Nella tradizionale devozione della chiesa parrocchiale dove si venera la sacra immagine lignea di San Giovanni Battista a Formia, il giorno 14 è l’inizio ufficiale dei nove giorni di novena che vengono celebrati in onore del Precursore. Vengono intronizzate le reliquie, che sono il simbolo sacro della devozione popolare, e che richiamano l’immagine di fedeltà e di amicizia per il Signore. Dopo di che, il parroco, Don Mariano Parisella, ha voluto tenere la sua omelia incentrando il suo discorso su quello che si è vissuto in questi circa due anni, una pandemia che ha messo in discussione tutte le certezzze della vita delle persone e delle famiglie, ma che non è mai mancato l’aiuto del Signore in questo tempo di difficoltà, anche grazie all’intercessione dell’Amico dello Sposo: “Nelle pagine della Sacra Scrittura ci sono diversi momenti in cui l’Angelo del Signore è inviato ad annunciare una nascita. E ogni voltà c’è qualcosa di nuovo fino ad arrivare come un cammino che trova un apice quando l’angelo Gabriele portò l’annuncio a Maria. E poco prima dell’annuncio l’angelo Grabriele porta a Maria la nascita di Gesù c’è l’annuncio della nascita di Giovanni Battista. E nelle parole di annuncio vengono sempre descritte le caratteristiche di colui che nascerà, cioè viene già narrata la vocazione di colui che nascerà. Di Gesù si dirà che è il Figlio di Dio, l’Altissimo, e li si rivela la vocazione, si rivela la sua essenza: chi è Lui. Di Giovanni Battista si rivela la vocazione di essere colui che camminerà davanti, a preparare, colui che preparerà l’incontro con la venuta del Messia, l’incontro con Dio. E nel dire questo l’angelo concluderà “preparare un popolo ben disposto”, Che cosa significa un popolo ben disposto? Dobbiamo allora, poi, pensare a tutta la predicazione di Giovanni Battista, a tutto quello che nei Vangeli ci è detto di Giovanni Battista, che lui dice di se stesso che la gente dice di lui e soprattutto che Gesù dice di Giovanni Battista, per arrivare a capire come lui prepara un popolo ben disposto. Ma oggi vogliamo essere noi quel popolo ben disposto, noi che amiamo e condividiamo la venerazione per Giovanni Battista, noi che festeggiamo e celebriamo, esultiamo della nascita di Giovanni Battista, noi che lo riconosciamo come nostro patrono, cioè colui che il Signore ci ha posto accanto, vicino per proteggerci e contuìinuare ad indicarci la strada dell’incontro con il Signore, essere un popolo ben disposto. Dalle parole che l’Angelo dice a Zaccaria si comprende che si vive un tempo, parliamo di quel tempo particolarmente bisognoso di salvezza, se anche i padri li avessero ricondotti verso i figli, vuol dire che c’è una lacerazione nel tessuto della vita sociale. E d’altra parte sappiamo, dalle parole dei profeti, ma anche da testimonianze storiche, come era un tempo d’attesa. I Vangeli stessi ci introducono a Giovanni Battista quando inizia a battezzare nel Giordano con queste parole: siccome in quei giorni il popolo era in attesa, va da Giovanni Battista. Allora un popolo ben disposto è un popolo che sa essere in attesa, è un popolo che non si ritiene sazio, è un popolo che non ritiene, ecco, basta così, siamo arrivati. In verità la storia ci dà la testimonianza di grandi civiltà, di grandi popoli che nel momento in cui hanno pensato di essere ormai sazi, poi sono scomparsi dalla scena della storia. Sempre vigilanti, sempre in attesa. Poi, dicevamo, che il tempo di Gesù, tempo di cui è annunciato anche la nascita del Battista, è un tempo particolarmente critico e c’è questa attesa. Allora ricordiamo che forse è vero, l’attesa si genera di più nei nostri cuori quando viviamo un tempo di crisi. E allora, ecco non celebriamo San Giovanni solo per celebrarlo. Pensiamo la sua parola oggi nella nostra esistenza e nella nostra vita, e pensiamo che veramente noi oggi siamo un popolo in attesa, e siamo un popolo in attesa di un mondo che cambia, qualcosa di nuovo, un popolo che ha attraversato la terribile esperienza, che sta attraversando