Il Risorgimento può essere considerato come uno dei periodi più gloriosi della storia della penisola italiana: tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento si diffuse nella nostra penisola, la convinzione che nei diversi regni che dividevano il territorio italico, poteva nascere un’unica e grande nazione. La scintilla da cui partì l’innesco, partì dalla Francia nel 1789 che restò coinvolta nella prima parte della sua rivoluzione, il primo che teorizzò di un’Italia unita e indipendente si dimostrò lo studioso napoletano, Francesco Lomonaco, che rimase coinvolto nelle lotte per la Repubblica Partenopea del 1799, in seguito una serie di intellettuali milanesi che ruotavano attorno alla rivista “Il Conciliatore”, espressero in modo esplicito i loro ideali liberali e antiaustriaci. La reazione del governo austriaco che a quel tempo reggeva il regno Lombardo-Veneto si rivelò spietata, Pellico e Maroncelli, i due cospiratori, accusati di far parte della società, vennero imprigionati nel 1820 per dieci anni nel carcere di massima sicurezza a Brno in Moravia. In quegli anni cominciò a diffondere sempre più i suoi ideali “la Carboneria”, la più importante società segreta rivoluzionaria italiana, nata a Cosenza nel Regno delle due Sicilie, con l’intenzione di diffondere le idee libertarie, tra coloro che auspicavano di non essere soggiogati da potenze straniere, tra i suoi iscritti, annoverava numerosi esponenti della borghesia. Nel primo periodo si trovò a contrastare duramente i Borboni e il re Ferdinando 1 delle due Sicilie, poi una volta che il movimento assunse anche un carattere patriottico e anti austriaco, la Carboneria si diffuse anche nel Nord Italia. Nel 1820 i Carbonari organizzarono un’insurrezione a Napoli e l’anno dopo in Piemonte, ma in entrambi i casi, dopo un iniziale successo gratificato dalla concessione della prima Costituzione scritta, (lo Statuto Albertino, concesso da Carlo Alberto di Savoia nel 1848), le reazioni energiche delle forze conservatrici europee (Austria in testa) in breve tempo riuscirono a sconfiggere gli eserciti ribelli. A seguito del fallimento dei moti carbonari, il giovane patriota genovese Giuseppe Mazzini fondò una nuova Società, la Giovine Italia che come nelle precedenti organizzazioni, continuò a diffondere gli ideali di un’Italia unita, repubblicana e indipendente dal controllo straniero. Dopo diverse insurrezioni fallite, una volta che gli Austriaci misero in atto una serie di arresti e condanne a morte, Mazzini tentò la fuga e da quel momento dovette vivere in esilio. Il 1848 è passato alla storia come un anno chiave per scuotere e vibrare in modo determinante le coscienze e gli animi della gente, il tutto ebbe inizio da una serie di insurrezioni che scosse tutta Europa. La notizia delle ribellioni si diffusero a “velocità elettrica” anche grazie alla rete di collegamenti telegrafici predisposti per gestire il traffico delle neonate ferrovie. “Fare un quarantotto” diventò sinonimo di “creare una confusione totale”, quando in Italia arrivò la notizia dell’insurrezione popolare a Vienna, insorsero prima Venezia e poi Milano e contro le truppe di occupazione austriaca del generale Radetzky nelle cinque giornate della capitale lombarda si ritrovarono a combattere uniti da un unico ideale di ribellione: nobili, borghesi, artigiani, commercianti, operai e contadini. L’esercito austriaco, colto di sorpresa, guidato dal maresciallo Radetzky, fu costretto ad asserragliarsi all’interno del Castello Sforzesco, da lì si riorganizzò, ma nel giro di cinque giorni fu costretto a capitolare. Milano riuscì a festeggiare il suo governo provvisorio per poco tempo, in quanto l’intervento dell’esercito piemontese, in suo aiuto che diede vita di fatto alla prima guerra d’Indipendenza, non riuscì a modificare lo stato generale delle cose e anzi portò come conseguenza a una nuova sconfitta bloccando sul nascere le aspirazioni per l’ unità dell’Italia. Il 6 agosto gli austriaci rientrarono a Milano, osannati da gran parte della popolazione, ma si trattava purtroppo, di un sentimento di delusione. Nel marzo del 1848 il Governo pontificio, su pressione dei liberali, decise di partecipare insieme ai Piemontesi, alla guerra contro l’Austria, ma l’esercito di Vienna sconfisse i piemontesi prima a Custoza il 22-27 luglio 1848 e l’anno successivo nello scontro decisivo di Novara il (23 marzo 1849), dove la Prima guerra d’indipendenza italiana si concluse con la completa vittoria dell’esercito austriaco guidato dal maresciallo Josef Radetzky contro l’armata piemontese. Il papa, dopo aver inizialmente appoggiato le istanze patriottiche, rivelò