Invito presentazione
Invito presentazione
Libro di Antonio Punzo e di Antonio Miele
Libro di Antonio Punzo e di Antonio Miele
Marcello Caliman e Don Luigi Mancini
Marcello Caliman e Don Luigi Mancini
Sant'Erasmo
Sant’Erasmo
Coro Santa Caterina di Alessandria di Castellonorato
Coro Santa Caterina di Alessandria di Castellonorato
Pianta della Chiesa di Sant'Erasmo
Pianta della Chiesa di Sant’Erasmo
Don Antonio Punzo
Don Antonio Punzo
S. E. l'Arcivescovo Fabio Bernardo D'Onorio
S. E. l’Arcivescovo Fabio Bernardo D’Onorio
Don Alfredo Micalusi
Don Alfredo Micalusi
Margherita Agresti e Giuseppe Napoletano
Margherita Agresti e Giuseppe Napoletano

Nella serata del 31 maggio c’è stata nella chiesa di Sant’Erasmo di Formia la presentazione del libro di Mons. Antonio Punzo, già parroco di Sant’Erasmo e attuale parroco di Santa Caterina d’Alessandria di Castellonorato di Formia e di Antonio Miele, apprezzato erudito locale. Moderava l’incontro culturale il diacono e giornalista Marcello Caliman. All’inizio c’è stato il saluto del parroco di Sant’Erasmo don Alfredo Micalusi, che ha mostrato profonda stima e ammirazione per la figura del suo predecessore che 45 anni fa, in occasione dei lavori per la ristrutturazione della chiesa iniziava al contempo un lungo lavoro culturale che culminava alla riscoperta delle origini della antica chiesa cattedrale dove Sant’Erasmo ha vissuto ed era stato sepolto per circa sei secoli, un patrimonio che Don Antonio Punzo ha consegnato anche attraverso la scrittura di un libro frutto lunghissimo di questi anni. Prima di cominciare la conferenza si dava lettura di un messaggio dal Servizio Nazionale sulla Ricerca Culturale della Conferenza Episcopale Italiana la quale ha concesso il patrocinio a questo evento ravvisando delle ragioni di ordine storico ed archeologico per dare la convinta esposizione per una attenzione spirituale e culturale mettendo in risalto la figura del martire Erasmo, e la bellezza della fede che diventa sapere e occasione di crescita culturale.

Proprio Don Antonio Punzo cominciava a introdurre il tema della conferenza di stasera, annunciando prima che il suo coautore Antonio Miele non sarebbe stato presente per via di una operazione che con il suo decorso di convalescenza lo ha tenuto a riposo più del previsto. Lui ha cominciato dicendo che l’Arcivescovo Mons. Fabio Bernardo D’Onorio ha creduto da sempre e per primo a questa iniziativa culturale dando il suo concreto appoggio alla realizzazione dell’opera Proprio l’origine di questo libro ha fatto si che 45 anni fa, in occasione dell’inizio dei lavori della ristrutturazione della chiesa, ha messo in evidenza ciò che poi sarebbe diventata l’occasione della riscoperta dei luoghi dove Sant’Erasmo ha trovato la morte, un nome senz’altro meraviglioso il cui significato è “Amabile”, da cui un’antica comunità cristiana ha avuto forza nel continuare la testimonianza dal suo martirio, in quanto il martire è senza dubbio un testimone della fede.

La presentazione vera e propria del volume è stata affidata al già parroco di San Pietro a Fondi, Don Luigi Mancini, che cominciando la sua relazione ha dato risalto alla presenza dell’antica sepoltura del santo Martire Erasmo. Quando Don Antonio Punzo, giovane sacerdote e parroco della chiesa, che nei bombardamenti del 1943-44 era miracolosamente scampata alla distruzione, vedendo che c’era la necessità di provvedere ad un lavoro perché l’umidità stava danneggiando l’edificio sacro, cominciava un lavoro coinvolgendo vari esperti tra cui il padre domenicano Jiri Maria Vesely, ma in questo lavoro l’aiuto fondamentale veniva da Antonio Miele perché conosceva bene l’origine della Chiesa. Durante il corso dei lavori è emerso un universo archeologico con la scoperta della sepoltura di Sant’Erasmo. Nel libro si alternano i capitoli scritti dal presbitero e dal professore Miele con attenta sagacia e divulgazione. Don Antonio racconta le difficoltà incontrate nel trovare i finanziamenti per il restauro della chiesa, mentre Antonio Miele presenta le origini della Chiesa illustrando le sue scoperte archeologiche. Il libro si avvale della dotta e brillante presentazione dell’Arcivescovo di Gaeta Mons. Fabio Bernardo D’Onorio.

Nella presentazione Don Luigi ha sottolineato i tratti più salienti di questo libro, che fa conoscere un mondo misterioso emerso dagli scavi e dai lavori della ristrutturazione, un’area cimiteriale antica con successive strutture che dall’antica Chiesa in età romanica si sviluppa in varie fasi dall’epoca carolingia, sotto i benedettini, e dagli olivetani fino all’età borbonica, i quali Borboni fecero una intensa opera di ristrutturazione che interesso anche l’intero quartiere adiacente alla Chiesa. E in questi anni un immenso patrimonio archeologico è alla luce per essere visitato nei locali sotterranei ricavati adattati per questo scopo, un patrimonio che mette in evidenza la storia della città di Formia e anche della comunità cristiana ivi presente.

