricavando anche posti barca turistici, dibattito che è stato accolto favorevolmente dalla cittadinanza. Altri due interventi riguardano la parte di Milano che ha riguardato un percorso di 2 chilometri per un costo complessivo si 330 milioni di euro coinvolgendo anche i cittadini del comprensorio, ed un progetto di una galleria che collega una piccola cittadina della provincia di Imperia di 2500 abitanti con il basso Piemonte. L’architetto finiva l’intervento con la citazione del più antico traforo d’Italia risalente al 1480 e il nuovo progetto della baia di Doha.

Essendo l’onorevole Maria Teresa Amici impegnata in parlamento, la chiusura del convegno l’ha fatta il sindaco Sandro Bartolomeo, che ha esordito dicendo che molte cose dette erano condivisibili e che cominciava a parlare della storia della Litoranea, una strada che è stata un errore clamoroso per la città perché la classe politica di allora non era riuscita a comprendere che facendo allora la Pedemontana, avendo il territorio tutto libero, avrebbe permesso uno sviluppo diverso della città La motivazione ufficiale della costruzione della Litoranea era che i commercianti chiesero con forza la costruzione di questa strada, e che il governo di allora non si oppose o non volle opporsi a questa richiesta, e solo il Partito Comunista con i consiglieri comunali di opposizione di allora, in prima linea Petrone e Di Rocco, si opposero con forza e coraggio di far passare questa strada nel tessuto urbano della città, perché il ragionamento era che c’era l’Appia dove passavano pochissime macchine, senza immaginare come si sarebbe sviluppata la mobilità nel futuro, e se c’è ancora la Villa Comunale come noi la conosciamo perché il giorno dove dovevano operare le ruspe c’erano persone che ostacolarono l’operazione. Quindi all’epoca la pedemontana sarebbe stata possibile a costi contenuti e questo episodio della storia della città sta a dimostrare come le scelte giuste o sbagliate di politica possono influenzare lo sviluppo economico. Il secondo discorso è stato quello su una nuova riorganizzazione territoriale ed anche istituzionale, perché negli anni passati il dibattito sulla formazione di una provincia del Lazio Meridionale che mettesse in grado di interagire Formia con Cassino, che per loro natura sono complementari, è stato molto aspro e combattuto, perché il governo provinciale di allora nelle persone di Forte, Cusani e Fazzone hanno sempre impedito questa situazione, sostenendo di fatto un collegamento con Latina, ma che non ha portato nessun vantaggio in termini economici. E solo oggi si può cominciare a ragionare sulla problematica, anche sulla riapertura della linea ferroviaria Gaeta Cassino, ed il sindaco sosteneva che nella zona di Bevano è meglio costruire un parcheggio di 500 macchine per il servizio sosta degli abitanti di Gaeta piuttosto che una zona discarica di materiali inerti, in quanto Formia non è più in grado di sopportare una invasione di macchine esterne per stazionare nei parcheggi della città quanto Formia, ha creato centinaia di posti macchine ed è diventato il centro parcheggi più importante del territorio del Golfo. Altro nodo importante con cui era d’accordo con i relatori è l’interramento della Litoranea, seguita però dall’avanzamento della Villa Comunale che con il recupero di circa 2000 quadri permetterebbe di avvicinare Formia al mare. Il progetto di poter costruire una strada simile all’autostrada non serve a Formia, in quanto produrrebbe soltanto danni, tanto che quando il sindaco Bartolomeo era andato all’ANAS per discutere della situazione, il direttore generale non voleva neanche riceverlo in quanto pensava che fosse ancora il precedente sindaco (Michele Forte) a chiedere un progetto di 750 milioni di euro che nessun funzionario o progettista ANAS avrebbe mai firmato. L’ANAS sa che Formia ha bisogno di un collegamento veloce per l’attraversamento della città, ma non di opere grandi, bensì di una strada a due corsie, che con una spesa di circa 130 – 140 milioni di euro può permettere ai cittadini, insieme all’interramento appunto della Litoranea, di poter meglio usufruire della viabilità. Per quanto riguarda Via Vitruvio, il progetto di un nuovo piano urbano del traffico prevederà che la stessa via diventi a senso unico con allargamento dei parcheggi, in modo che i cittadini possono meglio servirsi anche dei negozi siti in questo luogo. Ovviamente la policentricità di Formia passa anche dal recupero di siti dismessi come la Salid e la D’Agostino, e sulla Salid c’è un progetto che verrà quanto prima esaminato dal consiglio comunale. Per la portualità il problema è innanzitutto risolvere senza costi aggiuntivi sulla cittadinanza l’uscita dal progetto di finanza in corso al molo Vespucci, in quanto non porterebbe beneficio, ed ancora la regione deve pronunziarsi sulla documentazione prodotta dalla società Marina di Cicerone. Infine l’assalto al territorio per lui è finito come è finita la speculazione edilizia che negli anni 60 e 70 di Formia ha martorizzato il territorio ha portato attraverso lo stesso comparto edilizio degli elementi pericolosi come la camorra che con l’edilizia ha fatto scempio della nostra città, e  se nel 1993 c’era solo a Formia l’antiquarium, oggi possiamo avere opere come il museo archeologico, il teatro e il recupero dei beni archeologici, e quindi il piano regolatore del progettista Purini, che Bartolomeo ha mantenuto nonostante scelto dalla vecchia amministrazione, è già pronto e sarà messo in discussione tra breve in consiglio. Tutti, anche la minoranza, dovranno essere d’accordo affinché Formia ritorni ad essere la bella città ammirata da tutti.

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