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Dopo il nuovo decreto uscito ieri sera, l’Associazione Smart Workers Union chiede al Governo il riconoscimento del diritto allo Smart Working, quel metodo di lavoro che si può applicare a tutte quelle attività la cui prestazione lavorativa può essere svolta a distanza. Abbiamo visto in questi mesi come lo smart working, se correttamente regolato, migliori l’organizzazione del lavoro, la vita dei dipendenti e l’organizzazione del proprio tempo e delle proprie attività. Inoltre evita un sovraccarico dei trasporti pubblici, principali luoghi di focolaio del virus. Per questo si chiede al Governo di cogliere questa opportunità, per innovare il mondo del lavoro. Ecco il testo della petizione:

“Chiediamo il riconoscimento del diritto soggettivo allo Smart Working applicabile a tutte quelle attività la cui prestazione lavorativa può essere svolta a distanza. 

Il rapporto di lavoro “smart” deve essere basato sulla fiducia, il dialogo e la responsabilizzazione dei lavoratori, che devono poter scegliere in piena libertà se lavorare in presenza oppure in modalità agile.

Lo smart working migliora l’organizzazione del lavoro e la vita dei lavoratori, agevola la conciliazione tra i tempi di vita e lavoro, ha un impatto eco-sostenibile sull’ambiente e favorisce anche l’economia delle periferie e piccole città.

In tempi di pandemia si è rivelato anche un ottimo strumento a difesa della salute dei lavoratori che possono evitare possibili contagi dovuti alla massiva presenza di persone nel trasporto pubblico locale e nei luoghi di lavoro.

Ci appelliamo al Governo e ai suoi rappresentanti perché venga colta questa grande opportunità di innovare il mondo del lavoro nel nostro paese. Siamo certi che una spinta propulsiva del genere creerà nuove professioni aumentando i posti di lavoro.
L’innovazione tecnologica del lavoro accompagnata da una adeguata formazione sulle competenze digitali diminuirà anche le disuguaglianze tra i lavoratori.”

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