imagesIl meccanismo di rimozione dei brutti ricordi è uno dei trucchi di cui si serve la nostra coscienza per affrontare la vita, per superare i dolori e andare avanti guardando il futuro, senza girare la testa indietro. E’ un meccanismo importante quello della rimozione, ma rimuovere le scorie che ci impediscono di vivere serenamente, non vuol dire cancellare la memoria, senza memoria non avremmo nulla con cui ancorarci al presente. Per questo, gli stati celebrano i riti della memoria collettiva, per questa ragione esistono i musei, i sacrari e i monumenti, a Cinisi, un paese della Sicilia, il paese di Peppino Impastato, il senso della memoria pare non esista. Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino è stato un giornalista, attivista e poeta italiano e dai microfoni della sua radio denunciava crimini, affari e complicità della mafia, lo uccisero che non aveva ancora trent’anni il 9 maggio del 1978 su ordine del boss Ivano Badalamenti e alla sua morte, il regista Marco Tullio Giordano gli dedicò un film dal titolo “ I Cento passi” che erano quelli che separavano l’abitazione del giornalista da quella del boss che ne avrebbe poi ordinato la morte. Il numero “cento” è un numero ricorrente a Cinisi perché cento sono anche gli anni di Procopio Di Maggio, il capomafia più anziano del mondo, con un figlio uscito e un altro condannato all’ergastolo, che proprio recentemente ha festeggiato il suo compleanno con fuochi d’artificio, che si sono visti perfino dall’aeroporto di Palermo, dedicato a Falcone e Borsellino, i due magistrati massacrati dalla mafia. Santino Di Matteo era il pentito di mafia che aveva indicato agli inquirenti, Giovanni Brusca, come autore di molti delitti decisi dalla cupola, Giuseppe Di Matteo suo figlio, venne rapito dalla mafia e quando Giovanni Brusca, fu condannato in primo grado, ordinò di far uccidere il bambino che precedentemente aveva fatto rapire. Non fu difficile uccidere il piccolo, confessarono i suoi aguzzini, due anni di prigionia lo avevano ridotto ad uno scheletrino senza forza, non aveva più muscoli, era diventato come il burro, per cui fu un gioco da ragazzi strangolarlo e poi scioglierlo nell’acido. Giovanni Brusca “lo scanna cristiani”, com’era definito nell’ambiente di cosa nostra, colui che riuscì a premere il pulsante della strage di Capaci, è riuscito a trascorrere in base alle normative vigenti, le feste di fine anno a casa, in compagnia dei suoi familiari. C’è amarezza a dir poco, nelle parole della madre del piccolo Giuseppe, “ non potrò neanche mai depositare un fiore sulla tomba del mio piccolo, ma il mio angelo è sempre con me in tutti i momenti della giornata, io prego sempre e lui veglia su di me”. La legge ha le sue norme, ma una legge che non ha rispetto per la memoria, che ignora dolori tragedie altrui, corre il rischio di essere una legge ingiusta: si sa che non c’è niente al mondo che ricompensi il dolore umano, ma sarebbe il caso che proprio la legge imponga il rispetto per il dolore altrui, perché la domanda sorge spontanea: era proprio il caso di premiare Giovanni Brusca?
Rino R. Sortino

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

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