la terribile esperienza della pandemia, e adesso cominciamo a vedere, almeno per noi qui in Occidente, cominciamo a vedere delle luci di serenità. Ma ci siamo accorti, durante il tempo pandemico, ci siamo accorti della nostra fragilità, ci siamo accorti che basta poco perché l’esistenza, la vita ci sfugge di mano. Abbiamo compreso quando d’uno, gli atteggiamenti di ciascuno diventano responsabili della vita, della salute dell’altro. Abbiamo capito, citando sempre papa Francesco, di stare in quella stessa barca. Un popolo in attesa è un popolo che sicuramente desidera camminare su strade nuove e quelle strade nuove somno le strade della solidarietà, sono le strade della condivisione, spono le strade in cui saremo capaci di sostenerci l’un l’altro. Non possiamo essere indifferenti, il papa c’è lo ha detto tante volte, aedesso ce lo sta facendo capire di più proprio la vita, proprio i giorni che attraversiamo. Un popolo in attesa può realizzare qualcosa di nuovo e si possono realizzare tante cose nuove. Noi sentiamo, ecco, il cammino della scienza, superarsi, ci sono state tante conquiste, e anche la cura di questo virus è stata una grande conquista di un tempo veramente di poco ma anche perché c’è stato un massiccio impegno di tutti. C’è una rinascita economica da vivere, ricordate i primi tempi la fatica dei nostri stiati europei a capirsi e a capire che bisognava lavorare insieme se si voleva uscire da tutto questo. Oggi le intenzioni sono queste, allora anche un modo diverso di pensare il rapporto tra i popoli, tra le persone. E noi chiesa, e noi che siamo da sempre chiamati a essere un popolo ben disposto, noi che siamo da sempre chiamati a guardare avanti, a guardare con fiducia il futuro e a non attenderlo così per magia, ma a operare nel futuro, cioè ad agire, a comportarci in modo tale che la vita, la storia continui. Ecco, in questo momento, ci siamo un popolo in attesa dobbiamo veramente cercare ora di accogliere in pienezza la parola del Signore e desiderare fino in fondo di vivere l’esistenza e la vita orientata dalla Parola di Dio. E’ lei che poi ci salva in tutto: la scienza, l’economia, la politica, se ci riescono possono salvare una parte di noi; ma ciò che può salvare il nostro spirito di pienezza sarà solo un cammino di fede. E allora quello che vogliamo chiedere a Giovanni Battista: tu mandato a preparare un popolo ben disposto, oggi indichi a noi la via perché possiamo essere questo popolo ben disposto. Oggi ci indichi la via della solidarietà, la vita della condivisione. Oggi ci inviti a comprendere il mistero stesso dell’esistenza della vita che con poco può essere distrutta. Oggi ci inviti a comprendere che il sapore e la vita dell’esistenza va oltre i nostri giorni, è sempre proiettato al futuro fino a giungere all’eternità. Oggi ci inviti a comprendere che noi possiamo costruire una vita giusta, una vita fatta di pace, una vita fatta di fraternità se come te lasciamo che il nostro io diminuisca e ci sia lui il Signore nella nostra esistenza, nella nostra vita, che porterà a noi ad avere lo stesso pensiero di Cristo, la stessa mentalità del Signore Gesù. E ci porterà ad avere gli stessi gesti che il Signore ha compiuto, quei gesti di fraternità, di accoglienza, di perdono, di fiducia nel Padre, di colui che ha saputo dare la vita per i propri amici. Cominciò Giovanni ad avere dato la vita per Lui, allora prendiamo questa nostra celebrazione, prendiamo questa nostra novena e il giorno di san Giovanni giorni di speranza, giorni di speranza con cui il nostro cuore rinasce, sapendo di poter confidare nella protezione di così grandi amici, quali sono i santi. E questa speranza cercheremo di trasmetterla alla nostra comunità, alla nostra città, alle nostre famiglie, con fiducia guiardiamo avanti. Giovanni Battista ci precede.” Dopo di che la funzione è continuata con la celebrazione eucaritsica e con l’installazione del tradizionale gonfalone alla fine della Santa Messa.

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