Roma, violenze di immigrati su donne e bambini. Residenti in rivolta contro centro di accoglienza

Tiburtino

C’ è stata una rivolta dei residenti di Tiburtino III contro il centro di accoglienza per immigrati gestito dalla Croce Rossa di via del Frantoio. Un eritreo, già ospite della struttura, avrebbe infatti lanciato sassi contro dei bambini che giocavano nei pressi del centro. Uno dei bambini avrebbe riferito i fatti alla madre e quest’ultima si sarebbe allora recata presso il centro per affrontare l’africano responsabile del lancio di sassi. Ne è scaturita una zuffa, con la donna che è stata circondata da alcuni immigrati e di fatto sequestrata all’interno della struttura. A quel punto in suo soccorso sono giunti sul posto numerosi residenti di Tiburtino III che avrebbero affrontato direttamente gli immigrati. Negli scontri sarebbe rimasto ferito lo stesso eritreo responsabile del lancio di sassi contro i bambini che giocavano vicino al centro d’accoglienza. Ha dichiarato Pamela, la donna che a difesa del figlio e degli altri bambini coinvolti nell’episodio si è recata nella struttura “Mi hanno sequestrata per un’ora insieme a mio nipote di 12 anni, trascinata all’interno del centro per due volte e colpita. Ho avuto paura, pensavo di morire”. Sui fatti di questa notte è intervenuta senza mezzi termini CasaPound. “La bomba sociale che temevamo scoppiasse già due anni fa, sembra essere esplosa al Tiburtino Terzo”. Con queste parole Mauro Antonini, responsabile per Cpi del Lazio, ha commentato l’episodio di stanotte. “Avevamo avvertito le istituzioni e le autorità che quel centro andava chiuso sono ospitati più di quanti la struttura ne possa contenere, non sono rifugiati politici, bivaccano per strada dal mattino a notte fonda, degradando la parte della struttura adiacente alla scuola elementare del quartiere.” Secondo il responsabile di CasaPound: “È evidente che in un quartiere periferico e abbandonato al suo destino dalle istituzioni, le presenze allogene creino malcontento tra i residenti. Solo chi specula sul business dell’accoglienza come associazioni e movimenti della sinistra romana poteva accusarci di razzismo e raccontare la favola della pacifica convivenza. Alle favole noi preferiamo la realtà e la concretezza: gli abitanti di Tiburtino III vengono prima di chiunque altro. Mi recherò sul posto per accertarmi di quanto è accaduto stanotte.”

 

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