clear-app-social-networkLa notizia è c’è chi ancora si stupisce: “Facebook può permettersi di tutto. Anche di utilizzare le nostre abitudini a scopo pubblicitario. […] Ma il like non ha solo una valenza di marketing: un tot di “mi piace” è in grado di stilare un profilo fatto e finito della nostra personalità. Da una ricerca della Stanford Graduate School of Business emerge che sono sufficienti 250 like per individuare le nostre inclinazioni, dal sesso alla politica, passando per la religione e gli hobby. Insomma, sfuggire al “grande fratello” Zuckerberg sembra ormai impossibile.“ [Il Giornale] Probabilmente vale il vecchio detto popolare secondo cui niente viene dato per niente. C’è da crederlo nello spietato mondo del mercato. È sempre stato così e sempre così sarà. La differenza la giocano i social da una parte e la poca attenzione degli utenti dall’altra. Infatti i social hanno sì una capacità invasiva maggiore, ma d’altra parte anche chi sui social è presente difficilmente non si lascia travolgere e contagiare dalla banale e semplice pressione del tasto ‘mi piace’. Il problema, infatti, nasce più da questa superficialità che dal meccanismo del marketing di Facebook. Il social di Zuckenberg offre uno spazio virtuale e tutta una serie di servizi, nulla gli vieta (e pur se lo vietasse quanti sarebbero disposti a non concedergli tali informazioni pur di continuare a giocare con il giocattolo-Facebook?) di sfruttare a suo vantaggio le tracce che ogni utente lascia nell’utilizzo dei social nello specifico e di internet in generale.

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