Braccianti

Due imprenditori del settore agricolo, il 53enne Fabrizio Tombolillo e il figlio 23enne Daniele, entrambi residenti a Terracina e titolari dell’azienda agricola Orticola Tombolillo, sono stati rinviati a giudizio per estorsione, rapina e lesioni personali aggravate. I due sono stati arrestati due volte  per avere picchiato selvaggiamente un bracciante indiano che aveva chiesto i dispositivi di protezione contro il Covid. Nella mattina del 30 aprile c’è stata l’udienza preliminare davanti al gup Pierpaolo Bortone nel corso della quale la vittima, accompagnata dal sociologo dell’Eurispes Marco Omizzolo, si è costituita parte civile gli avvocati Arturo Salerni e Silvia Calderoni. Le indagini avevano preso il via a febbraio dello scorso anno dopo che un 33enne indiano si era presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Terracina con ferite al capo riconducibili a colpi ricevuti con un corpo contundente, fratture e lesioni personali in varie parti del corpo. Era così emerso che il giovane bracciante dopo aver chiesto al datore di lavoro guanti e mascherina per evitare contagi da Coronavirus era stato licenziato e quando aveva chiesto di essere pagato per il lavoro svolto fino a quel momento era stato minacciato, preso a calci e pugni e gettato in un canale di scolo privo di sensi. Fabrizio e Daniele Tombolillo erano stati arrestati e poi scarcerati ma le ulteriori indagini condotte dal sostituto procuratore Claudio De Lazzaro avevano portato, a maggio 2020, all’emissione di una nuova ordinanza cautelare che aveva posto il padre ai domiciliari, dove si trova tuttora, e imposto al figlio gli obblighi di firma. I controlli all’interno dell’azienda di Borgo Hermada hanno portato alla luce “un sistematico sfruttamento economico, con condizioni di lavoro difformi alla vigente normativa in materia di sicurezza e sanitaria”. I braccianti erano costretti a lavorare anche 12 ore al giorno, tutti i giorni della settimana, festivi compresi, senza riposo e senza congedi per malattia, in cambio di 4 euro l’ora. Ai braccianti, tra l’altro, in busta paga veniva contabilizzato soltanto un terzo delle giornate di lavoro effettivamente prestate e nessuno era provvisto dei dispositivi a tutela della normativa di sicurezza e dell’igiene. Per cui nella conclusione dell’udienza preliminare i due, assistiti dall’avvocato Giuseppe Fevola, sono stati rinviati a giudizio.

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