PRESENTAZIONE DEL LIBRO “L’INNOCENZA DI GIULIO” : CONVERSAZIONE CON L’AUTORE GIULIO CAVALLI

Giulio Cavalli con Angela Nicoletti
Giulio Cavalli con Angela Nicoletti
Il libro di Cavalli L'innocenza di Giulio
Il libro di Cavalli L’innocenza di Giulio
Giulio Cavalli
Giulio Cavalli
Partecipanti all'incontro con Giulio Cavalli
Partecipanti all’incontro con Giulio Cavalli
Giulio Andreotti
Giulio Andreotti

Il 1° marzo c’è stato un appuntamento letterario nella sala Falcone – Borsellino del Comune di Formia, la presentazione del libro di Giulio Cavalli “L’innocenza di Giulio”. La giornalista di cassino Angela Nicoletti ha dato il via alla conversazione con l’autore lodigiano introducendo il tema citando una frase di un cartellone apparso in Sicilia durante il processo di Giulio Andreotti accusato per mafia: “Caselli non ci dà il lavoro, Andreotti si”. Una discussione sulla presenza in Sicilia che nasce da lontano, da un discorso sul giornalismo che si dedica al tema dell’antimafia, un tema sul quale l’informazione riporta quello che succede senza esprimere la propria opinione, certamente narrare raccontar ei fatti che accadono è sicuramente molto importante, ma non si fa informazione senza generare una opinione diffusa nella gente che permette di discernere gli avvenimenti. Il fatto che i magistrati come Caselli, De Cataldo ed altri sono stati costretti a fare gli intellettuali, perché gli intellettuali non hanno fatto il loro dovere fino in fondo. Invece un libro su Andreotti come questo ha il dovere di fare informazione, anche perché su personaggio ce ne sono tanti, oltre a quelli che ha scritto lui stesso. Spesso le persone che non hanno avuto gli strumenti necessari per valutare a pieno la figura di questo uomo politico sono state insufficienti, tanto che molti lo hanno ritenuto innocente ( c’è una frase che i giovani dell’UDEUR, il partito di Mastella per intenderci, avevano scritto su dei manifesti all’indomani della sua assoluzione “Il Bacio? Te lo diamo noi”) una informazione superficiale di chi non ha avuto ne tempo e voglia per sapere di questo politico. Le vicende di Andreotti sono diventate una vicenda di tipo politico, tanto da farne contrapposizioni opposte, per esempio se uno è di sinistra Andreotti sarà sicuramente mafioso, se di destra invece lo stesso viene considerato perseguitato dalla giustizia. Andreotti quindi è anche il sistema di un welfare che funziona, come lo striscione citato prima. Essere antimafiosi in uno stato come il nostro non sempre è conveniente, perché la criminalità organizzata garantisce una carriera, un welfare in caso di arresto dei familiari (l’arresto nell’operazione Spartacus reset dei giorni scorsi dimostra come i due figli di Sandokan avevano organizzato un sistema perfetto in questo senso), ed anche un passaggio di carriera e anche una burocrazia che lo stato italiano non sa applicare. Ed allora dobbiamo, secondo l’autore, far sentire il dovere costituzionale di far rispettare le leggi e permettere alle persone che non hanno molti strumenti culturali e economici di poter esprimere la propria libertà altrimenti ci saranno sempre posti come Casal di Principe, Mondragone ed altri in cui fare la guardia è meno conveniente che fare il ladro.

Quindi bisogna rendere conveniente essere l’antimafioso, ossia l’ideale sarebbe avere un governo che consentisse il rispetto delle regole in modo chiaro e conveniente, fare l’antimafioso perché è bello o perché si diventa eroi non serve se non si creano i presupposti culturali per cambiare la società civile italiana. Andreotti è il politico che è riuscito a sopravvivere in un processo per mafia che avrebbe schiantato chiunque (il caso di Cuffaro si può prendere ad esempio), ma ha capito in tempi lontani, prima di tutti e meglio di tutti, così come  è stato il berlusconismo, che una bugia ripetuta cento volte corrisponde a verità, così come che per fare una buona politica bisogna scendere a compromessi, o meglio mediazioni come venivano chiamate. Quindi noi abbiamo accettato in passato di stare in un paese dove fare compromessi in politica era la norma, pur di governare bene una nazione come nel suo caso o un comune nel caso più piccolo, perché l’andreottismo ha fatto scuola. Il libro nasce in una occasione conviviale tra l’autore, il giudice Caselli e il conduttore di Blu Notte Carlo Lucarelli, il quale facendo una trasmissione su Andreotti ed il suo tempo, ha ricevuto una marea di e- mail le quali dicevano che si sbagliavano oppure dicevano di non conoscere realmente queste storie. Il processo di Andreotti dice secondo la sentenza che fino al 1980 egli è stato amico dei mafiosi, un uomo politico che ha retto le sorte dell’Italia sia sul piano interno che sul piano internazionale (è stato a più riprese Ministro degli Esteri), cioè i giudici hanno sostenuto che egli si è seduto davanti ai mafiosi. Ma nonostante tutto Andreotti è stato uno dei politici più coccolati, più viziati e più adulati che la storia dell’Italia repubblicana abbia avuto. Andreotti è passato anche come intellettuale (infatti il presidente Cossiga l’ha nominato senatore a vita per meriti culturali) e sorridere alle sue battute che faceva durante le conversazioni con i giornalisti tante volte era il simbolo di un paese che non andava, ed in fin dei conti sia il berlusconismo che il renzismo si ispirano a lui. Per la longevità politica sicuramente una frase rimasta celebre è “Il potere logora chi non c’è l’ha”, ma anche lui è rimasto logorato dal potere. L’autore quindi dice che se non si riconosce l’andreottismo, non si può capire quanto è stato pericoloso il suo modo di proporre la politica all’Italia.

