Di Pillo del M5S è il nuovo minisindaco di Ostia dopo due anni di commissariamento

Di Pillo

Dopo due anni è una festa fatta in cornetteria con il sindaco di Roma Virginia Raggi, ma adesso arrivano i dolori e le cose da fare, specialmente che dopo il 53% circa degli elettori che non hanno esercitato il loro diritto, questa volta il partito del non voto ha trionfato con il 56% circa dei non elettori. Dopo due anni di commissariamento il litorale romano ha un nuovo ‘minisindaco’, Giuliana Di Pillo, esponente di M5S. Anche se il dato che colpisce è ancora una volta il crollo dell’affluenza: al ballottaggio di ieri ha votato solo un cittadino su tre. A Ostia trionfano i 5 stelle, nel primo municipio di Roma commissariato per mafia. Il centrodestra fallisce ‘l’avviso di sfratto’ – come l’aveva definito – a Virginia Raggi, che esce rafforzata dal primo test indiretto sul suo mandato a un anno e mezzo dall’elezione. “I romani sono con noi per il cambiamento”, come ha detto la stessa Raggi. Per il candidato premier m5s Luigi Di Maio “l’effetto Raggi esiste ed e’ positivo”. Ma la sconfitta del centrodestra ripropone la feroce polemica delle ultime settimane. La Picca sostiene che ai Cinquestelle sono andati i voti degli Spada e di Casapound: “all’idroscalo, dove sono rappresentati i voti di Casapound, noi abbiamo perso e loro hanno guadagnato circa mille voti”.  Delusione e amarezza pervadono le parole di Monica Picca nel commento alla sconfitta elettorale contro la pentastellata Giuliana Di Pillo. Il centrodestra, tornato unito dopo la debacle delle comunali, non è  riuscito a conquistare la presidenza del municipio di Ostia, tornato al voto dopo due anni di commissariamento per mafia. Al comitato elettorale non si può far altro che incassare una sconfitta considerata superiore alle aspettative. Un 60/40 che lascia il segno tra i sostenitori del centrodestra. Quella che sembrava essere una “brutta sensazione”, poco dopo la chiusura delle urne  diventata certezza: Monica Picca non ce l’ha fatta. Non sarà lei la presidente del Decimo municipio di Roma. I leader dei partiti che hanno sostenuto la coalizione, da Fabio Rampelli di FdI a Barbara Saltamartini di Noi con Salvini non possono far altro che incassare. Strette di mano, abbracci e pacche sulle spalle. Il silenzio che ha accompagnato le votazioni si rompe appena un’ora dopo la chiusura dei seggi. Al comitato arrivano attivisti e sostenitori, in attesa della candidata che poco dopo la mezzanotte si presenta in via Dante Vaglieri, a due passi dal mare di Ostia, per ringraziare tutti e congratularsi con l’avversaria politica. “Ora finalmente dovrà confrontarsi in consiglio dove io farò un’opposizione ferrea. Il confronto che non c’ stato in campagna elettorale ci sarà ora in aula consiliare. Il mio obiettivo sarà fare il bene del Decimo Municipio. Una campagna elettorale che ha assunto i toni di una fiction”, soprattutto dopo l’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Rai e dell’incendio al portone del circolo del Pd. Il centrodestra incassa la sconfitta, confermando però “l’avviso di sfratto alla sindaca Raggi. Qui un anno fa  i 5 stelle avevano il 77%, oggi hanno il 59%”. Il saluto agli attivisti, gli abbracci e un ultimo ballo nelle retrovie del comitato elettorale, lontano da occhi indiscreti sulle note della canzone “Blue”, il colore della coalizione. Di certo le vicende traumatiche delle ultime settimane non hanno spinto i cittadini ad andare nelle 183 sezioni elettorali sorvegliate da 400 agenti in piu’ del primo turno. L’affluenza cala di altri 2,5 punti. Alla chiusura dei seggi al primo turno era stata del 36,10%, secondo il sito del campidoglio: il calo è quindi di oltre il 2,5%. Nel 2013, alle ultime municipali svoltesi anche nel territorio di Ostia, l’affluenza era stata del 52,8%, quindi in quattro anni si sono persi oltre 20 punti percentuali. Alle comunali del 2016, nelle quali non si voto’ per il municipio di ostia in quanto commissariato, l’affluenza era stata del 56,11% La testata di Roberto Spada al giornalista Rai Daniele Piervincenzi, le manifestazioni antimafia e per la liberta’ di stampa, ma anche le accuse reciproche tra m5s e destra di avere l’appoggio del clan del litorale non hanno invogliato al voto. E così il destino del primo municipio (ex circoscrizione) di Roma, sciolto per infiltrazioni mafiose sull’onda dell’inchiesta ‘mondo di mezzo’ – con il minisindaco Pd Andrea Tassone arrestato e condannato a 5 anni – e commissariato per due anni viene deciso da meno del 40% dei 185.661 aventi diritto, su una popolazione di oltre 240 mila persone, come una città media. Una elezione che da locale si è fatta caso nazionale anche come primo test per la sindaca Raggi, che un anno e mezzo fa ebbe più del 76 per cento a Ostia. Il territorio del litorale romano elegge una donna, la cinquantacinquenne educatrice Di Pillo, già consigliere municipale e poi delegata del litorale per la sindaca Raggi. Prevale sulla quarantaseienne insegnante Picca. Il neo presidente fronteggerà problemi come il lungomuro che oscura il mare per chilometri, i trasporti carenti nei 30 chilometri dal centro di Roma, l’abusivismo edilizio e la carenza di servizi nel vasto entroterra. E poi la presenza mafiosa, non solo degli Spada, ma anche dei Fasciani, dei Triassi e di altri clan. Un clima esemplificato dalla titolare di una friggitoria di ostia, che prima , davanti alle telecamere Rai, definisce Roberto Spada “una brava persona, anche se ha sbagliato” e poi, appena un suo amico si allontana, bolla la famiglia del clan come “usurai”.

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