Lavoro

Nella città di Caltanisetta, in un contesto molto difficile, esiste una realtà che aiuta le donne vittime di violenza a rifarsi una vita. Grazie a queste  borse lavoro messe a disposizione dallo Stato, queste donne sono riuscite a creare una loro indipendenza. Questo progetto ha fatto tornare la speranza in tante donne che un futuro non riuscivano più a vederlo ma adesso quel programma è stato chiuso e queste donne ora sono di nuovo in difficoltà e quella speranza è svanita. Non è possibile che progetti così importanti siano soggetti a scadenza. Aiutare le donne vittime di violenza a rifarsi una vita e per questo c’è una petizione pubblicata su Change.org per essere concreti su questa situazione:

“Le borse lavoro sono uno strumento efficace per contrastare la violenza sulle donne e promuovere la loro autonomia ed indipendenza.

Non è possibile stabilire un termine a progetti di tale rilevanza. Il lavoro è la forma di riabilitazione più elevata ed efficace per insistere sull’autonomia delle donne vittime di violenze che denunciano. E’ lo strumento che ha permesso in questi anni ad oltre 40 donne accolte nelle case rifugio di Etnos, di riappropriarsi della propria vita e di ricominciare a vivere partendo da se stesse e dalle proprie capacità. Lo strumento delle borse lavoro è una vittoria dello Stato ed un vero supporto alle donne che si affidano allo Stato.

Le istituzioni devono assolutamente proteggere questo strumento che rappresenta un’ancora di salvezza, una vera risposta alle donne che dicono BASTA alle violenze. Non può prevalere la burocrazia o altri impedimenti che lo stesso STATO dispone.

Il nostro appello è di rendere questi progetti senza scadenza e fare in modo che il lavoro diventi, allo stesso modo dell’accoglienza protetta, fondamento portante delle politiche di contrasto alle violenze di genere.

Etnos sta portando avanti una battaglia civile che riguarda tutte le strutture che accolgono donne vittine di vioenza.

Le borse lavoro hanno dato l’opportunità a tante donne di iniziare un percorso lavorativo che ha notevolmente ridotto i tempi di accoglienza ed ha permesso a tutte loro di non ritornare indietro nelle proprie scelte ma di guardare avanti e prendere in mano la propria vita. Ma attualmente i progetti per le borse lavoro per donne vittime di violenza sono a scadenza e spesso non si riescono ad agganciare a nuove progettualità di autonomia: finisce il progetto e a nessuno sembra importare il destino delle donne che stanno svolgendo le attività previste dalle borse lavoro. 

Spesso non ci sono nuovi bandi, nuove opportunità di prosecuzione e pertanto tutto si ferma, si arresta, e delle donne vittime di violenze che stanno ancora svolgendo le borse lavoro e delle donne che avrebbero dovuto iniziare il percorso?

A chi importa? Chi ci da una risposta?

Non si può stare in silenzio e non si può permettere che la burocrazia possa prevalere sul buon senso, su metodologie che funzionano.

Abbiamo l’esperienza concreta per dimostrare l’importanza delle borse lavoro o meglio del lavoro come strumento di riscatto, di autonomia, di contrasto concreto alle violenze.

Vi chiedo aiuto a sostenere questo appello, nella mia qualità di rappresentante della cooperativa Etnos che in 5 anni ha accolto e sostenuto centinaia di donne che hanno creduto possibile il cambiamento, la protezione.

Aiutateci a sensibilizzare chi ricopre responsabilità politiche e burocratiche dirigenziali, perché si possa trovare una soluzione, affinchè questi progetti siano senza scadenza ed abbiano continuitàper non lasciar morire così i nostri sogni, il nostro coraggio, il nostro desiderio di provare ad incidere profondamente sulla vita di donne che per anni hanno subito violenze e umiliazioni ed oggi trovano la forza di creare e crearsi una nuova vita.

Grazie per tutto ciò che farete per sostenere il nostro progetto, il progetto delle donne vittime di violenze.”

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