In molti stanno esultando per l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica italiana.Mattarella-e-Napolitano E non sono (solo) quelli che lo hanno votato. Reazioni di giubilo (sì giubilo) si stanno registrando nel mondo cattolico. Così come si stanno registrando, nello stesso mondo, a conferma di una crisi lacerante, espressioni di disappunto più o meno velate e decise. Molti cattolici esultano perchè pensano che la presenza di un cattolico al Quirinale sia garanzia di difesa di quei valori sociali cattolici che fanno parte del patrimonio culturale e nazionale del nostro Paese. Tutto può essere e non conoscendo l’onorevole Mattarella e l’uomo Sergio, non possiamo ergerci a profeti di quelle che sono le sue intenzioni e quelle che saranno le sue decisioni. C’è però un precedente interessante che dovrebbe mordere il freno all’eccitazione collettiva che sta colpendo alcuni. Correva l’anno 1978. Non fu solo l’anno che vide tre Papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II), ma fu l’anno in cui, precisamente il 18 maggio, fu firmata dal Parlamento la legge 194: la legge che liberalizzava l’aborto. Presidente del Consiglio era Giulio Andreotti e Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Entrambi democristiani, entrambi cattolici e provenienti da quell’ambiente. È interessante, a distanza di anni e in concomitanza con la nuova elezione quirinalizia e gli annessi entusiasmi, rileggere quanto disse in merito a questo fatto lo stesso Andreotti intervistato da Vittorio Messori (in Inchiesta sul Cristianesimo). Leggiamo: “«In effetti ebbi una crisi di coscienza e mi chiesi se dovevo firmare quella legge. Ma, se io mi fossi dimesso, nessun altro democristiano poteva firmarla. Si sarebbe aperta una crisi politica senza sbocco prevedibile, in un momento grave per il Paese. Una crisi che avrebbe forse creato anche complicazioni internazionali. Con le dimissioni avrei cioè contribuito a un male maggiore di quello che volevo evitare»”. Non entriamo, ovviamente, nei meriti delle crisi di coscienza dell’uomo Andreotti, ma ci domandiamo quale possa essere il male maggiore – per un politico cattolico – di quello di rendere legale l’uccisione di vite umane, che nei decenni successivi si sarebbe rivelata una mattanza? Di tutto questo disse don Divo Barsotti (sempre riportato da Messori): «Sono tra coloro che ancora credono al giudizio di Dio: pochi giorni dopo aver firmato quella legge, Leone dovette scappare dal Quirinale in modo disonorante. Subito dopo anche Andreotti dovette dimettersi. Dicono che, se non firmavano, il governo cadeva? Ma che deve importare a un cristiano di un governo così?». C’è da stare attenti: chissà che la legge sui matrimoni omosessuali non porti la firma dei cattolici Renzi-Mattarella. Magari per le stesse “ragioni di Stato”.

admin
Author: admin

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui