Ieri si è giocata la terza giornata di Champions League e, come da perfetta tradizione giallorossa, la Roma ha messo in scena una gara pazzesca. Purtroppo, per i tifosi giallorossi, al limite del suicidio logico e sportivo. Una gara condizionata da un rigore subito a freddo (sembrava di rivivere le vicende dello scorso anno contro il Mnchester City) e da l’ennesimo errore difensivo. 2 a 0 dopo pochi minuti. La gara sembrava compromessa. Invece la squadra di Garcia è riuscita a ribaltarla, a chiudere in pareggio il primo tempo e ad andare sul 4 a 2 a meno di dieci minuti dalla fine (gol di Pjanic su punizione e di Iago Falque). Poi la follia. Subire due gol in un minuto e mezzo non è un problema di tattica o di uomini in campo, ma di testa. Di concentrazione. Di maturità. Tutto ciò che manca ad una Roma imbarazzante. Ora sarebbe curioso ascoltare tutti coloro, dirigenti, calciatori e giornalisti su tutti, che da anni ripetono saccenti che il problema a Roma e della Roma è l’ambiente. I tifosi insomma. Non è giunta nota che Leverkusen sia una succursale di Roma, così come non lo era Borisov. Eppure le figuracce si sono sprecate. I tifosi rimangono un ottimo capro espiatorio e agnello sacrificale di una squadra più immatura che sfortunata. Domenica la Roma ha la possibilità di guadagnare il primato in classifica; così come la qualificazione in Champions, nonostante tutto, non è compromessa. Ma sarà, al solito, una stagione stressante psicologicamente per i tifosi della Roma.

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