Settembre. Fine delle vacanze, ritorno al lavoro per i grandi, ritorno a scuola per i piccoli e ritorno all’università per gli aspiranti grandi. E, come troppo spesso accade sotto l’italico cielo, il ritorno nelle facoltà non è stato esente da polemiche. “Sono iniziati nel peggiore dei modi i test d’ingresso per le facoltà universitario a numero chiuso, ad iniziare da Medicina e Architettura, ovvero con un blitz l’altra notte davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione.” [Fonte: Il Giornale d’Italia] Il centro della questione è il numero chiuso di alcune facoltà e di come questo impedirebbe l’accesso per tutti al diritto di studio. “Ma come regolerebbero gli studenti l’accesso ai corsi di laurea? Più di uno studente su due (il 52% degli intervistati), voterebbe per un sistema alla francese, ovvero: tutti dentro e selezione solo alla fine del primo anno. Per il 37%, invece, andrebbe abolito definitivamente il meccanismo del numero chiuso, considerato oramai “superato”. Solo l’11% degli studenti, quindi, manterrebbe l’attuale sistema d’accesso a numero programmato per l’ingresso in facoltà.” La questione è più complessa di quanto uno striscione possa sintetizzare. Le ragioni del numero chiuso restano, specie se permettono di garantire una qualità maggiore, anche solo minimale, troppo spesso mancante nelle università italiane.

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