di essere contrario a proseguire la guerra e questa sua dichiarazione portò al ritiro delle truppe pontificie, alleate con i Piemontesi in guerra contro l’Austria. La sua decisione suscitò lo sdegno dei liberali che avevano riposto molte speranze nella sua politica riformatrice, anche a Roma la situazione si deteriorò al punto che il ministro Pellegrino Rossi fu assassinato, il pontefice a quel punto si convinse di non poter più controllare Roma e si rifugiò, sotto la protezione di re Ferdinando II, nella fortezza di Gaeta. Roma si ritrovò senza papa, ma le serviva soprattutto un governo e vennero indette le elezioni per l’Assemblea costituente, che si tennero nel gennaio del 1849, tra gli eletti figuravano nomi illustri, quali quelli di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Nacque la Repubblica romana, ma il papa, da Gaeta, aveva nel frattempo inviato un accorato appello alle potenze cattoliche affinché, per mezzo dei loro eserciti, lo reinsediassero nei suoi domini legittimi, all’appello risposero l’Austria, la Spagna, il Regno delle Due Sicilie e, soprattutto, la Francia repubblicana di Luigi Napoleone Bonaparte. Gli eserciti delle quattro potenze invasero i territori dello Stato romano, nel tentativo di difendere la Repubblica restarono migliaia di volontari, mentre il governo fu affidato a un triumvirato plenipotenziario composto da Aurelio Saffi, Carlo Armellini e Giuseppe Mazzini. La repubblica che era nata il 9 febbraio 1849 ebbe vita breve, (durò cinque mesi), a causa soprattutto dell’intervento militare della Francia di Luigi Napoleone Bonaparte, ma in quei mesi, Roma passò dalla condizione di Stato tra i più arretrati d’Europa, a banco di prova delle nuove idee democratiche. L’esperienza della repubblica romana restò un’esperienza significativa nella storia dell’unificazione italiana poiché vide il confronto fra molte figure di primo piano del Risorgimento fra cui Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli. Tra le sue principali innovazioni sono da evidenziare il suffragio universale maschile, l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto, che diventarono realtà in Europa un secolo dopo. Una volta che Napoleone riuscì a sconfiggere la repubblica romana, Garibaldi fuggì dalla città con 4mila superstiti, per qualche settimana si mosse per l’Italia centrale nell’inutile tentativo di suscitare una nuova insurrezione, poi decise di emigrare all’estero, proprio per evitare la cattura. Il Piemonte rimasto l’ultimo baluardo riguardo la necessità di unificare la penisola, riuscì a mantenere l’indipendenza e la Costituzione scritta emanata da Carlo Alberto ( nel 1948), quando poi nel 1852 alla guida del piccolo regno sabaudo subentrò Camillo Benso conte di Cavour, questi riuscì a coordinare le due anime del Risorgimento, quella monarchica del re piemontese Vittorio Emanuele II e quella radicale dei mazziniani. Cavour dopo essere riuscito ad inserire il Piemonte nei grandi giochi della politica europea, partecipò a una guerra lontana, quella per la Crimea al fine di ottenere l’appoggio della Francia contro l’Austria. Cavour e Napoleone diventati alleati, progettarono un conflitto che avrebbe dovuto portare alla creazione di un Regno dell’Alta Italia formato da Piemonte, Lombardia e Veneto, il conflitto si concluse l’11 luglio con l’armistizio di Villafranca, i franco piemontesi vinsero le battaglie di Solferino e San Martino, ma nonostante il Piemonte avesse guadagnato la Lombardia, la possibilità di creare uno stato italiano non riuscì ancora a concretizzarsi. In quel particolare momento storico risultò determinante la figura di Giuseppe Garibaldi: con l’appoggio indiretto di Cavour organizzò una spedizione con un migliaio di ex Cacciatori delle Alpi, (un reparto creato precedentemente da lui) e si impadronì di due piroscafi con i quali sbarcò a Marsala l’11 maggio 1860. Dopo una serie di battaglie culminate con lo scontro determinante sulle rive del Volturno, il 1° ottobre di quell’anno, le truppe garibaldine sbaragliarono l’esercito borbonico e una volta che il re di Napoli si rifugiò nella fortezza di Gaeta, Cavour spedì in tutta fretta il re Vittorio Emanuele II a intercettare Garibaldi prima che marciasse su Roma. L’incontro avvenne a Teano il 26 ottobre, dove Garibaldi, per esigenze di carattere supremo, sacrificò i suoi ideali repubblicani e indicò alle sue truppe, Vittorio Emanuele come re d’Italia, i giochi erano fatti, per cui 17 marzo successivo venne infine proclamato il Regno d’Italia.
Rino R. Sortino

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

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