Sospeso un infermiere per presunta violenza sessuale

Ospedale

Un infermiere è stato sospeso per trenta giorni dal servizio, per decisione del direttore dell’Area Vasta di Macerata, Alessandro Maccioni, in quanto indagato per una presunta violenza sessuale, che sarebbe stata consumata all’interno dell’ospedale, nei confronti di una 30enne ricoverata nel reparto di psichiatria. Ha spiegato il direttore:  “L’ho allontanato in via cautelare per tutelare l’incolumità delle persone e garantire il regolare svolgimento dell’attività assistenziale. Non posso tenere un dipendente accusato di stupro all’interno di un reparto”. Sul caso sta indagando la Squadra Mobile, diretta da Maria Raffaella Abbate, che ha individuato rapidamente l’infermiere: un 40enne, che in un interrogatorio informale avrebbe negato ogni addebito, alla Polizia avrebbe detto che lei sarebbe stata consenziente. Questa sarebbe un’ammissione di aver avuto dei rapporti con lei, ma le dichiarazioni rese da un indagato senza il difensore non sono utilizzabili in alcun modo, dunque è come se non le avesse fatte. Per Maccioni “quanto accaduto in reparto è una storia insopportabile, un caso sul quale non si può transigere anche per la pessima immagine dell’ospedale che ne viene fuori”. Gli accertamenti sono ancora in corso.   La 30enne che con l’uomo come confermano gli altri pazienti e il personale avrebbe stretto amicizia scambiandosi numeri di cellulare e messaggini ha riferito agli agenti di essere stata oggetto da subito delle avances dell’uomo, che una sera l’avrebbe convinta a seguirlo in una stanza inutilizzata del reparto, costringendola ad un rapporto sessuale. La donna dice di non essere riuscita a sottrarsi alle richieste dell’infermiere e di non essere stata in grado di dirgli di no. Sebbene quel rapporto lei non lo volesse affatto, non ci sarebbero stati tentativi di divincolarsi, né urla o richieste di aiuto che in ospedale si sarebbero. La 30enne dopo la denuncia di violenza, sarebbe stata sottoposta a visita medica specifica ed i sanitari avrebbero riscontrato evidenti tracce del trauma Il pubblico ministero di turno, il sostituto procuratore Enrico Riccioni, ha aperto un fascicolo a carico dell’infermiere e, ha disposto come prima cosa una perizia sui cellulari dei due, per vedere messaggi e foto, anche quelli cancellati eventualmente, ed avere così elementi ulteriori con cui ricostruire la storia. Inoltre è stata chiesta una perizia psichiatrica sulla donna, per valutare la gravità della patologia per cui era stata ricoverata e stabilire se si trattava di un problema transitorio o meno. Se venisse fuori che la trentenne non era in grado di intendere e di volere, anche solo in quel momento, il suo consenso,  ammesso che lo avesse dato, sarebbe nullo. In questo caso, l’infermiere avrebbe abusato di una persona che non era in grado di autodeterminarsi in maniera consapevole.

 

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