damiettaDopo gli attentati alla redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo, uno dei temi caldi tornato alla ribalta è quello dello scontro tr a le religioni. Più nel dettaglio lo scontro che la religione musulmana (o una sua interpretazione fanatica) ha con i cosiddetti infedeli, cioè tutti i non musulmani. Più di qualcuno si è prodigato a tirare fuori dalla naftalina uno di quei temi caldi che, nell’opinione pubblica, è tanto caro e sembra mettere tutti d’accordo. Ma sul quale ci sono troppi luoghi comuni che impediscono una seria analisi di quel fenomeno e, soprattutto, un’onesta riflessione e valutazione dei fatti che oggi stanno accadendo. Stiamo parlando delle crociate. Per fare luce su questo fenomeno di cui si dice tanto ma si sa poco, ci affidiamo alle parole di due grandi autori. Il sociologo delle religioni Rodney Stark e lo scrittore Gilbert Keit Chesterton. Leggiamo: “A differenza della Terra Santa, la Spagna moresca era estremamente più ricca, possedeva terre fertili in abbondanza, ed era più vicina. Tuttavia, quasi nessuno rispose all’appello per la crociata contro i mori, mentre solo vent’anni dopo, diecimila europei partirono per le aride terre della lontana Palestina – e non una volta sola! Perché? Perché la Spagna non era la Terra Santa! Cristo non aveva percorso le strade di Toledo, né era stato crocifisso a Siviglia.” [R. Stark – Un unico vero Dio] E ancora: Crociate-3Il critico […] sembra dimenticare completamente che molto prima che i crociati sognassero di entrare a cavallo in Gerusalemme, i musulmani erano quasi entrati a Parigi. Sembra dimenticare che se i crociati riuscirono quasi a conquistare la Palestina, si trattò solo di una rivalsa nei confronti dei musulmani che avevano quasi conquistato l’Europa. […] La Crociata fu un con­trattacco. L’esercito difensivo passava a sua volta all’offensi­va e respingeva il nemico.” [G. K. Chesterton – La nuova Gerusalemme] Ci si interroghi oggi, di fronte alla brutalità degli attacchi, se non conviene attrezzarsi per difendersi, per difendere chi non può difendersi, piuttosto che ostinarsi a dialogare con chi non vuole nemmeno parlare.

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