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Imane Laloua

Solo nel 2018 è stato finalmente dato un nome ai resti ritrovati nel 2006: infatti appartengono a Imane Laloua i resti umani ritrovati in due sacchi neri in una piazzola di sosta dell’autostrada A1. La donna di origini marocchine era scomparsa il 27 giugno 2003 durante un viaggio da Montecatini a Prato. Le  ossa scarnificate furono ritrovate casualmente nel 2006 in un bosco presso l’A/1 dopo Barberino di Mugello (Firenze). Dopo 15 anni l’esame del Dna ha confermato che si tratta del corpo di Imane. La donna è stata uccisa barbaramente e fatta a pezzi. Ora la procura di Firenze sta indagando per omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Secondo il Corriere della Sera, la giovane donna potrebbe essere stata vittima di un rito satanico ma è solo una delle ipotesi. “Facciamo appello a chiunque sia in grado di fornire indicazioni o notizie utili di mettersi in contatto con la procura di Firenze o con noi dell’Associazione Penelope”, recita il comunicato dell’avvocato Daica Rometta, che assiste Chakir Zoubida, la mamma di Imane:  “L’esame del Dna ha dato la conferma. I resti umani ritrovati nel 2006, in due sacchi neri gettati a lato di una piazzola di sosta dell’autostrada A1 appartengono a Imane Laloua. Noi dell’Associazione Penelope Toscana sosteniamo la madre Chaikir Zoubida. Non ci fermiamo nella ricerca della verità.  Bisogna capire come mai Imane sia stata uccisa in una maniera così efferata e cruenta, fatta a pezzi e gettata via chiusa in due sacchi della spazzatura. Questo è indubbiamente il momento del dolore, ma abbiamo piena fiducia nel lavoro degli inquirenti, teso ad accertare la verità dei fatti e rendere così, dopo tutti questi anni, piena giustizia ad Imane”. C’era già stata una prova del Dna per cercare Imane nel 2015 sembrò quando la comparazione fu fatta col cadavere di donna ritrovato nel 2004 a Cento (Ferrara) ma il Dna aveva escluso questa possibilità. Ha detto l’avvocato Rometta:  “Oggi siamo ufficialmente giunti alla svolta. Dopo 15 lunghi anni Zoubida avrà finalmente un luogo in cui portare un fiore e piangere sua figlia”.

 

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