Il ricordo della tragedia di Rigopiano attrraverso Fabio Salzetta, uno dei sopravvissuti

Fabio Salzetta
Valanga

Una tragedia che si poteva evitare facendo tutto secondo le regole, ma così non è stato. Ecco che il ricordo di uno dei sopravvissuti di quella tragedia costata 29 morti riporta alla luce ciò che è accaduto a  Rigopiano: “Quello che è successo mi tormenta tutti i giorni. Non ho più Linda né un il lavoro”. Chi parla è Fabio Salzetta, uno dei sopravvissuti alla valanga che ha travolto l’Hotel Rigopiano provocando 29 morti, perché non riesce a dimenticare. Una delle vittime di quel maledetto 18 gennaio 2017  è stata sua sorella, come lui era dipendente del resort alle pendici del Gran Sasso. Fabio  si è salvato per caso: stava portando trasportando il pellet nel locale caldaie, rimanendo chiuso dentro mentre altri due suoi colleghi, insieme a lui, sono stati travolti dalla slavina, la “assassina silenziosa” come l’ha chiamato il ragazzo. Lui si è salvato, ma la sua vita è cambiata per sempre: oltre alla sorella, ha perso colleghi, amici e anche il lavoro. La dinamica della disgrazia è questa: il 18 gennaio, tre scosse di terremoto provocarono una valanga di grandi proporzioni che si distaccò dal monte Siella. La massa di neve, tronchi d’albero e terra raggiungeva e travolgeva l’Hotel Rigopiano, spostandolo più a valle di oltre venti metri per cancellarlo sotto una coltre bianca. Giampiero Parete, altro sopravvissuto miracolosamente risparmiato dalla valanga lancia l’allarme: “È caduto, è caduto l’albergo”. Ma le sue richieste d’aiuto caddero nel vuoto in una lunga catena di equivoci e incredulità. Per ore nessuno credeva che l’albergo sia crollato, con 40 persone all’interno, quattro delle quali bambini. Le vittime sono state 29, i sopravvissuti 11. È la tragedia più grave causata da una valanga avvenuta in Italia dal 1916. Nell’inchiesta penale aperta dalla procura della Repubblica di Pescara ci sono 23 persone indagate, fra cui l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, il presidente dell’amministrazione provinciale di Pescara, Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e numerosi dirigenti pubblici. Salzetta ha raccontato di come tutti avrebbero voluto lasciare l’hotel prima della valanga. Erano spaventati dalle scosse di terremoto e tutti avevano i bagagli pronti per scappare via. “Ricordo bene quella fila di auto, le facce nervose”, ha rivelato il 27enne di Penne, convinto che prima o poi sarebbe arrivato lo spazzaneve. Lui ha ricordato la valanga così:  “Che è stata silenziosa. Nessun boato, nessuno spostamento d’aria. Un fruscio forte, come la neve che cade da un tetto troppo pieno. Ho sentito anche il rumore di un solaio che si incrinava, il legno che si spezzava”. Fabio lavorava nel resort e si è salvato perché nel momento in cui la neve ha travolto la struttura era andato a prendere il pellet per ricaricare la caldaia. “Il pellet mi ha salvato la vita. Io, Giancaterino, D’Angelo e Faye Dame stavamo portando i sacchi da qui a qui”, ha raccontato l’uomo ricostruendo quei drammatici momenti. Subito dopo la valanga, Salzetta ha visto l’altro sopravvissuto perché fuori dall’hotel, il cuoco Giampiero Parete. “L’ho visto che era vicino al ruscello, sprofondato nella neve fino al petto. Sotto shock. L’ho tirato fuori e siamo andati insieme alla sua macchina nel parcheggio al lato del resort. La valanga l’aveva presa a metà, pochi centimetri e l’avrebbe rovesciata come le altre”, ha detto parlando poi delle varie telefonate fatte ai soccorritori per avvisare che quell’hotel non esisteva più e che sotto c’erano delle persone intrappolate: “Non ho ancora capito perché non ci hanno creduto subito”. Il 27enne è l’eroe silenzioso. Fu lui a indicare ai soccorritori dove cercare i bambini, che poi furono salvati , circa 48 ore dopo il disastro  Ma quando lo chiamano eroe, Salzetta dice così:  “E vero che alcuni bambini sono stati salvati, ma ora non hanno più i loro genitori. Come io non ho più mia sorella”. Anche Linda  lavorava al Rigopiano, è stata ritrovata senza vita solo cinque giorni dopo la valanga. Ha ricordato con dolore la sua morte:  “Era in cucina, davanti al lavabo. Lei era addetta alle camere, ma alle 15 si era offerta di aiutare in cucina. Quando è arrivata la valanga, stava lavando i piatti. È morta così”. A un anno di distanza  rimane molta tristezza ma anche molta rabbia, come ha raccontato lo stesso Fabio:  “Io e la mia famiglia  siamo stati lasciati soli . A casa hanno abbandonato tutto. Mia madre e  mio padre avevano una trentina di animali tra mucche da latte e vitelli, rifornivano una ditta casearia. Ma hanno venduto tutto , un po’ per i crolli dello scorso inverno che hanno dimezzato le stalle. Ma, soprattutto per quello che è successo a Linda.  Non c’è più la forza di fare le cose. Mia sorella viveva con loro. I miei genitori hanno entrambi 63 anni. Prima della tragedia mia mamma aiutava mio padre e Linda  aiutava la mamma a mandare avanti la casa. Lei era la figlia maggiore”. Oltre al danno si è aggiunta la beffa.  “Linda è morta sul lavoro ma l’Inail non ha neppure riconosciuto la pensione alla mia famiglia”. Fa quel drammatico giorno Fabio non lavora più:  “Con il crollo dell’Hotel, dove ero assunto a tempo indeterminato dal settembre 2015 anche io ho perso il lavoro. Adesso un lavoro fisso non ce l’ho. Faccio qualche lavoretto per andare avanti. Per quello che è successo non me la prendo con nessuno in particolare. Sono tutti colpevoli, ognuno secondo la propria responsabilità. Il lavoro prima di tutto e poi mi piacerebbe crearmi una famiglia”.  Il ricordo di quel giorno pesa ancora, come la valanga che ha travolto la sua vita e quella di sua sorella Linda, ma lui desidera solo una vita normale, con tanto di posto di lavoro per cominciare da capo.

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