Proprio la storia di Formia trova le sue origini presunte come colonia della antica Sparta, ma già Tito Livio e Plinio il Vecchio, scrittore romani, tramandano che Ulisse approda nel lido di Formia ( i Lestrigoni), una tradizione che vede nell’Eneide anche l’eroe Enea che sbarca a Gaeta arrivando da Cuma, quindi una tradizione letteraria che si perde nella notte dei tempi. La stessa Formia in origine era abitata dagli Ausoni e dai Volsci, ma si p0resume che anche gli Etruschi, nella loro fase di espansione più forte siano arrivati in questo territorio, perché ci sono tracce molto rilevanti a Terracina dove il nome Anxur è di origine sicuramente etrusca. Mentre gli Ausoni erano autoctoni, i Volsci, di ceppo tosco umbro, avevano conquistato la zona imponendosi sui primi. Ma poi gli stessi Volsci erano stati soggiogati dai Romani, la potenza emergente di quei secoli. Infatti nel 338 a.C. ricevette dal Senato Romano l’onorificenza di civitas sine suffragio, e nel 188 a.C. ottenne la civica optime jure, cioè la piena cittadinanza con la conseguente iscrizione alla tribù d’appartenenza.  Queste testimonianze sono confermate dai resti che si trovano disseminati nella parte alta del quartiere, dove dal castello vengono protetti tre nuclei: il Borsale, Castellone e Mola, con un insediamento derivato dalle mura poligonali che racchiudono in un triangolo con al vertice la chiesa di Sant’Erasmo. A nord si installa l’acropoli che costituì grosso modo l’attuale quartiere di Castellone. Formia in età repubblicana ed imperiale dell’antica Roma venne scelta come residenza estiva dei patrizi romani crescendo in notorietà e potenza. Sotto l’imperatore Adriano venne eretta a colonia, e durante questi secoli ospitò personaggi potenti ed influenti come Cicerone e Mamurra. Essendo economicamente prospera venne considerata civica e raggiunta sia via mare da mercanti orientali e greci e da gente giudea che probabilmente avevano già conosciuto il Cristo, ma anche dalla via Appia mercanti provenivano da Roma, Capua e Benevento. Si costituì una comunità cristiana in modo spontaneo e l’Apostolo Pietro, scelto da Gesù in persona per guidare la Chiesa in sua nome, quando venne in Italia presumibilmente via mare sbarcando ad Ostia, per l’urgenza e l’ansia di diffondere il Vangelo, sicuramente visitando le comunità cristiane nel Lazio arrivò anche a Formia, tanto da prevedere che attualmente un quartiere porta il suo nome, San Pietro. Nell’inverno del 60-61 l’Apostolo Paolo transitò a Formia diretto a Roma per essere giudicato dall’imperatore come descrivono gli Atti degli Apostoli. Essa fu sede vescovile già dal II secolo d.C. e molti storici ritengono che tutte le colonie romane furono diocesi già in quel periodo, tanto che il concilio di Sardica nel 343 proibì di creare vescovati “in vico aliquo aut in modica civitate ne vilescat nomen episcopi et auctoritas.” Per l’origine della Diocesi di Formia Antonio Miele ritiene che un sostanziale contributo è venuto dalla tomba del martire Erasmo, un martirio avvenuto il 2 giugno 303 durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, e che il vescovo San Probo diede onorata sepoltura al martire in un area cimiteriale, e di questo martirio e della sepoltura se ne parla nella Passio Sancti Herasmi di Papa Gelasio II (1118-1119), trovando conferma di questo anche dal benedettino Grégoire che testimoniò che il papa suddetto aveva  avuto accesso come fonte alla biblioteca del monastero cassinese. Sulla tomba del martire è stato costruito un martyrium. Ma la tomba è stata trovata priva di resti umani in quanto nel 859 le scorribande saracene avevano distrutto Formia, e quindi gli abitanti per mettersi al sicuro si rifugiarono nella vicina Gaeta portandosi dietro il tesoro più prezioso che avevano: le reliquie del santo martire, come la storiografia antica e moderna ne ha fatto menzione. Dopo la battaglia del Garigliano del 915, fu ricostruita la nuova Formia in  due quartieri, Castellone e Mola di Gaeta, Castellone per il Castello fatto erigere da Onorato I, Mola di Gaeta per via dei mulini esistenti in questa zona. Dopo il regno d’Italia nel 1862 venne ricostituita per regio decreto la Formia che noi tutti conosciamo e la necessità di risanare l’antica cattedrale di Sant’Erasmo ha fatto scoprire quello che oggi i visitatori hanno la grazia di vedere con i loro occhi: i resti umani di Formia pagana e cristiana, attraverso una lunga serie di lavori che sono iniziati oltre 40 anni fa.

La conclusione dell’Arcivescovo Fabio Bernardo D’Onorio ha tracciato l’attenzione sugli scavi veramente unici che fanno riscoprire la bellezza ella fede cristiana di una città che non si può chiamare Città di Cicerone come recitano i cartelli stradali alle porte di Formia, ma a vero titolo città del martire Erasmo.

Sia all’inizio che al termine dell’incontro culturale c’è stato l’intermezzo musicale ben apprezzato da tutti del Coro Parrocchiale di Santa Caterina d’Alessandria di Castellonorato dove Don Antonio Punzo è parroco.

 

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