Latina Biz – Servizi Notizie Eventi Informazioni Gaeta,Politica,Province Presidio dei Comunisti Italiani di Gaeta contro Lega-M5S: “E’ un altro Governo contro i lavoratori”

Presidio dei Comunisti Italiani di Gaeta contro Lega-M5S: “E’ un altro Governo contro i lavoratori”



Il Partito Comunista di Gaeta ha preparato una nota inviata alla stampa dove è stata fatta una iniziativa di protesta contro il governo Lega – M5S: “Nella mattinata di Domenica si è tenuto nei pressi del lungomare di Serapo a Gaeta un presidio informativo e di protesta del Partito Comunista. A partire dallo slogan “Lega-M5S, un altro Governo contro i lavoratori” si è contestato in particolare proprio l’insieme di misure che forse più hanno contraddistinto l’esecutivo “giallo-verde”, ovvero quelle per l’istituzione del “reddito di cittadinanza”, la “quota 100” per le pensioni e la “flat tax”. Tramite i volantini distribuiti e il dialogo con i militanti comunisti,  molti cittadini hanno così potuto apprendere meglio e spesso per la prima volta tante questioni che l’attuale governo si guarda bene dal raccontare. Quanto al “reddito di cittadinanza”, spacciato per un diritto universale atto a creare posti di lavoro, c’è da dire invece che i requisiti d’accesso sono molto ristretti e riguarderanno solo i più bisognosi, vincolando tramite Patto di Lavoro tutti i maggiorenni delle famiglie interessate. La prestazione durerà 18 mesi, rinnovabile una sola volta e si dovrà accettare una di tre offerte di lavoro, pure da tutta Italia, per un reddito troppo basso per campare lontani da casa, solo in minima parte spendibile in contanti e comunque non risparmiabile. Non si genererà occupazione stabile, mentre i padroni avranno contributi e una massa di lavoratori dalle fasce più deboli, sfruttati per mansioni molto basse a breve termine. Tutto pagato dallo Stato, ossia soprattutto con le tasse prelevate dalle classi popolari. Se si considera pure che è stato preservato il Job Act e non reintrodotto l’art.18, allora è fin troppo evidente che nel complesso questa manovra non ha avvantaggiato la classe lavoratrice.  Se in termini del lavoro non si è favorito coloro che più di tutti andavano supportati ovvero quelli che producono la ricchezza con la propria fatica e quanti vorrebbero fare altrettanto per acquisire dignità sociale, in termini pensionistici e fiscali il Governo riesce ad essere altrettanto ingiusto. Non si è abolita davvero la “Fornero” come si va sbandierando, ma tramite la “quota 100” si sono invece introdotte penalizzazioni che colpiscono paradossalmente proprio chi più ha duramente lavorato in vita sua o è comunque svantaggiato in partenza. A chi accetta questo accordo pensionistico, spesso perché disperato per le proprie condizioni di lavoro, viene tagliato fino a circa 1/4 dell’assegno previdenziale, decurtazione che per le donne può arrivare al 40%. Inoltre la quota sarà praticamente irraggiungibile se si svolgono lavori usuranti o discontinui, o se si è giovane, in particolare del Sud. Con la “flat tax” solo per lavoratori autonomi invece è stata agevolata la fascia medio-alta delle partite Iva e non le imprese individuali. Gli “autonomi” nella maggior parte dei casi pagheranno imposte sostitutive in proporzione inferiori a quelle ordinarie dei lavoratori dipendenti. nSi potrebbe concludere dicendo che se i precedenti governi hanno fatto gli interessi dei padroni, questo da un colpo al cerchio e uno alla botte. Benefici a padroni e lavoratori autonomi medi, mance avvelenate agli indigenti, niente per i lavoratori dipendenti. In tutt’altra direzione vanno invece le proposte del Partito Comunista che si prepongono come obiettivi una politica della piena occupazione tramite nazionalizzazioni dei settori strategici e monopolistici e un grande piano di interventi strutturali sul territorio italiano, di ripristino di diritti, abolizione della precarietà  e fissazione di un salario minimo intercategoriale, di riduzione generalizzata delle imposte sui redditi da lavoro, alleggerimento della pressione fiscale sulle piccole attività e tassazione dei grandi patrimoni e multinazionali, di abolizione vera della legge Fornero e riduzione a 60 anni della età pensionabile.  Lavorare meno, lavorare tutti, lavorare meglio a parità di salario si può. E’ così che si dà vero potere ai lavoratori per costruire una Italia socialista.”

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