Sulla proposta di insegnare i testi delle canzoni nelle scuole

nelbludipintidiblu_testo_bSta facendo discutere la proposta di Dario Francheschini, Ministro dei Beni Culturali, di introdurre i testi delle canzoni nelle antologie dei libri di scuola. Ci sono, al solito, i favorevoli e i contrari. Condividiamo il commento di Silvano Rubino su Il Fatto Quotidiano: I cantautori non sono poeti e quindi il loro posto non è nelle antologie scolastiche. Questo non significa che non debbano essere insegnati a scuola, anzi. Ma devono essere insegnati nella loro identità di artisti che si sono espressi in quella particolare forma d’arte che si chiama, appunto, canzone. Quindi vanno fatti ascoltare nella forma canzone, con la musica.  E questo sarebbe possibile se la nostra scuola prevedesse un’educazione musicale decente, lezioni di educazione all’ascolto, che possano andare da Mozart a Lucio Dalla.” Lo stesso ministro sostiene però il contrario: “Questi testi sono formidabili anche senza musica”. Il che, per alcuni testi, può essere anche condivisibile. Ma è altrettanto vero che quei testi sono nati per essere cantati, per essere “recitati” su una base musicale. Oltretutto si creerebbe un grave problema: quali canzoni sì e quali no? Il panorama musicale è segnato da divisioni e laceresercizio_04azioni certamente non minori a quelle che segnano il mondo della letteratura. Con la differenza che di musica (specie quella cosiddetta ‘pop’) tutti si considerano esperti magari per il semplice fatto di aver ascoltato un’intera discografia. La domanda è la stessa che vale per i libri? Cosa rende una canzone – anche il solo testo – meritevole di essere insegnata nelle scuole? Risposto a questa domanda si può ragionare se è opportuna la proposta del ministro Franceschi oppure no.

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