bailey-matthewsSta impazzando sui social il video di un bambino di 8 anni, Bailey, che ha vinto una gara di triathlon. Il motivo di tanto entusiasmo sta nella storia di questo ragazzo inglese. Questa la sua storia “Bailey nasce a Worksop, nel Nottinghamshire, con nove settimane di anticipo. Da quando ha un anno e mezzo sa di avere un problema neurologico che colpisce i muscoli e le capacità motorie, e rende difficile mantenere l’equilibrio.” [Fonte: TGCOM24] Il racconto dell’ultima parte di gara è davvero commovente: “Sembra impossibile, eppure non solo Bailey completa il percorso, ma negli ultimi venti metri decide di lasciare andare anche il sostegno a quattro ruote che lo aiuta a camminare. Cade, una prima, una seconda volta, ma taglia il traguardo tra le grida di incitamento della folla” Tutto molto bello, davvero. Con un piccolo ‘ma’. I media che gli hanno dedicato i vari servizi ai tg e che rilanciano il video sui social, sono gli stessi che, come megafoni della dittatura culturale oggi vigente, considerano il piccolo Bailey uno scarto. Sì, uno scarto; una “cosa” da abortire, anche se già nato perchè le moderne tecnologie non sono state in grado di capire che dopo diciotto mesi si sarebbe ammalato gravemente. Perché un bambino malato, che non si sa quali prospettive di vita possa avere, oltretutto lontano dagli standard edonistici occidentali, non è più una persona – per i nostri pensatori e governatori – ma una cosa, un peso, di cui liberarsi il prima possibile. Per risparmiargli sofferenze, magari. Ma anche per impedirgli di provare l’orgoglio di dimostrare a un mondo ottuso che egli non è una cosa, ma una persona, capace di far commuovere tanti benpensanti che magari sono capaci di commuoversi solo di fronte alle ultime prestazioni del loro iPhone.

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