Gill_Pharaoh_3395198bE alla fine ci siamo arrivati. La strategia mediatico-psicologica dell’ideologia antiumana ha trovato un nuovo modo per mietere vittime. È la storia di Gill Pharaoh a essere più chiara di quanto si immagini. La riporta l’Adnkronos: “Nessun problema di salute, solo tanta paura di ammalarsi e di non poter più badare a se stessa, risultando così un peso per la famiglia. Così Gill Pharaoh, ex infermiera inglese di 75 anni, ha scelto di ricorrere all’eutanasia. E non ha trovato ostacoli sul suo percorso: lo scorso 21 luglio le è stata somministrata un’iniezione letale in una clinica specializzata in ‘dolce morte’ a Basilea, in Svizzera.” Nascere è diventato una colpa e quindi si abortisce; vivere, anche, è diventato una colpa: per cui se ti senti un peso, di troppo, piuttosto che rassicurarti che non è così ti ammazzo. Perché la differenza con il suicidio sta qui: questo è un omicidio. Con tutti i timbri e le carte bollate statali, ma sempre di omicidio si tratta. È la resa, l’indifferenza, la mentalità egoista e menefreghista tipicamente occidentale e contemporanea, che di fronte al dolore fugge o ha come unica risposta quella di eliminare chi soffre. È un processo curioso: dopo aver sbandierato ai quattro venti l’emancipazione da ogni sorta di religione, perché il progresso avrebbe eliminato ogni malattia e ogni malessere, ma resosi conto che questo era oppio per i popoli, piuttosto che ammettere il fallimento hanno pensato bene di eliminare il malato di fronte all’incapacità di eliminare la malattia. Ma qui è di più: il malato non c’è. È una sindrome che andrà diffondendosi, dove i più deboli saranno messi in condizione di togliere il disturbo, quando non si hanno nemmeno più gli attributi per dirglielo guardandoli negli occhi. La teologia della morte avanza sempre di più. E i suoi sicari esultano orgogliosi.

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