Polemica di Rifondazione Comunista sulla gestione delle multe stradali

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La polemica di Rifondazione Comunista di Formia non ha mai termine perchè questa volta i suoi strali sono rivolti alla gestione dell’invio delle multe stradali che l’amministrazione comunale di Formia ha voluto inglobare per via delle nuove direttive impartite dal governo. Ma ecco che scrive il partito di sinistra:

” Con l’applicazione del nuovo codice dei contratti e degli appalti pubblici – a firma del governo Renzi – la clausola sociale, cioè l’obbligo di riassunzione di tutto il vecchio personale, è passato dall’essere un obbligo all’essere una facoltà per le stazioni appaltanti, cioè gli enti. Le motivazioni sono di natura squisitamente economica. Le libertà economiche delle imprese devono prevalere su qualsiasi forma di solidarietà sociale. E’ l’Unione europea delle banche che ce lo chiede, facendo la voce grossa con chi da sempre è abituato ad presentarsi dal padrone con il cappello in mano. Ovviamente se le imprese ci guadagnano, a rimetterci sono i lavoratori e di conseguenza la qualità del servizio da loro svolto. E’ il caso del nuovo bando di gara per “l’affidamento del servizio di gestione del procedimento sanzionatorio delle violazioni delle norme del codice della strada e di polizia amministrativa di competenza della polizia locale” a firma della dott.ssa Rosanna Picano (Dirigente Settore P.L. e Servizi Demografici), nel quale – come lamentato dai sindacati – mancherebbe proprio la clausola sociale. Da un primo incontro avvenuto con il sindaco Bartolomeo e la dott.ssa Rosanna Picano, pare che non ci sia stata rassicurazione alcuna per le lavoratrice, proprio perché – a causa del nuovo codice dei contratti e degli appalti pubblici – la clausola sociale non è più un obbligo, ma una facoltà. La clausola sociale deve essere immediatamente ripristinata, perché è impensabile che i lavoratori vengano privati del dovuto. Per questo crediamo sia opportuno che le richieste del sindacato siano fatte proprie dalla forse politiche, sociali e associative “sane” della nostra città. E’ necessario prendere pubblicamente la distanza dall’operato di una giunta che ancora si definisce di centrosinistra, ma di fatto amministra come il peggior centrodestra, con provvedimenti che sono quanto di più odioso possa esistere, in quanto colpiscono i lavoratori e i loro diritti. Per questo sfidiamo gli amministratori di Sinistra, Ecologia e Libertà a essere coerenti con i principi di cui tanto si riempiono la bocca e quindi si attivino per imporre al sindaco Bartolomeo di provvedere affinché venga sanato il danno, pena il ritiro della fiducia e la caduta della giunta. Non crediamo che la nostra città abbia bisogno di una forza politica di sinistra che abbia il piede in due staffe. D’altronde nulla è impossibile, basta volerlo. Lo ha fatto proprio una giunta guidata da un sindaco di Sinistra, Ecologia e Libertà E’ infatti del 27 Settembre scorso – quindi pochi giorni fa – la firma di un protocollo di intesa che il Comune di Genova, i sindacati e le associazioni di categoria(Confindustria, Ance, Confartigianato, Cna, Ascom, Confesercenti e confcooperative) per recepire il nuovo codice degli apparti e insieme provare a dettare regole più stringenti in materia di tutela del lavoro e della legalità, con il quale si vuole “fermare le gare al massimo ribasso, obbligo all’aggiudicatario dell’appalto rispetto all’inserimento della clausola sociale, rispetto del costo del lavoro. Fra gli obiettivi annunciati del protocollo c’è quello importante di impegnare le imprese subentranti ad assumere il personale impiegato presso gli operatori economici uscenti. Gli atti di gara per gli affidamenti di contratti di appalto di servizi ad alta intensità di manodopera, e cioè quelli per i quali il costo della manodopera è pari almeno al 50 per cento dell’importo totale del contratto, contengono sempre le suddette clausole sociali”. Riteniamo che – ad esclusione dell’ultimo punto – questo protocollo di intesa possa essere adottato dall’attuale amministrazione. Per questo chiediamo che il bando venga annullato e che vengano introdotte norme di salvaguardia per le lavoratrici, che altrimenti rischiano di trovarsi in mezzo alla strada da un lato e dall’altro che l’amministrazione comunale si faccia carico di portare nelle dovute sedi istituzionali la richiesta che siano nuovamente gli enti pubblici a gestire in proprio molti dei servizi appaltati all’esterno, così come previsto dall’attuale normativa. Siamo sempre più convinti che in questo quadro desolante la politica deve recuperare il suo lato nobile, schierandosi con i lavoratori e non con i padroni, altrimenti tanto valere cedere a loro le chiavi del comando, risparmieremmo almeno un po’ di stipendi.”

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