Omelia di Don Carlo Lembo nella Solennità del Corpus Domini del 23 giugno 2019

Il Corpo e il Sangue di Cristo, una solennità dove la salvezza viene proposta ai cristiani attraverso le specie del pane e del vino, come mette in evidenza nella sua omelia Don Carlo Lembo nella concelebrazione svoltasi nella chiesa parrocchiale di sant’Erasmo: ” Il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci così come narrato da Luca, inizia con una considerazione  di consenso davanti ai suoi discepoli, i quali si rendono conto della difficoltà che di lì a qualche istante si verrà a manifestare. C’era tanta folla, Luca ci dice che erano circa 5 mila uomini, quindi un numero piuttosto significativo, che erano andati lì per ascoltare e per lasciarsi guarire da Gesù chissà da quanto lontano, e alla fine della giornata, queste persone, questa marea di persone doveva in qualche maniera mangiare qualcosa e trovare alloggio. Ma la situazione non è favorevole, sono in una zona di deserto. E allora i Dodici, che sono uomini pieni di buon senso, dicono a Gesù:  congedali, in modo che possa ognuno di loro  trovare, dove andare e cosa mangiare.  Si tratta sicuramente di una proposta piena di buon senso, penso che tutti noi avremmo detto la stessa cosa a Gesù, come possiamo infatti pensare di riuscire a dare alloggio  e cibo a 5mila persone. E’ un numero troppo alto, se solo mettessimo  insieme tutti i panettieri di Formia per trovare un pezzo di pane per ciascuno, la pagnotta di pane di ciascuno, ce ne vorrebbero almeno 5 mila, e sicuramente è un numero elevato. Allora il loro pensiero è giusto, penso che tutti noi l’avremmo condiviso, ha tutte le ragioni del mondo questo pensiero tranne una però: l’unica ragione contro a questo pensiero è la ragione del Vangelo. Perché questo pensiero che si traveste di buon senso è quello che tante volte ci spinge a pensare che in fondo non sia un nostro problema, noi dobbiamo pensare a noi, agli altri pensino gli altri, mica possiamo pensare a tutti noi, e si tratta di un pensiero che serpeggia, forse anche tra di noi è condiviso, un pensiero che  sentiamo ripetere spesso, mica possiamo pensare a tutti, è il pensiero dei discepoli, non possiamo pensare a tutti, ognuno provveda per se. E’ un pensiero pieno di egoismo, sebbene travestito dal buonsenso, un pensiero che ci spinge a guardare gli altri come un problema, perché noi impariamo a guardare gli altri che invocando la  dimensione di Dio. Ma Gesù che è scaltro, dice ai discepoli  di pensare loro  di dare a mangiare, e questo  scatena la reazione più sgomenta  di quegli uomini. Come possiamo? Noi abbiamo cinque pani e due pesci, abbiamo poco poco, come possiamo fare che tutte queste poche risorse bastino per tutti? Sembra una pagina di Vangelo scritta per il 2019, per tante  situazioni che vediamo in questo contesto, chissà quante volte magari questa pagina di Vangelo fin dall’inizio è stata pensata ad esempio, per la situazione dei migranti. Ma noi abbiamo poco, come possiamo, dobbiamo pensare prima a noi, mica possiamo pensare a tutti. Ebbene Gesù, però, a un certo punto spezza questo ragionamento perverso, pieno di buon senso, ma perverso,  perché non ha dalla sua parte la ragione del Vangelo. Gesù li fa  radunare a gruppi di 50, alza gli occhi al cielo, pronuncia la benedizione, e inizia a spezzare il poco, alza gli occhi al cielo e inizia a guardare  la folla non come un problema, ma inizia a guardare il Padre affinché lui permetta a  Gesù di dare da mangiare, per dare risposta a tutta quella gente, pronuncia la benedizione, la benedizione di Dio sulla loro vita,  la benedizione come dono che Dio fa al credente  che lo invoca e poi fa un’altra operazione, la terza operazione spezza il poco che diventa sovrabbondante per tutti. Per esperienza nostra pur avendo poche risorse, poco tempo, poca disponibilità, riusciamo a rispondere in maniera  sovrabbondante. Sfido chiunque di voi a pensare come questo non sia avvenuto almeno una volta nella vita di ciascuno di noi. Tante volte diciamo: noi non c’è  la possiamo fare, eppure con la benedizione di Dio, alzando gli occhi al cielo e imparando a spezzare anche il pochissimo diventa sovrabbondante. Perchè è Dio che agisce non agiamo noi da soli. Allora questo brano di Vangelo che commenta l’Eucarestia, perché la pagina di una moltiplicazione dei pani é il richiamo al dono dell’Eucarestia, ci racconta cosa voglia dire vivere una vita eucaristica. Una vita eucaristica  è una vita di chi si alza gli occhi al cielo, quando gli altri che indicano il problema rappresentato dalla folla, Gesù alza gli occhi al cielo chiede che cosa? La benedizione del pane perché da credente,  perché Gesù è credente e sa che quella benedizione, entrando nella storia, permetterà al nostro popolo di diventare sovrabbondante,  una benedizione che nella nostra vita permette a ciascuno di noi  di essere sovrabbondante negli altri, quella benedizione entrando nella nostra vita e nella storia ci permette di allargare il cuore perchè nessuno si senta escluso coloro che possono accedere a quel poco perché ognuno è segno dell’amore di Dio che accompagna la nostra vita.   E allora cogliendo l’Eucarestia vogliamo chiedere al Signore di allargare il nostro cuore, di sollevare il nostro sguardo, di non farci guardare dove alcuni  ci indicano di guardare, ma di guardare sempre a Dio e al Vangelo, di fare nostra questa parola  che ci chiede di spezzarci, che ci chiede di condividere, che ci chiede di aprire e non di chiudere, di allargare e non di stringere. Che il Signore Gesù donandosi a noi, mettendosi  nelle nostre mani ed entrando nella nostra vita, ci aiuti ad avere questo sguardo  credente sulla storia, che non è piena di problemi, é sempre spazio di opportunità, la folla che per i discepoli sono un problema, la folla per Gesù è lo spazio per  la benedizione di Dio. Che il Signore ci aiuti ad avere questo sguardo ed avere questo cuore.”

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