Carabinieri

 Un rombo di elicottero ha rotto il quietare dell’alba: è stato il segnale che qualcosa di grosso è accaduto a Formia. Infatti, dopo un’indagine durata oltre quattro anni, con un lavoro lungo e silenzioso che i carabinieri della compagnia di Formia, diretti dal maggiore David Pirreira,  e del comando provinciale di Latina hanno condotto una operazione, sotto il coordinamento della Dda di Roma, per smantellare un gruppo criminale potente e pericoloso che da Napoli si era infiltrato nel sud pontino per gestire il mercato della droga, da Cassino alla provincia di Caserta passando per le località di mare della provincia pontina, Formia, Gaeta e Minturno scalzando anche i gruppi locali che si occupavano di spaccio. L’operazione Touch & Go è scattata alle prime luci dell’alba del 1° luglio, con 22 arresti, 21 dei quali in carcere e uno ai domiciliari, a carico di altrettanti personaggi accusati a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, possesso di armi e materiali esplodenti, minacce, violenza privata e lesioni, con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso. Al vertice dell’organizzazione i due fratelli Scotto, Domenico e Raffaele, originari di Napoli, del quartiere di Secondigliano, che, importando i metodi tipici della camorra, avevano deciso di conquistare il mercato della droga nel sud pontino arruolando della manovalanza locale e costituendo una fitta rete di pusher. Il gruppo si era dato un’organizzazione piramidale che assegnava dei ruoli specifici a ciascun componente: dai corrieri che si occupavano di importare la droga agli spacciatori fino a coloro che si occupavano di custodire i carichi di merce proveniente dall’estero. Per assumere completamente il controllo si erano imposti sul territorio, arrivando addirittura a trasferirsi in pianta stabile nella zona di Minturno-Scauri, senza esitare a ricorrere alla violenza e alle intimidazioni di fuoco per scalzare le organizzazioni criminali localie raggiungere l’egemonia nel mercato dello spaccio. Due in particolare gli attentati opera del gruppo, accertati dagli investigatori: bombe destinate a personaggi rivali che davano fastidio nel traffico di stupefacenti. In un caso i carabinieri, nel 2016, erano riusciti, grazie all’attività investigativa già partita, a sventare il 17 febbraio del 2016 la deflagrazione di una bomba che era stata confezionata a Napoli e posizionata sul territorio per intimidire i concorrenti. In un altro caso l’ordigno era invece scoppiato, il 28 febbraio del 2016, provocando danni, mentre in un’altra occasione alcuni componenti dell’organizzazione avevano fatto irruzione in una pizzeria armati e avevano colpito il titolare con il calcio della pistola. Dopo le intimidazioni, si passava alle “assunzioni” e non di rado i concorrenti finivano per passare dalla parte dell’organizzazione più forte. Nessun dubbio sul fatto che le armi fossero a portata di mano e che l’organizzazione non esitasse a usarle. La conferma arriva dal sequestro, nel corso di una perquisizione domiciliare a carico di uno degli indagati, di una pistola con matricola abrasa e di tute da sub che dovevano servire per non essere contaminati da tracce di polvere da sparoPestaggi, minacce, violenze erano riservate a chi non pagava la merce, con metodi dunque tipicamente mafiosi. La droga, soprattutto hashish, cocaina e shaboo, proveniva dalla Spagna e ad occuparsi degli ordinativi erano i due fratelli Scotto, considerati vicini al clan camorristico Licciardi, senza però mai “sporcarsi le mani”. I viaggi dello stupefacente erano infatti per lo più affidati a corrieri, che la trasportavano in auto, ben nascosta, approfittando anche di viaggi familiari in compagnia di mogli e figli. I carichi raggiungevano la città di Napoli e il quartier generale di Secondigliano per poi essere smistata nella provincia pontina, con particolare riferimento a Formia e Scauri. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno arrestato complessivamente 13 persone, sequestrato 450 grammi di cocaina, 9 chili di hashish, 350 grammi di marijuana, 100 grammi di shaboo, Ma anche una pistola Beretta calibro 9×21 con caricatore e 13 proiettili risultata provento di furto, due ordigni di fabbricazione artigianale. Infine, nel corso dell’arresto di uno dei personaggi di Napoli, è stata trovata e sequestrata una rivoltella calibro 44 magnum con matricola abrasa e 10 proiettili. Gli arrestati, che sono 22 risultano essere:

Domenico e Raffaele Scotto, i vertici del gruppo, fratelli di 37 e 44 anni, entrambi originari di Napoli del quartiere di Secondigliano;
Michele Alberti, 28enne di Napoli;
Marco Barattolo, detto Mino, napoletano di 40 anni;
Diego Camerota, 35 anni, originario di Formia ma residente a Minturno;
Armando Danilo Clemente, 35enne di Gaeta residente a Minturno;
Domenico De Rosa, 24 anni, nato a Sant’Agata dei Goti e residente a Isernia;
Giuseppe De Rosa, 27 anni, nato a Sant’Agata dei Goti e residente a Gaeta;
Giancarlo De Meo, 34enne originario di Formia e residente a Minturno;
Stefano Forte, 46 anni di Minturno;
Francesco Leone, formiano di 23 anni;
Giuseppe Leone, formiano di 45 anni;
Massimiliano Mallo, 31enne nato a Napoli;
Giovanni Nocella, 52enne di Napoli;
Walter Palumbo, 37enne di Napoli;
Raffaella Parente, 29enne di Formia ma domiciliata a Parma;
Amedeo Prete, 26enne di Villaricca, Napoli;
Matteo Rotondo, 24enne di Sessa Aurunca residente a Minturno;
Valentino Sarno, 26enne di Napoli;
Daniele Scarpa, 37enne di Formia residente a Minturno.

Ai domiciliari invece è  finito  Giuseppe Sellitto, 29enne di Formia residente a Sessa Aurunca.

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