Katia Bidognetti

Una operazione che ha portato a diversi arresti e che è stata chiamata “Restart” condotta dalla DIA di Napoli, con la collaborazione fattiva della Guardia di Finanza di Formia che ha portato a diversi arresti eccellenti, tra cui le figlie del boss dei casalesi Katia e Teresa Bidognetti.  L’operazione ha riguardato, da una parte, alcune vicende delittuose inerenti alle attività interne alla famiglia BIDOGNETTI, dall’altro alcune vicende estorsive commesse da affiliati militari del clan, operanti sul territorio. Gli arrestati sono stati ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, ricettazione ed estorsione, delitti, questi ultimi, aggravati ex art. 7 L. 203/91 (l’aver commesso tali reati per favorire il clan dei casalesi e/o per essersi avvalsi dei metodi mafiosi). L’odierna operazione rappresenta il coronamento degli sforzi investigativi di quattro diversi Uffici di Polizia Giudiziaria (Guardia di Finanza, D.I.A., Polizia di Stato ed Arma dei Carabinieri), i quali hanno operato sotto le direttive ed il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Le indagini si sono avvalse delle dichiarazioni di numerosissimi collaboratori di giustizia e delle imprescindibili attività di intercettazione (telefoniche, ambientali e telematiche), il tutto rigorosamente riscontrato dalle dichiarazioni rese, non senza timore, dalle parti offese e dai tradizionali servizi di polizia giudiziaria (osservazione e pedinamenti). Una prima parte dell’operazione ha riguardato il ristretto nucleo della famiglia BIDOGNETTI. Le indagini condotte dalla D.I.A. di Napoli con il supporto dei finanzieri formiani sull’argomento, hanno consentito di raccogliere gravissimi elementi di prova a carico delle due figlie e della nuora dello storico capo e fondatore, insieme a Francesco SCHIAVONE detto Sandokan, del clan dei casalesi, Francesco BIDOGNETTI, detto cicciotto e mezzanotte, anch’egli raggiunto, in carcere, a L’Aquila, dal medesimo provvedimento restrittivo: si tratta delle sorelle BIDOGNETTI Katia, cl. 82’ (raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere), e Teresa, cl. 90’, (quest’ultima sottoposta al regime degli arresti domiciliari, poiché in stato di gravidanza), nonchè di VERSO Orietta, cl. 74’ (O.C.C. in carcere), moglie di BIDOGNETTI Raffaele, detto o’Puffo, secondogenito di Cicciotto, anch’egli detenuto, tutte incensurate. Arrestato anche BIDOGNETTI Vincenzo, detto o’bellillo, cl. 85’ (nonostante il cognome, non risultano rapporti di parentela tra quest’ultimo e la nota famiglia camorristica) unico, tra gli affiliati, ‘autorizzato’ ad avere rapporti con le predette donne della famiglia BIDOGNETTI e trait d’union tra queste ultime e gli altri affiliati. Le tre donne sono accusate, quindi, di aver assunto incarichi qualificanti il delitto di associazione mafiosa, quali: la distribuzione degli stipendi ai componenti della famiglia; l’assistenza economica e legale ai familiari in carcere; la veicolazione di direttive e comunicazioni “da e per” il carcere; il sostentamento, anche attraverso il reperimento di posti di lavoro, di familiari di associati liberi. Le stesse sono, altresì, accusate di ricettazione aggravata per aver goduto di uno stipendio mensile derivante dalle attività illecite del clan. Agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Formia (LT), invece, è stato condotto, perché accusato di partecipazione ad associazione camorristica ed estorsione aggravata, dai militari del Gruppo, LUBELLO Giovanni, ex marito di Katia BIDOGNETTI. Questi ultimi sono accusati di estorsione aggravata dai metodi mafiosi in concorso tra loro per aver imposto somme di denaro loro non dovute, ai