Nuovo sequestro per il tunnel del negozio Sport 85 di Latina

Sequestro Sport 85

C’è stato un nuovosequestro per il tunnel di collegamento tra i due fabbricati originali del negozio Sport 85 a Borgo Piave. I sigilli sono stati apposti nella mattinata del  9 luglio dai Carabinieri del Nipaaf  che hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo dell’area di circa 985 metri quadrati emesso dal gip Giorgia Castriota su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano.  Il sequestro, precisano dal Nippaf, non interessa i fabbricati dove si svolge l’attività commerciale, ma solo il tunnel di collegamento.  Il tunnel era stato realizzatoin parte con una Dia del 15 ottobre 2010 e poi con una variante del 17 dicembre dello stesso anno, con la quale veniva autorizzata, si legge in una nota del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale, “una tettoia in ferro di 480 metri quadrati che consentiva il collegamento interno tra i due fabbricati preesistenti con destinazione commerciale (legittimata da precedenti concessioni in sanatoria)”. Nel settembre del 2014 era stato rilasciato un permesso a costruire per l’ulteriore ampliamento della tettoia, vale a dire la realizzazione ex novo di altre due porzioni di tettoia per complessivi 415 metri quadrati, coinvolgendo un’area a destinazione produttiva.  “Nell’area interessata dagli interventi edilizi è ammessa esclusivamente la costrizione di edifici ed impianti al servizio della piccola industria ed artigianato”.  La contestazione alla realizzazione degli interventi di natura commerciale su un’area produttiva non era stata condivisa né dal Tribunale del Riesame né dalla Suprema corte di Cassazione portando alla revoca del primo sequestro avvenuto bel marzo 2018 in quanto, come ha  spiegato il Nipaaf, “veniva reputato che il sito avesse ormai acquisito una destinazione commerciale per effetto di precedenti titoli a sanatoria rilasciati in conformità della legge regionale 33/99)”.  La nuova contestazione che ha portato al sequestro bis dell’area, dunque, fa riferimento “all’aumento di volumetria (mc 3.360) realizzata mediante la chiusura di tutte le parti di tettoia tramite vetrate e pannelli in plastica, in evidente difformità ai titoli rilasciati che invece autorizzavano solo aumenti di superficie”. I legali dei proprietari hanno fatto sapere che presenteranno un nuovo ricorso al Tribunale del Riesame.

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