Dieta-vegana-nei-bambiniHa fatto molto clamore la scorsa settimana la notizia di quel bambino, figlio di genitori vegani, che è stato ricoverato per denutrizione. Il Fatto Quotidiano riferisce che “Poi le sue condizioni sono migliorate, ma per lo stato della sua salute risultano indagate due persone: i genitori. Il sospetto degli investigatori è che i due abbiano imposto al bimbo una dieta alimentare sbagliata, in quanto risultano vegani ed evitano quindi di mangiare animali e derivati, come latte, latticini, uova e miele.” La questione importante, che più si è ignorata o non notata, è il ruolo dello Stato nei confronti della famiglia. In questo periodo di follie di diritti, dove ad ogni desiderio dovrebbe corrisponderne il riconoscimento statale, tanto che gli stessi bambini sono mercificati come prodotti di appagamento delle voglie dei genitori, non si capisce perché, allora, due genitori non possano crescere il proprio figlio con la loro ideologia vegana. Qual è il limite che non si può superare? Non si può parlare di veganofobia? Certo, si dirà, era per il bene del bambino. Vero. Verissimo. Ma chi stabilisce cos’è bene e cosa non lo è? Lo Stato che permette, in nome dello stesso stravagante e malleabile concetto di bene, di uccidere un bambino (aborto), di sceglierselo come un giocattolo su un catalogo (eugenetica), di ucciderlo quando esso è depresso (eutanasia), eccetera? Se lo Stato può tutto, quindi anche sindacare sull’educazione alimentare di un bambino (che più che alimentare è ideologica, ma tant’è), perché non può farlo, per rimanere sulla stretta attualità, sull’educazione sessuale? E, per rimanere nell’ambito dell’alimentazione, perché lo Stato non dovrebbe intervenire, allora, per “salvare” tutti quei bambini sovrappeso che, secondo la moda, non rispecchiano gli standard di benessere? Si tratta di provocazioni, certo, ma, al solito, rimane che bisogna prima rispondere alle domande che fondano le leggi, altrimenti diventa solo una questione mediatica e strumentale. Con tutte le conseguenze, ridicoli e folli, del caso.

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