Arresto

E’ stata condotta con successo dalla Guardia di Finanza nelle città di Palermo e Milano una  importante operazione antimafia, con l’emissione di 91 ordinanze di custodia cautelare, assestando un duro colpo verso i clan mafiosi dei mandamenti dell’ Arenella e dell’Acquasanta. Gli arrestati sono accusati dei reati di estorsione, associazione a delinquere di stampo mafioso, ricettazione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti, truffa e frode sportiva. Tra le attività dove gli appartenenti alle famiglie mafiose sono riusciti ad infiltrarsi anche società di commercializzazione  di cialde di caffè e anche una cooperativa operante al porto di Palermo. Nel mirino delle Fiamme Gialle, coordinati dalla Dda di Palermo guidata da Francesco Lo Voi,  sono finiti boss, gregari e anche insospettabili che hanno agito per nome e per conto dei capi mafia.  Due sono state le famiglie decimate dalla giustizia da questo maxiblitz: le famiglie mafiose dei Fontana e dei Ferrante. L’elemento di spicco risulta essere Gaetano Fontana, più volte condannato ed uscito per decorrenza dei termini nel corso dell’ultimo decennio. Con lui sono stati arrestati i fratelli Giovanni, considerato dalla magistratura un elemento pericolo per la società, con un lungo elenco di precedenti penali a suo carico, e Angelo, dal 2012 sottoposto a soggiorno obbligato a Milano. I fratelli fontana sono figli di un fedelissimo dell’ex capo dei capi Salvatore “Totò” Riina,  Stefano Fontana. In manette anche la figlia di Stefano, Rita e la moglie Angela Teresi. Tra gli insospettabili coinvolti in questa vicenda giudiziaria risulta coinvolto anche un concorrente del Grande Fratello 10, l’ex broker finanziario Daniele Santoianni. Le cosche lo hanno contattato e convinto ad assumere la carica di rappresentante legale della Mok Caffè srl, società costituita per il commercio del caffè in cialde, ma in realtà è risultata essere una attività di copertura. Santoanni si trova adesso agli arresti domiciliari presso la sua abitazione. Una inchiesta che ha disarticolato i clan coinvolti, facendo emergere un quadro di molteplici attività esercitate dagli affiliati, tra le quali il racket presso i commercianti palermitani, il traffico di droga e le scommesse clandestine nelle corse dei cavalli. C’è stata anche una pesante ingerenza negli appalti pubblici e privati, da sempre fonte di guadagno illecito sicuro per la mafia. L’operazione di polizia, che ha impiegato circa cinquecento uomini della Guardia di Finanza, con l’utilizzo di mezzi aerei e di unità cinofile,  ha interessato, oltre la Lombardia, che è la sede principale del clan Fontana, e la Sicilia, anche le regioni Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Gli inquirenti hanno stabilito, nel corso delle indagini, che i mafiosi hanno portato aventi i loro affari senza esercitare una particolare coercizione, ma come ha affermato il gip  Piergiorgio Morosini nel corso della sua relazione, “una contaminazione silente che si è insinuata nel tessuto economico dell’economia nazionale”. Il giudice, che ha evidenziato come le estorsioni nella regione siciliana sono state il punto di forza delle cosche, ha fatto osservare che con la situazione economica che si è determinata attraverso il lockdown dovuto all’emergenza sanitaria, ha aperto ancora di più le porte per una massiccia infiltrazione mafiosa, “acquisendo a poco prezzo aziende in evidente situazione di difficoltà”, e quindi ha invitato a tenere alta la guardia.

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