IMG_20150902_184616 -Sig. Berardi la sua storia incredibile, come si è sviluppata?
Ho sempre svolto l’imprenditore in Africa nel campo delle costruzioni, da circa 25 anni sono stato impegnato in diversi paesi Africani e un bel giorno sono stato contattato per un progetto particolarmente interessante da una delegazione governativa della Guinea Equatoriale per andare a visitare il loro paese, per cercare di installare la società in loco. Nell’illustrare i loro progetti di infrastrutture per il futuro, la loro intenzione era di formare una nuova società in Guinea Equatoriale, che aveva come azionista di referenza il Vice Presidente della Guinea, che all’epoca era Ministro dell’Agricoltura e Foreste, la persona più importante del paese. E’ chiaro che la cosa mi preoccupò senza alcun dubbio, da una parte c’era l’ambizione lavorativa, sapevo che sarei stato un privilegiato in termini lavorativi, dall’altro sapevo che la situazione era alquanto delicata perché avevo avuto sentore che la persona con cui avrei avuto a che fare era una persona alquanto stravagante, con un carattere del tutto particolare ecc.. Installai pertanto la società iniziando la mia attività con un principio preciso, fare in modo che la gestione e l’esecutivo dell’impresa rimanessero completamente nelle mie mani: ho inteso mantenere la mia autonomia e così rimase in effetti. L’impresa lavorava benissimo, faceva lavori di dimensioni importanti, poi un bel giorno in occasione di una operazione finanziaria con trasferimento di denaro presso un fornitore, con l’operazione rimasta bloccata in Francia, iniziò il mio calvario. Subito io e i miei collaboratori ci mettemmo alla ricerca di indizi, per capire cos’era realmente accaduto, venne fuori che la mia impresa e il mio nome erano indagati nell’ambito di un processo americano in California per riciclaggio di fondi internazionali e altre accuse: il mio nome faceva parte dei movimenti economici e per questo anche io ero accusato. “Casco dalle nuvole”, come società non avevamo mai effettuato alcuna operazione finanziaria negli Stati Uniti, quindi immediatamente ci mettemmo in contatto con il procuratore della California, che ci fornì i dettagli del processo e dell’inchiesta. Risultò che la mia società trasferiva a mia insaputa decine e decine di milioni di Euro e grazie a questo, avevano già effettuato diversi acquisti negli Stati Uniti sotto forma di jet privati, ville faraoniche, addirittura la collezione di Michael Jackson. ecc.-
-Cosa riuscì a verificare?
Guardando i documenti contabili, vidi che non c’era traccia di documenti, scoprimmo in effetti che il mio socio in complicità con le banche locali, da sempre legate alla sua famiglia, avevano costituito conti correnti bancari paralleli a nome dell’impresa, a firma sua ma a mio nome, come amministratore unico. Allora non mi è rimase altro da fare che inviare tutti i documenti negli Stati Uniti con tutte le contabilità e i certificati dell’impresa: a seguito dell’inchiesta, negli Stati Uniti mi trasformano da indagato a parte lesa, quindi vittima della “cleptocrazia”. Da quel momento il mio profilo cambiò da un giorno all’altro e per il mio socio diventai la bestia da abbattere, da amico diventai il nemico numero uno, inoltre sono detentore di tanti segreti della Repubblica, quando ho lavorato in varie parti del paese e ho anche conosciuto personaggi di un certo livello. A seguito di un Consiglio di Amministrazione che avevo presenziato, mi fecero arrestare, volevano che mi assumessi qualche colpa, ma nel momento in cui decisi di essere del tutto trasparente, fornii a tutti le mie verità e questo è stato il solo modo di proteggermi. Mai al mondo avrei accettato un compromesso, in fondo la mia è stato anche un modo di proteggermi, perché nel momento in cui tutto il mondo seppe, tutte le organizzazioni umanitarie tra cui Amnesty International, Human Right Watch ecc. e tantissime altre a livello mondiale, si impegnarono a vari livelli della Comunità Europea, fino allo stesso Kofi Annan che prese la situazione con energia in mano,essendo il responsabile attuale dei diritti dell’uomo presso l’ONU. Tante sono state le sofferenze che ho subito in carcere così come a livello morale la mia famiglia, però quando decisi di lottare in prima persona, ero convinto di stare in prima linea a combattere come un leone e non guardare le ferite. La mia depressione la cercai di trasformare in grande “grinta”, altrimenti mi sarei suicidato, mi hanno sottratto tutti i beni, poi una volta rientrato in Italia in condizioni anche difficili, praticamente è cambiata la mia vita.
-Durante la sua permanenza forzata nelle carceri della Guinea, chi l’ha aiutata moralmente e anche sotto l’aspetto pratico?
Mi ha aiutato moralmente avere un carattere abbastanza forte, la mia famiglia mi ha dato prova di energia straordinaria, tanti giornalisti mi hanno appoggiato e hanno permesso di percepire che c’era una forza dietro di me, che non mi avrebbero abbandonato: hanno fatto sentire inoltre il loro affetto “le mie donne”, dalla mia prima moglie, alla seconda, ad una terza signora che stava lì sul terreno e d’accordo con mia moglie riusciva ad inserirsi e passare attraverso “le file”, riusciva ad alimentarmi con i viveri e rifornirmi in medicine, soprattutto mi ha permesso di stare in contatto con il mondo, anche se poi ne ho subito le conseguenze: ogni volta che prendevo il telefono, gli aguzzini sapevano che c’era un’intervista che effettuavo e il giorno dopo si scagliavano contro di me con una violenza inaudita, ma il giorno seguente ero pronto nuovamente a ricominciare la mia battaglia. La grande forza che ho sentito dentro mi ha permesso di resistere, ho passato 20 mesi praticamente in una cella d’isolamento, con temperature che in media arrivavano a 42-45 gradi, ho perso 35 Kg, sicuramente il fatto di essere abituato ai climi africani mi ha permesso di avere una resistenza particolare a quelle condizioni proibitive.
-Sig. Berardi ma la diplomazia Italiana che ruolo ha avuto nella sua vicenda?
Sapevano ormai tutto, che mi tenevano incarcerato ingiustamente e la tortura era stata ufficializzata attraverso fotografie e registrazioni che io riuscii a divulgare, eppure la diplomazia Italiana è stata praticamente inutile. Pur sapendo che tenevano dentro un connazionale ingiustamente, la nostra diplomazia dimostrò la presenza solo parzialmente all’ultimo momento, quando hanno videro che non mi tiravano fuori nemmeno dopo i tempi regolamentari ed era palese l’ingiustizia su di me.La mia liberazione alla fine è arrivata grazie ad un movimento umano forte, negli ultimi momenti l’avvocato Perrino oltre a fare delle azioni a larga scala presso l’Unione Europea con proteste fortissime contro la Spagna e l’Italia, era riuscito a svolgere pressioni verso le diplomazie americane e la Corte Penale Internazionale, lanciando inoltre delle denunce penali militari di cui ancora non si è avuta risposta. Attualmente il mio pensiero e la mia preoccupazione sono nei confronti di tre connazionali rinchiusi nella stessa prigione dove mi trovavo io e la stessa Farnesina non se ne sta interessando affatto, stanno nello stesso problema di procedure non rispettate, senza entrare nel merito giuridico, se hanno torto o hanno ragione, se sono colpevoli o innocenti.

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

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