Operazione Cetificato pazzo

“Dimmi, che ti serve?”,“Ti faccio un bel certificato aumm aumm…”. Sembra una candid camera, ma invece è tutto vero, di qualcuno che vuole fare delle cose di nascosto. E le telecamere installate dagli investigatori del Nas lo hanno documentato con chiarezza. Gli indagati non se ne sono accorti, ma sono stati sopra di loro e hanno ripreso ogni dettaglio, addirittura il taglio delle banconote che sono passate di mano per acquistare i certificati. Dall’altra parte della scrivania dello studio quasi mai siedono i pazienti, ma sempre più spesso gli “intermediari”. E per lorolo psichiatra Antonio Francesco Maria Quadrino, in servizio presso il Centro di salute mentale di Fondi, che è considerato il “perno” del sistema corruttivo per ottenere l’invalidità o il porto d’armi, è a completa disposizione, precisando che i certificati si possono preparare anche omettendo qualsiasi controllo o visita ai reali destinatari: “…Però te li faccio sulla fiducia, senza guardarli capito?” ha detto il sanitario ad un altro degli arrestati nell’operazione “Certificato pazzo” Bruno Lauretti, responsabile della federazione Arci caccia di Terracina. E all’avvocato Stefania Di Biagio: “Che cosa ti devo scrivere? Tu me lo devi dire, cioè tu mi chiedi e io opero, capito?…”. “… Se vuoi mettere un ritardo mentale, un’insufficienza, dimmi tu. Quello che serve a te”. E l’indagata risponde: “Allora, mi serve qualcosa che non intacca troppo sulla patente”. “Perfetto”. In questo caso è evidente che il certificato servirà ad ottenere l’invalidità dell’Inps, ma emerge chiaramente come la patologia certificata dal medico derivi dalle richieste del legale piuttosto che dalle reali condizioni del paziente. In questa specifica circostanza è preferibile che l’invalidità non sia totale, perché precluderebbe la possibilità di guidare che evidentemente il destinatario del beneficio vorrebbe conservare. In un altro degli episodi ricostruiti dall’accusa è stato il comandante della Polizia municipale di Monte San Biagio, Aldo Filippi, a svolgere la funzione di intermediario per conto di un paziente che ha già ricevuto una falsa attestazione ma che ha bisogno di una certificazione che aggravi il quadro. Lo ha detto lo stesso medico: “C’è già scritta una cosa che non è vera, che altro vuoi, che ci devo scrivere ancora? Il paziente ha sviluppato un grave disturbo, quello che dicevi tu… con importante chiusura sociale e relazionale, non vuoi vedere nessuno, non vuoi uscire, stai sempre sdraiato sul divano, questa qua è la depressione endogena, che tu non hai però io te l’ho messa, che altro vogliamo…”. E Filippi ha spiegato: “Ci devi cambià la terapia, ce la devi fa nu poco pesante”. Lo psichiatra e l’intermediario suggeriscono anche all’interessato cosa riferire alla visita: “sente le voci”, “vede le stelline”. Anche in questo caso, come in molti altri, vengono prescritti farmaci che l’interessato porterà alla visita della commissione dell’Inps. Nelle pagine dell’ordinanza firmata dal Gip del tribunale di Latina Giuseppe Cario, si è ricostruito anche la prescrizione di farmaciche Antonio Quadrino raccomandando  ai clienti di non assumere ma di portale alla visita della commissione per avvalorare le false diagnosi che porteranno al riconoscimento dell’invalidità. Un’altra raccomandazione è poi quella di pagare sempre il ticket, per eludere eventuali controlli. Quadrino, in più di una circostanza, si offre addirittura di pagarlo lui evitando al paziente di fare la fila. Un dato preoccupante è relativo poi ai certificati finalizzati alle scarcerazioni o alle autorizzazioni all’allontanamento per chi è sottoposto ai domiciliari. E’ il caso di Tommaso Rotunno, che deve allontanarsi dagli arresti domiciliari, o di Massimiliano Del Vecchio, già detenuto in carcere, che ha impartito direttive al sanitario su cosa debba attestare, senza nessun esame. “Dobbiamo scrivere che stai male?” chiede Quadrino. “Malissimo…”, risponde il detenuto. Arrestati dai carabinieri dei Nas di Latina, sono partiti l’11 dicembre, che  ha portato a scoprire un vasto sistema di corruzione legato alla compravendita di certificati falsi per ottenere l’invalidità dell’Inps o il porto d’armi. La prima ad essere ascoltata dal Giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, in ospedale dove si trova da ieri ricoverata dopo un malore, è stata Fausta Mancini, originaria di Itri e residente nel capoluogo pontino. La donna è considerata una degli “intermediari” tra il medico psichiatra di Fondi al centro dell’inchiesta e una serie di clienti destinatari delle false attestazioni. E’ socia di un’assicuazione con sede a Latina e, secondo il giudice, “in più occasioni ha contatto Quadrino per inviargli dei pazienti che avevano bisogno di certificazioni psichiatriche”. Assistita dall’avvocato Maurizio Faticoni l’indagata, destinataria di una misura cautelare in carcere, ha parzialmente ammesso di aver ricevuto alcune pratiche che indirizzava ad Antonio Quadrino, ma ha spiegato di non essere a conoscenza dell’iter poi seguito dalle pratiche stesse né della loro regolarità.  Nella giornata del 12 dicembre, è stata  la volta del medico Antonio Francesco Maria Quadrini, in servizio al Centro di Salute mentale di Fondi, intorno al quale ruota tutto il sistema corruttivo ricostruito dall’accusa, e di Bruno Lauretti, responsabile della federazione Arci caccia di Terracina, anche lui con un ruolo di intermediario. Gli alti destinatari della misura cautelare in carcere, detenuti a Roma, saranno ascoltati per rogatoria. Nella prossima settimana ci saranno gli interrogatori dei due uomini, Aldo Filippi e Tommaso Rotunno, finiti ai domiciliari. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, firmatario dell’ordinanza di custodia richiesta dai pm Carlo La Speranza e Giuseppe Miliano, ha ascoltato in carcere Antonio Francesco Maria Quadrini, il medico in servizio presso il Centro di Salute mentale di Fondi, intorno al quale ruota tutto il sistema corruttivo. Quadrini, assistito dagli avvocati Maria Cristina Sepe e Virginio Palazzo, ha scelto di non rispondere alle domande del gip e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Interrogatorio di garanzia in carcere anche per Bruno Lauretti, responsabile della federazione Arci Caccia di Terracina, considerato dagli investigatori un intermediario. Assistito dagli avvocati Sciscione e De Felice, Lauretti ha risposto spiegano di avere seguito le pratiche per gli associati di Federcaccia ma di non essere a conoscenza del sistema corruttivo legato al rilascio di quelle licenze.

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