Rifondazione Comunista dice: via i delegati dal palazzo comunale

Comune di Formia
Comune di Formia

Perché adesso Rifondazione Comunista c’è l’ha con i delegati che il sindaco Bartolomeo ha nominato all’inizio della sua quarta esperienza di sindaco? Forse perché non lavorano bene, o perché secondo loro sono fuori legge e quindi non possono stare nel Palazzo? Una questione di lana caprina o forse il partito ha veramente ragione? Ecco quello che scrive il partito di estrema sinistra sulla questione dei delegati dell’Amministrazione Bartolomeo:

“Il 2 Luglio 2013 avveniva l’elezione del presidente del consiglio comunale e del vice presidente. Subito dopo il sindaco Bartolomeo comunicava al consiglio comunale quali sarebbero stati gli assessori della sua giunta ed esponeva le linee guida generali dell’allora nuovo governo cittadino e concludeva il suo discorso con un imbarazzante (a nostro avviso): “e che Dio ce la mandi buona”. E non dio (ignoranti) Nei giorni successivi il sindaco Sandro Bartolomeo nominava quattro delegati. Si trattava nell’ordine di: Luigi De Santis con delega agli affari generali (poi passato ad essere capo di gabinetto del sindaco con relativa attribuzione dello stipendio); Fulvio Spertini, con delega a personale e riorganizzazione della struttura amministrativa; Patrizia Menanno, con delega a trasparenza, legalita’, pari opportunita’, rapporti con l’universita’ di Cassino e del Lazio Meridionale e Giovanna Grimaldi, con delega all’organizzazione e gestione dell’Archivio Storico Comunale. Infine nel settembre dello stesso anno Loredana Martellucci riceveva la delega a “Tutela della salute e del benessere della donna e del bambino: prevenzione e promozione”, nonché dei “rapporti con Enti e istituzioni interessati” a tali settori. Per sgombrare il campo da eventuali equivoci teniamo a precisare che tutti hanno svolto e svolgono tutt’ora tale compito a titolo completamente gratuito, ma la domanda è una altra e cioè:“possono svolgere il ruolo di delegato, soprattutto se esterni al consiglio comunale?” L’Art. 70 dello statuto comunale – che tra l’altro necessità di una forte rivisitazione visto che presenta numerose incongruenze – recita: 1. Gli Assessori Comunali possono essere preposti dal Sindaco ai vari rami dell’Amministrazione Comunale, con poteri di firma ed esercizio delle funzioni delegate. 2. Il Sindaco può designare con proprio provvedimento altri cittadini, con esclusione dei consiglieri comunali, per l’esercizio delle funzioni di programmazione, organizzazione e realizzazione dei servizi in determinati settori, con obbligo di risponderne direttamente a lui per l’approvazione e l’adozione o la proposta dei necessari provvedimenti. 3. I cittadini prescelti devono possedere i requisiti per ricoprire la carica di Consigliere Comunale. Non aiuta l’assenza dall’albo pretorio degli atti ufficiali con i quali è avvenuta la nomina, così da poter capire i riferimenti normativi ai quali si sono ispirati per trarre la legittimazione degli incarichi attribuiti. E’ però chiaro che lo statuto comunale non può sostituirsi al Testo Unico degli Enti locali (T.U.E.L.), che disciplina e regolamenta la vita anche del nostro comune. Dalla lettura di esso abbiamo capito una cosa: “aldilà delle figure ufficiali e funzionali a livello amministrativo ( Sindaco, Consiglio Comunale e Giunta), rimane muto, cioè non prevede esplicitamente altra figura istituzionale locale, sia espressamente che indirettamente o per combinato disposto di sue norme previsionali”. Qualche sindaco ha risolto il problema all’italiana, cioè sostituendo la figura del delegato del sindaco con l’incaricato del sindaco, ma anche qui rimangono molti dubbi sulla validità giuridica dell’incarico, non essendo la figura dell’incaricato prevista dal T.U.E.L. , ma si sa gli amministratori ne sanno una più del diavolo e del diavolo si fanno scudo. A questo punto è lecito porre delle domande: A che titolo i delegati accedono ad atti pubblici, quando un normale cittadino è costretto a depositare un accesso agli atti e se è fortunato – che non gli viene bocciato – deve attendere anche trenta giorni per poter ricevere copia della documentazione richiesta; a che titolo inoltre si muovono all’interno del palazzo comunale; a che titolo intervengono nell’assise comunale per pareri e relazioni. Sono tutte domande che poniamo all’attenzione di chi è chiamato a far rispettare l’applicazione della legge. Nel dubbio chiediamo che venga interrogato il Prefetto di Latina sulla correttezza o meno dell’attribuzione dell’incarico di delegato a figure esterne al consiglio comunale. Nel caso di parere negativo chiediamo che i delegati siano allontanati dal palazzo comunale, venendo così ripristinata la legalità.”

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *