Il professore Giostra difende la nuova riforma voluta dal ministro Orlando

Giostra e Orlando

E’ una riforma voluta dal ministro Orlando, quella delle misure alternative al carcere per reati fino a 4 anni, ma è scoppiata subito la polemica riguardo questo provvedimento: il professor Glauco Giostra ha presieduto la Commissione e gli Stati generali sul carcere voluti dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il suo parere sui contenuti delle modifiche normative, espresso nell’ambito di una intervista rilasciata a Repubblica, è sintetizzato in questa asserzione: si alla riforma e non vi è nessun salvacondotto per i ladri, come qualcuno sostiene. La verità è che “una prigione senza speranza è solo una scuola del crimine”. Sentire che la riforma porta fuori dalla galera ladri e mafiosi lo ha amareggiato moltissimo ma basta leggere il provvedimento per rendersi conto che le polemiche sono “infondate”. Eppure Lega e M5S hanno sollevato più di una obiezione alla possibilità di far scontare fuori dalle celle le condanne a pene sotto i 4 anni. Il giurista ha risposto che “è dal 2013 che il limite di pena per l’affidamento è stato portato a 4 anni: per la detenzione domiciliare ordinaria il limite è di 2 anni, tranne che per le ipotesi umanitarie (madri, malati, ultrasessantenni) che è fino  a 4 anni, e per gli over 70, che è senza limiti”. La riforma in sostanza introduce la possibilità di scontare ai domiciliari la pena fino a 4 anni “per eliminare l’incongruenza che consente di beneficiare della misura più favorevole, cioè l’affidamento, e non di quella più restrittiva, cioè la detenzione domiciliare”. In ogni caso non c’è un diritto alle misure alternative. Occorre che ci siano “particolari meriti e non ci sia il pericolo di recidiva”. Da considerare  che per il nostro codice il furto è punito fino a 6 anni, ma non sempre viene dato il massimo della pena. Quindi con la riforma Orlando i ladri potrebbero realmente restare fuori. Giostra osserva che le pene per il furto sono abbastanza consistenti perché spesso ricorrono le aggravanti e “comunque già ora l’autore di un furto può ottenere, se meritevole, l’affidamento in prova”. Nessun salvacondotto particolare per i ladri insomma con la nuova normativa Orlando, come qualcuno invece ha sostenuto. Quanto al carcere duro (41 bis) “tutto resta disciplinato come oggi. Se qualcuno individua vantaggi per i mafiosi allora li denunci”. Non si può inoltre subordinare la concessione di agevolazioni alla costruzione di nuove carceri. Ha osservato Giostra:  “Vent’anni fa il Consiglio d’Europa parlando di sovraffollamento carcerario suggerì di cercare il rimedio nel ricorso alle misure alternative e alla depenalizzazione, nonché in casi di emergenza, ai provvedimenti di amnistia e indulto. Mentre sconsigliava di creare nuove strutture penitenziarie”. Del resto il carcere duro non elimina la delinquenza: “Il carcere come camicia di forza come immobilità per non far male è pura follia, è antieducativo”. Statistiche internazionali dimostrano che “il carcere come cieca segregazione è criminogeno e spinge alla recidiva”. Attualmente la popolazione carceraria italiana, distribuita in 231 carceri, stando ai numeri riportati dal Messaggero,  è di 58.163 detenuti, di cui 19.765 stranieri. La capienza regolare dovrebbe essere tuttavia di 50.589 con un tasso di affollamento del 115 per cento nel 2017. Le misure alternative al carcere sarebbero quantificabili in 49.629. Sarebbero 23.020 i detenuti usciti dal carcere e andati ai domiciliari per effetto della legge 199/2010. Sarebbero 31.883 i detenuti per reati contro il patrimonio di cui 8.929 stranieri. 22.609 quelli per reati contro la persona di cui 7.006 stranieri.  19.752 per reati di droga di cui 7.386 stranieri. 7.048 per associazione a delinquere di stampo mafioso di cui 95 stranieri.

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