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Pirozzi

Pirozzi vuole scendere in campo per le regionali, leader naturale del movimento di resistenza umana dei terremotati del Centro Italia ha rotto gli indugi e ha lanciato la sua candidatura ufficiale a governatore del Lazio. Sarà  una lista civica, animata da tanti primi cittadini decisi a difendere le ragioni dei territori devastati dalla violenza della lunga onda sismica, ma resta forte il suo ancoraggio nel centrodestra: tant’è che prima dell’annuncio ha telefonato a Meloni, a Salvini, a Gianni Letta (“non ho il numero di Berlusconi”, si è giustificato sornione). E a stretto giro è arrivato il colpo di freno del suo leader di partito, Giorgia Meloni: “Quando Sergio Pirozzi  mi ha chiamato per preannunciarmi la sua discesa in campo per la Presidenza della Regione Lazio gli ho subito detto che non potevo certo essere contraria, visto che Sergio fa parte dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia ed è un simbolo per gli abitanti delle zone colpite dal terremoto. Tuttavia gli ho anche detto che è indispensabile, per il successo della sua o di qualunque altra candidatura nel campo del centrodestra, garantire l’unità della coalizione. Nelle prossime settimane, dunque, incontreremo gli alleati per valutare insieme la soluzione migliore per mandare a casa la sinistra e battere l’inconcludenza del M5S”.  Fino al sisma del Centro Italia Sergio Pirozzi era più noto come calciatore e allenatore di medio calibro che come uomo politico di paese. Pur essendo nato a San Benedetto del Tronto, è cresciuto e vissuto ad Amatrice e i maggiori successi li ha raggiunti a Rieti: capitano e poi allenatore della squadra cittadina che difende il posto in C2, consigliere provinciale di Alleanza nazionale eletto nel 2004. L’anno scorso ha rinunciato ad allenare il Trastevere in serie D per concentrarsi nel ruolo di sindaco che lo ha proiettato con grande visibilità sulla scena italiana. Due mesi fa aveva sfruttato proprio la tribuna della festa nazionale di Fratelli d’Italia per denunciare “un gravissimo scandalo: non un soldo dei 32 milioni di euro raccolti con gli SMS solidali sono arrivati ad Amatrice”. Enorme l’indignazione del “popolo del web” ma il caso si è sgonfiato in poche ore. La Procura di Rieti ha aperto e chiuso a tempo di record un fascicolo. La Protezione Civile ha spiegato che “i fondi raccolti sono stati destinati a interventi in favore dei territori colpiti dal sisma e sul sito della Protezione Civile è presente l’elenco dei progetti approvati nella seduta del 17 luglio scorso dal Comitato dei Garanti.” Per il Lazio era stato deciso di investire sulla sicurezza degli edifici scolastici. A penalizzare Amatrice, paradossalmente, è stata proprio l’autonoma bravura, come fundraiser, di Pirozzi. Così, quando gli hanno chiesto se aveva bisogno, ha “spagnoleggiato: Abbiamo già fatto. Grazie”. E i soldi sono andati ad aree meno vicine all’epicentro sismico.  Intanto la sua “discesa in campo” un caos lo ha suscitato proprio nel centrodestra. Perché, certo, tutti i leader della coalizione sono sempre stati prodighi di apprezzamenti nei suoi confronti ma la quadra tra elezioni nazionali e regionali è assai complicata e gli equilibri sempre instabili. Il Lazio è riservato dominio dei postmissini: dopo la sconfitta di strettissima misura (5mila voti) di Alberto Michelini nel derby del Tg1, vinto da Piero Badaloni, infatti, tutti i candidati presidenti sono stati espressi dalla destra. Per tre volte Storace (vincitore nel 2000 su Badaloni, sconfitto da Marrazzo nel 2005 e da Zingaretti nel 2013), nel 2010 vincitrice a sorpresa Renata Polverini, nonostante la defaillance romana, con la mancata presentazione della lista del PdL. Stavolta, dissolto il Partito delle Libertà, ridotta la componente postfascista laziale a una sola cifra, gli “azzurri” hanno deciso di mettere in discussione il tacito accordo e di rivendicare la “postazione”.  Il quadro della diaspora di Alleanza nazionale nel Lazio è desolante: distrutto dal fallimento elettorale di Futuro e Libertà e dallo scandalo di Montecarlo, Gianfranco Fini, riuniti in un Movimento per la sovranità dalle percentuali omeopatiche Alemanno e Storace, ben assestato nella sua posizione di notabile forzista Gasparri, a tenere ben viva la memoria e la tradizione postmissina in Fratelli d’Italia è rimasta la componente di Fabio Rampelli, i “Gabbiani”, una comunità umana che affonda le radici nel vecchio attivismo giovanile degli anni 80 e che ha subito proprio nei giorni scorsi una cocente umiliazione dal sindaco Virginia Raggi. E’ stata infatti sigillata, per una pluridecennale morosità, la “gloriosa sede” di Colle Oppio, la prima sezione aperta dal Msi nella capitale nel 1946. Settanta anni di storia, non priva di violenze e di tragedie, finita nel grottesco. Nonostante ciò Rampelli sembra deciso a puntare al governatorato del Lazio e quindi la sua pupilla, Giorgia Meloni prende tempo e rallenta la corsa di Pirozzi.

 

 

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