titolari al noto Resort di Cellole (CE), MAMA Casa in Campagna, imponendo loro l’acquisto di importanti partite di vino (20.000 euro) a prezzo decisamente maggiorato rispetto a quello di mercato, avvalendosi della forza intimidatrice che il solo nome BIDOGNETTI ancora incute negli operatori commerciali dei territori controllati dalla citata organizzazione camorristica. L’attività di polizia giudiziaria è stata eseguita a Formia (LT), Casal di Principe (CE), Parete (CE) e L’Aquila. Ma cosa era successo in questi anni? Uun litigio tra i tre, avvenuto nella sala colloqui del carcere de L’Aquila, svela il potere che il capoclan detiene tutt’oggi nonostante sia in carcere dal 1993 e al 41bis da anni. Alle figlie manda gli ordini, ma le due litigano sulle mesate: Teresa vuole di più, Katia si arroga il comando che spetterebbe al fratello, Gianluca, che però sta in prigione per aver tentato di punire la madre pentita, Anna Carrino, sparando a sua sorella insieme a Giuseppe Setola. Katia in realtà è la mente economica del sodalizio criminale ma siccome sono delel donne, devo  aver bisogno degli uomini per fare le cose, così il comando del padre arrivavano a Gaetano Cerci, il re del business dei rifiuti tossici toscani interrati in Campania, ma soprattutto la «cerniera» tra i Casalesi e la P2 di Licio Gelli. Sono Katia e Teresa Bidognetti le due principali indagate dell’operazione «Restart» che ha portato appunto all’arresto di 31 persone tra Casal di Principe, Castel Volturno, Parete e Formia. Katia, la primogenita del boss, è finita in carcere mentre sua sorella è ai domiciliari perché incinta. L’operazione coordinata dalla Dda di Napoli, pool diretto da Giuseppe Borrelli, sostituti Alessandro D’Alessio e Cesare Sirignano (oggi alla Dna) ha decapitato il «nuovo» clan Bidognetti, ricostruendone nel dettaglio i business. Quattro anni di indagini (2011-2015) affidate a un team composto dagli investigatori di tutte le forze di polizia: dalla Dia di Giuseppe Linares alla Mobile di Caserta, diretta da Filippo Portoghese, ai carabinieri di Casal di Principe coordinati dal capitano Simone Calabrò fino alla Guardia di Finanza di Formia. Ha detto in conferenza il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo. “I Casalesi non sono finiti e la Dda non ha mai dato nulla per scontato: questi arresti lo dimostrano. La guardia dev’essere sempre tenuta alta”, ha sottolineato l’aggiunto Borrelli. E i risultati dell’inchiesta parlano chiaro. Il 41bis non è riuscito a «isolare» il boss che continuava a dettar legge sul «suo» Litorale, attraverso quelle figlie della cui «tendenza mafiosa» ha parlato Anna Carrino, la loro madre, ex compagna del boss, ormai pentita che ha detto di suo marito:  “Francesco lo conobbi che avevo 13 anni, era il mio principe azzurro.”Ma la loro non era una favola. Cicciotto e mezzanotte, prima di diventare un capoclan, altri non era che un magnaccia. Usciva a mezzanotte, di qui il nomignolo, per controllare le prostitute sulla Domiziana, trappola per immigrate che sognano una nuova vita in Italia e si ritrovano schiave del sesso. Anna Carrino fino al 2007 con Bidognetti ha condiviso tutto. Nel bene e nel male. Poi tra loro, sono parole della pentita, “si mise Katia”, la loro primogenita, “uguale a suo padre.” Tanto uguale e così ambiziosa da costringere il padre a ricordarle chi tra loro due è il boss. Ma adesso il boss in gonnella, che ha messo nei guai anche un candidato al Consiglio Comunale di Formia nelle elezioni del 2103, visto che esistono sue frequentazioni con questa persona, si trova in carcere e si spera che la giustizia faccia il suo corso.

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