L’andreottismo quindi è stato un modo di fare che tutti hanno avuto modo di constatare, amici e nemici, piccoli sindaci di comuni in ogni parte d’Italia, ma anche la Chiesa ha avuto il suo contatto con quest’uomo che si definiva cattolico e che andava a messa tutti i giorni prima di fare il suo lavoro di politico. Andreotti era bravissimo a far si che le sue decisioni fossero motivate e poi declinate sulle realtà locali, perché lui dettava le linee guida e poi recepite a livello locale. La Chiesa ne parlava bene, San Giovanni Paolo II lo incontrava spesso nelle situazioni ufficiali, e comunque lui aiutava la Chiesa nei momenti di bisogno, però questo non significa che se un politico aveva bisogno dei mafiosi come lui, alla fine anche il suo potere finiva, perché la morte del suo luogotenente in Sicilia, Salvo Lima, ucciso dai corleonesi di Totò Riina, in quanto non aveva rispettato i patti e soprattutto dopo le condanne del maxiprocesso di Palermo, si sapeva già da tempo che sarebbe stato ammazzato ma non era stato fatto nulla per salvarlo. Se il caso del Banco Popolare di Lodi ha riprodotto in piccolo ciò che accadde a Sindona e lo stesso Andreotti, i meccanismi sono gli stessi, e quindi non ci dobbiamo meravigliare che tutto poi finisce come si sa.

Se si fa antipolitica come il Movimento 5 Stelle di Grillo e casa leggio, si rischia di portare avanti situazioni come nel lombardo dove calabresi che hanno una cultura medio – bassa sono diventati bravi ad entrare negli appalti pubblici leggendo le ordinanze meglio della società civile, quindi con tutti gli strumenti costituzionali essi sono diventati milionari, o entrando in delle banche per ottenere prestiti che ad una persona normale difficilmente danno se non con firme di numerosi moduli. Quindi loro hanno capito che per diventare consiglieri comunali a Milano bastano 200 voti, quindi s’uso della violenza o delle armi ormai si sta sostituendo il non meno pericoloso sistema delle infiltrazioni in quelle aziende sane che in un momento di crisi come questo hanno bisogno di liquidità che non riusciranno mai ad ottenere. Per cui fare antipolitica è pericoloso, bisognerebbe essere antisistema, cioè combattere l’illegalità con la legalità. Per far questo bisogna progredire culturalmente, non rimanere fermi ai programmi del 1978, si è no si studia la caduta del Muro di Berlino, e poi più nulla, per cui ci vuole una scuola reale e non un a scuola che non rende per il servizio svolto. Una nota sui sequestri di persona che al Nord Italia sono stati operativi tra il 1974 ed il 1983, 150 sequestri che con il riscatto pagavano le armi di Cosa Nostra. O comprare la cocaina da parte dei cittadini di Milano significa far progredire la ‘ndrangheta. Se l’autore per aver scoperto queste cose è andato sotto scorta, significa che lui è pericoloso perché fa antisistema. Poi l’autore mette in risalto anche l’incapacità di forze dell’ordine e della magistratura di non saper affrontare le nuove situazioni che la criminalità organizzata riesce a fare, perché corre a velocità doppia rispetto ad un maresciallo dei carabinieri di 60 anni che ha pochi mezzi a disposizione per fronteggiare questa che è diventata un emergenza. Poi è chiaro che il cittadino non ha opportunità di conoscere e volgarmente si fa gli affari suoi, rendendo la criminalità prolifera. Per cui il compito importante della cultura a tutti i livelli e quello di informare, di rendere ai cittadini gli strumenti necessari per conoscere i fatti e valutarne le conseguenze. Così come ascoltare un consiglio comunale dal vivo servirebbe a rendere più informati i cittadini sulla vita del proprio comune.  L’informazione deve fare la sua parte e non rendere il corto circuito mediatico su certe notizie, come per esempio quando Andreotti fu assolto perché il fatto non sussiste l’avvocato Giulia Buongiorno per prima andò a riferire la notizia ai giornalisti per creare quel circuito mediatico che serviva a far riabilitare Andreotti nella mente delle persone.

Per cui l’autore certamente non da al personaggio politico Andreotti una buona fama, anzi il contrario, e comunque lui ha un sogno nel cassetto: essere il Gigi D’Alessio dell’antimafia.

In nota poi aggiungiamo anche la biografia di Andreotti, affinché un minimo di informazione e di conoscenza sul’uomo più amato ed odiato d’Italia la si possa avere:

BIOGRAFIA DI GIULIO ANDREOTTI

 

 

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *