Il sindaco di Cisterna Della Penna tentò di ostacolare il malaffare: la verità nelle intercettazioni

Della Penna

Una domanda che sorge spontanea: perché il sindaco di Cisterna ci ha messo 48 ore per prendere la decisione di dimettersi? L’inchiesta che ha sconvolto il palazzo del potere di Cisterna, con l’arresto di due assessori, il vicesindaco, due consiglieri ed altri ex amministratori e funzionari, ha travolto anche il sindaco Eleonora Della Penna che ha chiesto scusa e rassegnato le dimissioni. Questo perché le intercettazioni finora emerse la rappresentano come un’amministratrice che all’apparenza ha preferito girarsi dall’altra parte davanti al malaffare gestito dai suoi assessori e consiglieri e che, scattate le manette, ha gettato la spugna perché finita con le spalle al muro. Da una lettura approfondita degli atti sinora conoscibili, emerge però anche e soprattutto altro, il ritratto di una giovane donna che, puntando su diverse civiche ma dovendo appoggiarsi anche ai partiti per conquistare il Palazzo, ha cercato in ogni modo di mandare avanti un esecutivo composto da compagni di avventura litigiosi e affamati di potere, che ha cercato di smontare un certo modo di fare e di intendere il bene comune, puntando su competenze e gare pubbliche, e che ha cercato anche il confronto con chi, come il suo vice ora arrestato, Alvaro Mastrantoni, aveva molta più esperienza di lei, sperando magari in un aiuto, ma che veniva puntualmente pugnalata alle spalle, sabotata in ogni sua azione, ingannata. Insomma un sindaco che, seppure più di qualcosa sembra avesse intuito per quanto riguarda gli affari legati al verde pubblico, nulla sembra sapesse su quelli relativi ai lavori pubblici e che soprattutto si è scontrato con un “sistema” appunto che dalle indagini appare assai datato, noto a tanti, per non dire a quasi tutti i politici, e forse a loro molto di più di quanto lo fosse a lei. Per quanto riguarda ad esempio la gestione della raccolta rifiuti, quando Eleonora Della Penna ha deciso di chiudere con l’esperienza di Cisterna Ambiente e di bandire una gara pubblica da oltre 40 milioni di euro, ha trovato subito l’opposizione di consiglieri e assessori. Quelli a cui faceva comodo mantenere lo status quo. Il sindaco ha tentato in tutti i modi senza successo. “La gara per i rifiuti va fatta, punto, non voglio sentire storie”, dice a Mastrantoni. Sbotta anche parlando di “processioni” a Latina Scalo verso la ditta di Raffaele Del Prete. Ma dopo una riunione di maggioranza ecco il consigliere Gianni Giarola che subito stigmatizza quanto affermato dal primo cittadino definendolo, come specifica il sostituto procuratore Cristina Pigozzo, “uno sterile ed ipocrita atto d’accusa”. Vicenda diventata ancor più spinosa a seguito delle dimissioni rassegnate dal vicesindaco Marco Muzzupappa, dopo aver scoperto di essere indagato. Della Penna fa una riunione nello studio di Mastrantoni, a cui prende parte anche il consigliere Filippo Frezza, che insisteva per garantire certi interessi sulla cura del verde pubblico. Il primo cittadino ribadisce che “tutto quello che poteva fare lei lo avrebbe fatto, ma nella legalità”. Aggiunge anche che come sottolinea sempre il sostituto Pigozzo nelle richieste di arresti “bisognava andare a gara perché erano già state fatte due proroghe”, ribattendo alle critiche di Frezza e dicendo “di non essere Marco e di non avere paura di nessuna minaccia che possa provenire da quattro delinquenti e che il potere di ordinanza non può mascherare un affidamento diretto”. Ma la storia è finita diversamente.

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