Secondo un’indagine riportata da l’Espresso:CROCIFISSO IN UNA SCUOLA DI PALERMOCresce l’indifferenza dei giovani verso la religione, che in uno su tre non suscita più interesse, mentre le famiglie sempre meno scelgono per i propri figli una formazione scolastica di tipo confessionale. Nell’Italia che cambia sembra non esserci più spazio per i precetti religiosi e, nonostante gli sforzi della politica per spingere i genitori verso la scuola cattolica, gli italiani sembrano andare in un’altra direzione.” Non si capisce quali siano gli sforzi della politica verso la scuola cattolica ma, a parte questo commento fazioso e ideologico, quello che è da rilevare è il dato numerico. Credo non ci sia da preoccuparsi e scandalizzarsi, almeno in questo. L’errore (se di errore si tratta) è più a monte, quando si è deciso di non puntare più sull’insegnamento della religione cattolica rendendo tale insegnamento facoltativo. Da quel momento tale insegnamento ha perso importanza e, di conseguenza, stato snobbato. I cattolici non si disperino, le loro preoccupazioni dovrebbero risiedere altrove; nell’insufficienza catechetica delle parrocchie e delle sette che generano i movimenti. Che i cattolici riscoprano il gusto e il sapore della scelta individuale e non di massa, senza vomitare odio su un passato che tanto ha dato allo Stato e alla Chiesa, non è un dato negativo. Il problema sta nell’impostazione e nella prospettiva con cui si affrontano le crisi. Se, come oggi, con indifferenza e rassegnazione o, come si dovrebbe, con determinazione. Il problema, quindi, non è nella scuola. Il disinteresse dei giovani verso la religione è dovuto alla pochezza culturale e morale con cui tale religione appare. E per questo non si può chiedere l’aiuto del governo.

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