Ospedale Dono Svizzero di Formia
Ospedale Dono Svizzero di Formia

Una logica di polemica è stata fatta dal consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Simeone rimarcando con una nota i ritardi che l’Amministrazione Zingaretti sta perpetuando per l’Ospedale di Formia Dono Svizzero e che una raccolta firme promossa da Francesco Carta nella Festa Democratica e dell’ Unità a luglio scorso per sollecitare le soluzioni possibili per risolvere il problema:

Meglio tardi che mai. Apprendiamo oggi che, finalmente, anche il Pd di Formia ha notato che qualcosa nella sanità, in tutto il sud pontino e della provincia di Latina non va. Come folgorati sulla via di Damasco gli esponenti del Pd hanno notato che l’ospedale Dono Svizzero di Formia è Dea di I livello solo nell’immaginazione e non nei fatti. C’è voluta una festa per avviare una petizione che, se il centrosinistra avesse anche solo per qualche minuto messo da parte le solite guerre di bandiera, non sarebbe servita. Perché era sufficiente che il Pd non si fosse piegato a mere esigenze di apparato, che non avesse temuto di contestare apertamente chi, come il loro presidente Zingaretti e la loro maggioranza in consiglio regionale, con atti tanto puntuali quanto scellerati sta distruggendo la sanità, tagliando i servizi, depotenziando i nostri ospedali. Tutte battaglie, a sostegno dei diritti dei cittadini ad avere strutture di eccellenza e cure all’altezza delle loro aspettative, che il centrosinistra della provincia di Latina si è rifiutato di portare avanti nell’ultima conferenza dei sindaci sull’atto aziendale presentato dall’ex manager Caporossi. Che i candidati sindaci del Pd e tutto il centrosinistra hanno negato tacciando, durante l’ultima campagna elettorale e nei comizi in piazza al fianco del presidente Zingaretti, il centrodestra di facili strumentalizzazioni e di utilizzare la sanità per screditare politicamente il governatore del Lazio. Oggi, però, come per magia il Pd si mobilita. E chiede l’intervento di Zingaretti per ripristinare, all’ospedale Dono Svizzero di Formia, le strutture complesse di Anestesia e Rianimazione, Radiologia e Patologia Clinica, i servizi cessati a causa del pensionamento degli specialisti per Urologia, Anatomia e Istologia Patologica. Solo oggi notano che specialità fondamentali, per un ospedale deputato alle emergenze urgenze, non hanno il primario, come nel caso della Cardiologia e del Pronto Soccorso. Si accorgono che l’emodinamica è attiva solo 8 ore al giorno, con l’esclusione dei pomeriggi, delle notti e dei giorni festivi nonostante l’impegno a renderla, almeno, operativa h12. Ci domandiamo dove siano finiti i loro trionfali comunicati per applaudire alle assunzioni di personale in deroga al blocco del turn over presentate ad ogni piè sospinto dal presidente Zingaretti ma mai concretizzate. Dobbiamo immaginare che, anche quelle, fossero solo delle agenzie propagandistiche piene di parole ma vuote di significato. Con la scelta di firmare una petizione i sindaci del Pd ammettono che, come il loro presidente Zingaretti, anche loro sono solo capaci di vendere fumo negli occhi dei cittadini. Oggi i sindaci si mostrano indignati e decisi a lottare perché l’ospedale di Formia non sia svuotato di servizi e di eccellenze. Con un po’ di fortuna si accorgeranno anche che il governo della Regione li vede in maggioranza e che basterebbe avere idee e progetti chiari per metterli in pratica. Per parte nostra siamo pronti a qualsiasi azione, come abbiamo dimostrato in questi anni ogni giorno in consiglio regionale dai banchi dell’opposizione, possa portare ad una valorizzazione dell’ospedale di Formia sul piano strutturale e dell’implementazione della pianta organica. Confidiamo che almeno da oggi in poi il Pd sostituisca le guerre di bandiera con una battaglia a favore dei cittadini pensando a risolvere ora i problemi esistenti e a mettere in atto una seria programmazione che, nel lungo termine, possa portare alla realizzazione dell’ospedale del Golfo. E, soprattutto, speriamo che il presidente Zingaretti non si mostri sordo anche ai suoi compagni di partito”.

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